La Buona Scuola promette la fine del precariato, io ne vedo solo l’inizio, anzi il proseguimento. Lettera

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Questo per molti di voi sarà solo uno sfogo e probabilmente lo è, ma è anche il mio addio, alla speranza di vincere questo concorso.

Questo per molti di voi sarà solo uno sfogo e probabilmente lo è, ma è anche il mio addio, alla speranza di vincere questo concorso.
Sono abilitata dal '99 e vinsi il concorso con un ottimo punteggio, a Catania, dove andai ben tre volte, spostandomi da Palermo e per il quale spesi in viaggio, vitto e alloggio.
Ero giovane, con talento artistico e questo mi spinse a non aspettare che mi chiamassero per una supplenza, dato che nelle graduatorie ero trecentesima. I miei contatti professionali mi portarono a cercare fortuna in Germania, dove attualmente vivo.
Dalle graduatorie venni poi depennata ma in 15 anni sono cresciuta professionalmente, abbracciando nuove sfaccettature della mia professione sia come artista che come insegnante. Ho perfino iniziato una laurea abilitante in italiano come lingua straniera. E poi un anno fa sentii dire che sarebbe dovuto uscire il bando per gli abilitati in Italia. Cadeva a fagiolo visto che prevedevo un rientro in Italia. Ma il mio entusiasmo scemava sempre più, mano a mano che il tempo passava e le irregolarità, quanto le assurdità, si andavamo sommando alla pazienza di aspettare la pubblicazione del bando, di continuo slittato.
Nel momento in cui vidi il programma, capì che non ce l'avrei mai fatta a studiare tutto. Solo per le avvertenze generali si sarebbe dovuto frequentare un corso specialistico. E un altro per rinfrescare la disciplina, che nel mio caso sono due. È frustrante, dopo aver superato brillantemente un concorso tanti anni fa e aver trascorso 15 anni all'estero a fare solo formazione e pratica, dover leggere e studiare, concetti, metodologie, ecc. che non si conoscono, a meno che non si sia frequentato e superato il tfa o il pas. Perché, parliamoci chiaro, noi del concorso del ’99 tutte queste metodologie, all’epoca non le abbiamo studiate e a noi erano e rimangono sconosciute. Quando nei media si parla del concorso, I riflettori vengono accessi sempre su chi ha fatto il tfa o il pas e di noi non interessa a nessuno. Nemmeno esistiamo.
Frustrante è anche il fatto che i nostri politici abbiano indetto un concorso per solo abilitati, senza pensare che tutti i candidati avevano provenienze diverse: concorsi vari, tfa, pas. E di conseguenza con formazione diversa. Specialmente se si considera che ci sono candidati che hanno già insegnato in una scuola italiana e altri, come me, che in una scuola non hanno mai insegnato. Quindi molte cose rimangono semplice teoria, senza risconto pratico. 
È frustrante anche che il nostro Presidente del Consiglio si riempa la bocca in ogni occasione per sottolineare che bisogna far ritornare i cervelli in fuga e io che sono uno di loro, non ho la possibilità, facendo comunque ritorno, di inserirmi in un contesto professionale, in cui ho creduto e in cui ho investito tutti questi anni, fino ad ora.
Anche vincendo, ai miei colleghi, aspetta un continuo precariato, ovvero l'esatto contrario di ciò che ci vogliono far credere. Infatti essendo il concorso a livello regionale, dopo i primi tre anni, bisogna sperare che un dirigente scolastico chiami e chissà dove poi, per poi cambiare continuamente sede e luogo. E già, perchè era quello che noi insegnanti volevamo: una vita da nomade. Ed il bello è che la legge 107 invita ad un maggiore coinvolgimento del territorio contestualmente parlando a ciò che si trova nel luogo di residenza scolastica. E come fa un insegnante, catapultato a 300 km, per esempio, a conoscere in breve tempo quali sono le istituzioni da coinvolgere nelle attività scolastiche?
La Buona Scuola promette la fine del precariato, io ne vedo solo l'inizio, anzi il proseguimento, solo a condizione peggiori di come molti colleghi hanno lavorato e vissuto.
Sono andata via dall'Italia, stufa che non fosse un paese meritocratico e stufa di una politica fatta da un uomo, che all'epoca era la barzelletta in tutto il mondo, del nostro essere italiani. Torno nonostante la politica non sia cambiata, sebbene siano cambiati i volti, perché l'Italia rimane casa mia ed è lì che voglio vivere. Ma il governo non siamo noi, perché se lo fossimo, non avremmo di certo bandito questo concorso assurdo e pieno di irregolarità. Se il governo fossimo davvero noi, allora vorrei che anche i nostri deputati vengano valutati con una valutazione interna ed esterna, come la si fa a scuola. Altro che elezioni! Concludo dicendo che è davvero un peccato che, un Paese come il nostro, invidiato  per il patrimonio artistico-culturale, invece di continuare a investire nella cultura, la distrugge.
La cultura inizia a scuola e invece si sta facendo in modo che non ci sia più cultura nel nostro Paese e non ci si più scuola, ma solo uno sfacelo continuo, perpetrato da gente che cultura, appunto, non ne ha.
Auguro a tutti i miei colleghi di superare brillantemente tutte le prove e che i sacrifici fatti a studiare, nonostante la famiglia e il lavoro, vengano ripagati.

Un‘insegnante delusa

Mimma Pinsino

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