Buona scuola, il problema è il peggioramento dell’organizzazione e dei rapporti docenti-DS. Lettera

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La scuola è stata protagonista di queste giornate e di tutte le cronache delle vicende della politica di queste settimane. Correggo, non la scuola ma la parola” scuola”, citata – correttamente – come esempio di una rottura fra il Partito di maggioranza ed una parte consistente del suo elettorato.

Sbagliando in parte analisi, visto che l’elemento della rottura appariva essere la “transumanza” di insegnanti dal sud al nord. La transumanza, forse, poteva essere gestita meglio, con meno errori, errori che a volte sono apparsi anche come ingiustizie e sprechi. Ma doveva esserci necessariamente, visto che gli alunni crescono di numero  al nord e calano al sud.

Casomai, si dovrebbe valutare come la riforma ha peggiorato elementi apparentemente di organizzazione e nei fatti di contenuto, come la valutazione degli insegnanti, e la gerarchia fra i presidi ed insegnanti e fra insegnanti fra loro.

E non ha cambiato quello che era da cambiare, come i tagli alla scuola pubblica, rimasti uguali ed anzi aumentati (mentre si salvano le banche con quantità stratosferiche di soldi pubblici).

Trenta per cento sono gli “analfabeti funzionali”, siamo i primi con il Messico fra le nazioni progredite. Analfabeta funzionale è chi non sa capire il libretto di istruzioni di un elettrodomestico, o superare un lessico di 800 parole. Noi nelle scuole non vediamo una quota così elevata.

E’ dopo la scuola che si crea il gap. Una società che non cura la cultura, la lettura, l’istruzione lungo tutta la vita è una società che spreca i propri talenti. E questi talenti sono la vera ricchezza, della vecchia Europa in particolare. Un’ Europa che sarà nel tempo sempre meno manufatturiera e sempre più fonte di progetti, logistica, organizzazione,  invenzioni, design, distribuzione e trasporti. E inoltre la scuola avrà il compito di mettere a contatto etnie, tradizioni, costumi, religioni, diventando il vero fattore di creazione di un’identità cosmopolita ed aperta: costruire ponti di civiltà, abbattere muri di diffidenza, evitare che le incomprensioni diventino fattori di divisione e di lontananza. Alla fine dare un’opportunità ad ognuno e risparmiare interventi costosi e poco efficaci sul disagio giovanile, le tossicodipendenze, l’alcolismo, le ludopatie.

Lorenzo Picunio

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