La Buona Scuola. Dibattito a Mira: deputati, associazioni, insegnanti, cittadini a confronto

WhatsApp
Telegram

Emanuele Cozzolino, Cittadino Elett o alla Camera dei Deputati per il Mo V imento 5 Stelle – Auditorium pieno sabato sera nella biblioteca comunale di Oriago (Mira – Venezia) all'incontro voluto  dall'assessorato alle politiche educative del comune di Mira. 

Emanuele Cozzolino, Cittadino Elett o alla Camera dei Deputati per il Mo V imento 5 Stelle – Auditorium pieno sabato sera nella biblioteca comunale di Oriago (Mira – Venezia) all'incontro voluto  dall'assessorato alle politiche educative del comune di Mira. 

Molto pubblico ma anche molti relatori. Ad aprire il confronto, moderato dal giornalista Mario Ongaro di Asterisco Informazione, l' assessora di Mira Orietta Vanin “porto il punto di vista dell'amministratore, i tagli hanno prodotto difficoltà di gestione del quotidiano, stiamo vivendo un momento difficile. Staremo sempre a fianco di tutto il personale della scuola che a fine 2013 ha firmato dei contratti di lavoro che tolgono diritti e dignità. Alle amministrazioni viene chiesto tanto, e Mira ha mantenuto una tradizione e un impegno finanziando i cosiddetti pof ma non solo, quando si può sosteniamo gli interventi per l'innovazione tecnologica e molto altro. Non abbiamo aumentato nessun costo perché i bambini hanno il diritto di accedere allo studio, un diritto sacrosanto che appartiene a tutti. Stasera stiamo per parlare di scuola nella maniera più corretta e mi auguro nella maniera più sincera da parte di tutti dove ognuno si prende la sua responsabilità e racconta e rendiconta ai cittadini quello che ha fatto o non ha fatto. Sono d'accordo di concentrare progetti e sovvenzioni su quello che è l'anello più fragile ma anche il più ricco di possibilità, i nostri adolescenti, perché lì noi possiamo educare, affinché diventino cittadini meravigliosi. L'8 luglio, quando a Mira si è scatenato il tornado che ha portato tanta distruzione, i nostri ragazzi sono stati i primi ad arrivare con le loro biciclette, ed hanno lavorato con tutti, con dedizione ed impegno e ne dobbiamo quindi essere orgogliosi e perciò mettere in campo tutte le azioni possibili per aiutarli, ne abbiamo la responsabilità. E Mira intende fare la sua parte”.

“Questo è il governo degli slogan come lo è la “buona scuola” – sostiene il deputato del M5S Emanuele Cozzolino di commissione affari costituzionali –  Dietro a queste riforme c'è la volontà di voler rendere sempre meno partecipe il cittadino alle scelte che lo riguardano. Hanno creato un senato dove parcheggeranno i consiglieri regionali e i sindaci che godranno pure dell'immunità.  Quel che faceva prima il centro destra ora lo sta facendo il centro sinistra”.

“Molto ci sarebbe da dire sul sistema di comunicazione di questo paese: si chiama buona scuola a prescindere da come è venuta – secondo il deputato del gruppo misto Giuseppe Civati –  Questa riforma trasforma i cittadini da sovrani, come previsto dall'articolo 1 della costituzione, a sudditi e lo fa con una serie di mosse che sono collegate con tutte le altre riforme. Perché anche in questa riforma c'è il jobs act (i tre anni con la conferma) anche in questa riforma c'è un solo uomo al comando (che è il dirigente scolastico) anche in questa riforma c'è un tradimento delle promesse elettorali.  Mi sono presentato nel 2013 con un programma che sulla scuola diceva “ il preside non può decidere da solo perché l'autonomia si fonda sulla collegialità ”. E bisogna ricordare a chi dice “ sono 30 anni che non si fanno le riforme ” non è vero perché queste riforme, molto simili, le ha fatte Berlusconi: sulla scuola e sulle riforme costituzionali.

