La Buona Scuola: Veneto, Lazio e Puglia dicono NO alla riforma

di Lucrezia Di Dio
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Veneto, Lazio e Puglia dicono no alla Buona Scuola spaccando il fronte della Conferenza sul disegno di legge.

Veneto, Lazio e Puglia dicono no alla Buona Scuola spaccando il fronte della Conferenza sul disegno di legge.

In allegato al testo del documento è possibile infatti trovare le note delle regioni, una unificata dei due assessori regionali all’Istruzione di Lazio e Puglia, Massimiliano Smeriglio e Alba Sasso, e una seconda nota dell’Assessore regionale all’istruzione del Veneto Elena Danazzan. Quest’ultima scrive nella nota “Il Veneto condivide e sostiene gli emendamenti proposti dalla Lombardia, in quanto finalizzati a correggere almeno parzialmente una riforma che non sembra  considerare minimamente l’esistenza e il ruolo della formazione professionale e delle scuole paritarie”. L’assessore lamenta la mancanza di qualsiasi rinvio esplicito al sistema regionale di istruzione e formazione professionale, sistemi che in Veneto anno contribuito ad innalzare la qualità delle scuole e dell’Istruzione, fatto dimostrato dai livelli molto basi di dispersione scolastica regionali che sono in linea con gli obbiettivi europei.




Il No del Veneto i amplia anche alla distribuzione territoriale degli organici e alla previsione di nomine triennali di docenti che tendono a stravolgere l’attale assetto. Secondo l’assessore Danazzan è necessario, prima, trovare una soluzione che consenta la stabilizzazione dei precari.

Lo stesso motivo spinge gli assessori di Lazio e Puglia a chiedere con forza lo stralcio del disegno di legge che parla dell’assunzione dei precari per consentire una loro stabilizzazione fin dal prossimo anno. Gli assessori, però chiedono anche una maggiore chiarezza sulla platea degli aventi diritto alle assunzioni. Gli assessori di Puglia e Lazio sono contrari anche ai poteri che si vorrebbero assegnare al dirigente scolastico poiché la cuola ha bisogno di collegialità e di una distribuzione equa di responsabilità e pesi.

La chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti metterebbe a rischio, innanzitutto la libertà di insegnamento proprio per questo non è condivisa dagli assessori questa proposta.

Il documento varato  dalla Conferenza delle regioni mette in evidenza, pur accettando il ddl elementi molto simili  a quelli evidenziati dagli assessori di Lazio, Puglia e Veneto sottolineando l’importanza di collegare il territorio alla scuola evitando una programmazione scolastica che non sia strettamente collegata al contesto sociale ed economico del territorio.

Dalla Conferenza delle regioni si propone un emendamento all’articolo 21, quello relativo alla deleghe, chiedendo un’apertura di un tavolo di discussione per stendere dei decreti delegati volti alla revisione dei percorsi, ad un rafforzamento dell’autonomia  e alla semplificazione del sistema formativo degli Its.

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