La buona scuola, il grande ossimoro. Lettera

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Giusto per chiarirci subito: sono uno di quegli insegnanti meridionali che dopo anni di precariato sarà costretto a fare le valigie.

Giusto per chiarirci subito: sono uno di quegli insegnanti meridionali che dopo anni di precariato sarà costretto a fare le valigie. La mia destinazione non è poi così a Nord. Roma Nord, Fiano Romano, Capena, Monte Rotondo. Confesso che ho avuto bisogno di una mappa per localizzare il mio “ambito” di destinazione.

Forse può essere utile imbarcarsi sulla mia vita degli ultimi 10 anni per avere un’idea di ciò che la “buona scuola” realmente sia.

Sarò breve, vuoi perché non mi piace guardare indietro e piangermi addosso, vuoi perché la mia è una storia nel mare di decine di migliaia di storie simili.

Abilitazione in Puglia nel 2009 in materie letterarie e sostegno. Prima destinazione Torino. All’epoca avevo meno di 30 anni e la cosa mi intrigava. Nuova città, nuova vita.  Sarà l’entusiasmo per il nuovo lavoro, sarà l’aria del Piemonte… nel 2010 nasce Alice, la mia prima figlia.

Una prima riforma scellerata targata “Gelmini” mi consiglia di lasciare il “posto fisso” per tornare dove vorrei veder crescere Alice: a Lecce.

Qui arrivo a collezionare oltre 20 supplenze all’anno. Ma in fondo, sono a casa, posso entrare in classe ad Otranto e fare un tuffo nel mare di Santa Cesarea durante la ricreazione. Una mattina sono a Nardò, un’altra a Galatina. Mi lamento, ovvio, ma Alice e la mia compagna son felici.

Intanto il punteggio cresce e incomincio a prendere supplenze sempre più lunghe. Finchè, in provincia di Brindisi trovo una “stabilità” apparente. Supplenze annuali ed estati “disoccupate” ma… chissenefrega!

Poi arriva il bischero toscano e son felice. Penso: non sarà così male, la “buona scuola”, finalmente!

C’ho creduto. E di questo mi dolgo. Ho pensato che i tanti “gufi” fossero troppo catastrofisti. Non avevo immaginato che i gufi sarebbero stati impallinati.

Dunque prima fase di mobilità nazionale: Torino, di nuovo.

Come in un perfido Gioco dell’Oca: ritorna al via e stai fermo un turno.

Nel frattempo è nata Caterina. La gravidanza ha lasciato danni importanti sul cuore della mia compagna e sono costretto a dividere l’anno tra la scuola e l’ospedale Niguarda di Milano.

L’anno di prova lo svolgo tra Brindisi e Lecce.

E siamo ad oggi.

L’ultima mail del ministero mi comunica che dal primo settembre la mia scuola si troverà a Roma Nord. Tra Rignano Flaminio e Capena. Si prega di non rispondere alla mail, questo messaggio è generato automaticamente.

Non racconterò oltre.

Chiunque ha un po’ di buon senso potrà immaginare i risvolti di una vita fatta di continui traslochi e bambini piccoli che si chiedono dove lavorerà il prossimo anno papà.

Chiedo, però, a quanti leggeranno queste mie parole un ulteriore sforzo di immaginazione:

provate a prendere questa mia piccola storia e moltiplicatela per decine di migliaia di persone e avrete un’idea della portata di questa riforma.

E non vi soffermate sulle famiglie smembrate, sulle aspettative di vita disattese e tradite, sui disagi pratici di un esodo di tali dimensioni, andate oltre. Portate l’immaginazione dentro le classi dove prenderanno posto i vostri figli a settembre.

Immaginate come sarà la scuola svuotata degli insegnati che per anni hanno contribuito a  farla sopravvivere.

Perché mentre i geni istruiti del grande Ministero si inventavano mille modi per impedire il regolare svolgersi dell’anno scolastico, in classe, a fare le supplenze a gratis, ci andavano quelli che oggi fanno le valigie!

Molti colleghi oggi piangono. E non ci saranno ragioni e grafici faraonici a consolarli. Piangono perché sanno che saranno costretti a licenziarsi.

Se dovessi prendere servizio, realmente, a Roma dovrei prima passare dalla Banca per chiedere un mutuo. Pagare di tasca propria per lavorare! Ecco l’aberrazione massima di questa riforma che, è bene chiarirlo, è un‘operazione di svuotamento e alleggerimento delle casse dello stato.

In Grecia hanno avuto la dignità di licenziarli i dipendenti pubblici, in Italia si fa così: prima ti stabilizzo (???) poi ti costringo a licenziarti.

E’ l’ossimoro che diventa norma.

Stabilizzazione vuol dire precarizzazione permanente. Chiamata diretta vuol dire aziendalizzazione. Merito vuol dire premio di consolazione. Bonus significa elemosina. Mobilità significa esodo.

La buona scuola è l’ossimoro di questa nostra pazza società.

E’ l’eterno ricatto, che qui a sud conosciamo bene, del lavoro in cambio di qualcosa.

Perché qui a Sud se lavori non è mai merito tuo, devi sempre ringraziare qualcuno.

Perché a noi meridionali ci hanno cresciuto così: o accetti il ricatto, o lotti e ti prendi ciò che ti spetta.

L’abbiamo fatto con la terra, lo faremo per la nostra scuola, i nostri figli, il nostro paese.

A cominciare dalla prossima tornata elettorale, ad ottobre…

Come disse il grande Trosi: “… mo’ me lo segno!” 

Alessandro Santoro

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