La mia più grande preoccupazione è il fatto che questa riforma ammetta le disuguaglianze, c'è il tentativo di far diventare delle scuole migliori di altre e di farlo per censo con una serie di trucchi.  Nella “buona scuola” ci ritroviamo un dirigente e un professore “blasonati”, e il tentativo di superare quello che ai convegni dei pedagogisti si chiama mixité sociale e cioè che poveri, ricchi, stranieri, italiani si debbano incontrare in uno spazio pubblico. Su questo dobbiamo riflettere molto. Lo spazio deve essere pubblico, laico, indipendente, autonomo. Un insegnante deve poter insegnare senza paura di perdere il posto perché inviso a all'assessore o al preside. Deve solamente saper fare le cose che gli vengono chieste dai programmi. Si è trasformato un disegno di legge in un decreto, non si è potuto discutere, è stata messa la fiducia al Senato, da noi alla Camera è stata una “cosa da stadio” perché ormai è sempre così, non si riesce mai a trasformare le cose né in parlamento né in commissione né in aula e questo è il risultato”.

Per Carlo Salmaso del Comitato Lip Scuola sono molte le cose di questa legge che non vanno bene. “La normativa sulla sicurezza prevedrebbe non più di 25 alunni per classe, grazie al regalo che ci aveva fatto il governo Berlusconi con ministra Gelmini sono stati alzati tutti i parametri di alunni per classe e si è arrivati ad oltre 30 alunni.  Ad un onorevole ho chiesto recentemente in un confronto televisivo se era possibile tornare indietro, per garantire un diritto allo studio migliore e una sicurezza migliore. La risposta è stata “ non torneremo indietro perché vi daremo l'organico potenziato ”.

Il testo della legge è fatto di un articolo ma di 212 commi e 435 sotto commi. Per cui se uno cerca questo fantomatico organico potenziato deve far così: tirar fuori i commi 5, 6, 7, 64, 84, 85, 95, e cercare di metterli insieme. Anche per chi ha un minimo di conoscenza di queste cose ritrovare il filo e collegare non è semplice. Questo organico potenziato dovrebbe constare in 55 mila insegnanti

Le scuole in Italia sono poco più di 43 mila, diciamo che ad ogni scuola spetta un insegnante virgola qualcosa a testa. E già qui ho delle grosse perplessità che si possa fare una operazione del genere. Chi fa pubblicità “pro” dice che gli insegnanti sono 7/8 ed è giusto, se si divide per numero di istituti comprensivi, che comprendono più scuole.  Ma se divido per singole scuole avrò circa 1 insegnante in più. 

15 giorni fa è uscita una nota del Ministero che spiegava come le scuole devono chiedere questo organico e diceva che ogni istituzione scolastica riceverà 3 persone di norma. Quindi da sette sono diventate tre. Ma c'è un altro problema di fondo: le immissioni di insegnanti saranno effettuate prendendoli solo da alcune graduatorie, escludendo per esempio insegnanti di matematica e informatica. E questo significherà inevitabilmente una caduta di qualità. Come associazione avevamo proposto alle scuole che chiedevano il potenziamento di motivarlo per poter mantenere o aumentare il tempo pieno.  Dovremmo cercare di arrivare a degli accordi tra le scuole, in modo che le richieste vadano tutte in un senso e dimostrare che quel che c'è scritto in tutti quei commi, nella maggior parte dei casi è inattuabile. E questa inattuabilità non la sconterà il politico, neanche l'insegnante ma i genitori e i ragazzi e io credo che questo non sia costituzionalmente corretto”.

Secondo Lorenzo Picunio – Insegnante “la scuola è quotidianità in uno spazio che include i ragazzi. ed è anche il luogo dove si trovano le diverse culture, etnie e volendo avere una visione ottimista è un luogo che previene tragedie come quella di oggi avvenuta ad Ankara. I bambini, e le famiglie quando ascoltano i bambini, sono fattori di pace e tendono ad incontrarsi senza steccati ideologici.  

I 200 commi della buona scuola dimostrano che, anche nella sua forma, si ispira al principio di un solo uomo al comando perché la questione di fiducia può essere posta su un solo articolo, che i parlamentari hanno dovuto votare in blocco. E questo super potere ai presidi non centra nulla con quel che è il ragionare in collegialità.

Quindi il tutto in una logica molto americana per cui una persona che ha tutti i poteri e contemporaneamente tutte le responsabilità se riesce ad ottenere i risultati, bene, se non riesce ad ottenere viene cacciata in qualche modo. E questo indubbiamente indebolirà le scuole che hanno le situazioni più difficili e rafforzerà quelle più forti creando disuguaglianze.

Noi abbiamo una realtà fatta di piccoli plessi, che si è ritenuto nel senso comune di accorpare, poi si è capito che sono la sopravvivenza delle comunità locali, un volano culturale per le comunità locali. Ci sono alcuni esempi di scuole nelle quali si rispecchia la comunità locale, con biblioteche e attività gestite dai genitori, che rappresentano un modello. Viviamo in una situazione di debolezza economica che nella buona scuola viene ad essere posta in sottofondo e questa è la grande contraddizione.  Abbiamo bisogno dell'attenzione dell'amministrazione comunale, che ringraziamo perché attenta a questo, e delle persone in quanto genitori e in quanto cittadini”.

“È mancato l'ascolto dei cittadini da parte del Governo, le assunzioni erano il ricatto al parlamento e all'intera società – nel suo intervento la deputata del M5S Silvia Chimienti di commissione lavoro pubblico e privato –  “ Dobbiamo far partire le scuole a settembre quindi dobbiamo approvare la buona scuola ” ci han detto, e questo è stato sconfessato nei fatti perché le 148 mila assunzioni promesse, si sono ridotte a 36 mila che sono esattamente quelli che sarebbero  stati assunti anche senza la buona scuola: 21 mila hanno coperto i pensionamenti e 15 mila erano gli insegnanti di sostegno,  stanziati nel 2013 dal decreto Carrozza, quindi ad oggi zero assunzioni.

Circa il potenziamento dei 55 mila insegnanti, saranno presi e messi in questo limbo, assoggettati al volere del preside, dovendo cambiare scuola ogni 3 anni, nella possibilità di fare qualsiasi cosa, addirittura insegnare materie per cui non sono abilitati. Dopo 30 anni di precariato sarebbe stato bello non fossero puniti in questo modo.

E' tutto un grande bluff perché non è partito da un fabbisogno reale delle scuole e quindi ci sarà questa ridicola manovra di chiedere alle scuole quali insegnamenti intendono potenziare. Ma poi gli insegnanti, all'interno delle graduatorie in esaurimento, non avranno le competenze per fare informatica o matematica perché per la maggior parte abilitati in diritto e materie letterarie. 

Questa riforma non ha nulla al suo interno, ci chiediamo per chi sia stata scritta. Se ci mettessimo tra di noi a scrivere una riforma verrebbero fuori parole totalmente assenti nella buona scuola, come inclusione, pedagogia, alunni per classe, dispersione scolastica, diritto allo studio.

In risposta ad una domanda dal pubblico sulla teoria del Gender Chimienti risponde “soprattutto in Veneto e Lombardia si sta consumando questa mistificazione. Si può dire tutto sulla buona scuola tranne che contenga l'educazione sessuale con sessualizzazione precoce dei bambini e pratiche vergognose. E su questo girano ovunque catene di San Antonio e questo è terrorismo psicologico.

Queste persone sostengono che, spiegando ai bambini che lo stereotipo di maschio e femmina non esiste, ci sia il rischio che possano cambiare idea sul loro sesso e scegliere da grandi se diventare uomini o donne. Questo va contro ogni studio, l'ordine degli psicologi si è espresso, anche i sociologi. E molti studi infatti dimostrano l'importanza di iniziare presto l'educazione per prevenire le discriminazioni e per questo sono partite le sperimentazioni nei nidi perché è nei primi anni di vita che si forma lo stereotipo di genere.

Nel testo si parla di educazione alle pari opportunità e al contrasto a tutte le discriminazioni e a questo non ci possiamo opporre. Non possiamo opporci al fatto che i nostri figli vengano formati all'educazione alla civiltà, alla tolleranza, all' educazione al diverso nel rispetto della diversità per combattere non solo il bullismo. Dobbiamo spiegare ai ragazzi che è sbagliato discriminare il ragazzo perché ha una voce femminile o la ragazza perché vuole giocare a pallone.

Noi abbiamo una proposta di legge per introdurre l'educazione all'affettività nella scuola madia e biennio superiore. Crediamo sia fondamentale per prevenire bullismo, discriminazioni ma anche per contrastare la violenza di genere, contro le donne, per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, per fare prevenzione e contrastare la pedofilia”. 

 “Da subito come gruppo abbiamo ottenuto dei risultati importanti tra questi vi è proprio l'approvazione in consiglio di una nostra mozione che impegna la giunta a promuovere il ricorso diretto alla Corte Costituzionale per vizi di legittimità costituzionale che abbiamo ravvisato in questo decreto – spiega la consigliera regionale Erika Baldin (M5S) –  Abbiamo sentito prima le conseguenze negative che ci saranno su alunni, insegnanti e personale e anche sulle procedure poco democratiche che hanno portato all'approvazione di questo disegno di legge. Noi abbiamo deciso di concentrarci sugli aspetti di legittimità, quindi giuridici per avere un'arma in più e per dar risposta a tutte le proteste che ci sono state da parte del mondo della scuola. Non vogliamo ci siano scuole di serie a e serie b. La scuola è un diritto e la costituzione salvaguarda le competenze delle regioni e la riforma va a toccare competenze specifiche esclusive delle regioni. Siamo stati i primi a promuovere questa mozione che poi è stata emulata da altre regioni e siamo riusciti a portare a casa questo grandioso risultato. Il mio invito a voi è quello di scriverci, chiamarci, di farci conoscere i vostri problemi e le vostre osservazioni. Cerchiamo sempre di dare una risposta a tutti”.

Antonio Giacobbi – Presidente associazione professionale Proteo Fare Sapere – Veneto – “ Una delle ragioni per cui questa legge non mi piace è che recepisce una deriva liberista. Sulla formazione degli insegnanti la buona scuola dice che la formazione di servizio è obbligatoria, permanente, strutturale: parole importanti ma bisogna capire concretamente cosa si vuol fare. Viene finanziata con una somma non da poco: 410 milioni ma dov'è l'inghippo? Il governo fa una scelta: 40 milioni vengono assegnati all'amministrazione per finanziare la formazione che parte dall'amministrazione; 370 vanno a finanziare i 500 euro per ogni docente per la sua formazione professionale e lo squilibrio è evidente: 40 milioni/370 milioni.

Sono convintissimo che il docente abbia bisogno di fare anche una sua formazione professionale ma il limite sta nella formazione “individuale” non di gruppo. 

Avevamo infatti proposto di lasciare questi 500 euro, ma vincolandone una parte affinché in ogni collegio docenti, gruppi di insegnanti che volessero formarsi insieme fossero liberi di farlo. Perché il docente che lavora da solo è finito, non esiste più, non esiste sul piano delle relazioni né della didattica. Per attivare una didattica che sia laboratoriale su tutte le discipline bisogna che i docenti lavorino insieme in gruppo, questa è una strada tutta da sperimentare. Molti docenti già lo fanno in tutti gli ordini di scuola ma non è una prassi generalizzata e la spinta alla formazione individuale non aiuta questo processo. Questo è uno dei motivi per cui a noi come associazione questa legge non piace”. 

WhatsApp
Telegram

Diventa docente di sostegno, bando a breve: corso di preparazione, con simulatore per la preselettiva. 100 euro