Buona Scuola, dal 13 luglio 2015 la vita scolastica è cambiata. UIL Bari: bonus merito determinerà docenti di serie A e B

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Non è bastata la mobilitazione con scioperi, cortei, flash mob, sit-in, fiaccolate, assemblee a convincere la politica che questa legge “buona scuola” non è condivisa da nessuno mentre è riuscita a scontentare tutti, persino i docenti nominati in ruolo e che continua a convincerci che, se è vero non si può annullare una legge, solo un buon contratto ne può limitare i danni, come avvenuto con il recente contratto sulla mobilità.

Non è bastata la mobilitazione con scioperi, cortei, flash mob, sit-in, fiaccolate, assemblee a convincere la politica che questa legge “buona scuola” non è condivisa da nessuno mentre è riuscita a scontentare tutti, persino i docenti nominati in ruolo e che continua a convincerci che, se è vero non si può annullare una legge, solo un buon contratto ne può limitare i danni, come avvenuto con il recente contratto sulla mobilità.

Dal 13 luglio 2015 la nostra vita scolastica è cambiata. E’ cambiata perché sono aumentate angoscia, ansia e preoccupazione in ogni operatore della scuola, mentre per l’opinione pubblica un intervento legislativo che mettesse ordine alla scuola era indispensabile. Ma noi che conosciamo come funziona la scuola, sui valori di collegialità, condivisione, promozione, sviluppo, abnegazione, dedizione, sappiamo che non è così, non è affatto come qualche burocrate immagina nei palazzi del potere. Prima la mobilità per sistemare i pasticci delle varie fasi delle immissioni in ruolo, poi i tagli alle supplenze, i contributi alle scuole private, un contratto fermo da 7 anni, i poteri dei dirigenti, gli ambiti, le deleghe al Governo, di tutto di più per dare sconcerto, creare confusione, tentare di organizzazione un sistema che radicava il funzionamento sui valori dell’autonomia introdotti dal DPR 275/1999.

I proclami del Governo hanno lasciato pensare che nella scuola nulla funzionava ed han voluto far intendere che la legge della buona scuola ha introdotto novità assolute nel funzionamento e nell’organizzazione, niente di vero se facciamo riferimento all’alternanza scuola lavoro, alle scuole aperte, all’eliminazione del precariato, perché era già così! Anzi i fatti concreti non dicono questo.

La legge ha messo gli uni contro gli altri, non solo tra categorie e profili, ma anche tra colleghi dello stesso ruolo, materia o profilo. Per entrare nello specifico, carta formazione docenti e bonus del merito: la prima non è stata erogata a tutti i docenti, ne sono stati esclusi i docenti di religione, gli ITP, i supplenti annuali, i docenti dell’Infanzia… e gli ATA reclamano anche loro il diritto ad informarsi, quotidianamente, su una burocrazia sempre più complessa. La seconda elargizione è vincolata a valutazioni di un comitato che, unico in Europa, comprende genitori ed alunni che – pur non “competenti” – potranno individuare chi è il più bravo e quindi merita un premio: siamo alla follia che avrà effetti devastanti per la nostra scuola, come se un paziente possa determinare il ruolo o la bravura di un medico. Vediamo perché giungiamo a questa riflessione.

Intanto l’assegnazione del bonus del merito è iniquo perché determina disparità tra soggetti professionali che saranno catalogati come docenti di serie A o di serie B. Le scelte delle famiglie sulle iscrizioni saranno pesantemente condizionate perché ci sarà una corsa ad ottenere il docente “più bravo”, in caso contrario si opterà la scelta per un’altra scuola. Determinerà la distinzione tra le scuole più brave e le scuole meno capaci. Farà dipendere i docenti più meritevoli direttamente dal dirigente, ne risponderanno esclusivamente a costui non all’intera comunità scolastica o sociale prefigurando un sistema relazione di tipo privatistico. Prevede la richiesta del docente interessato, come se un docente che lavora umilmente in classe senza clamori ma portando risultati non ne abbia diritto. Determina concorrenza e corsa all’arricchimento dei curricula, requisiti che saranno elementi di valutazione per le future imminenti scelte dagli ambiti, ed alimenta tensione, invidia, rapporti non collaborativi. Prevarica il ccnl perché determina un riconoscimento economico a chi sì, a chi no, di fatto discriminazione e valori o pesi specifici individuali nei rapporti tra i colleghi.

Non può essere attribuito discrezionalmente dal dirigente, pur con criteri stabiliti dal comitato, perché il salario accessorio è regolato da fonti contrattuali (v. D.Lgs. 165/2001, non abrogato dalla stessa legge 107). Non può, vero, essere assegnato a pioggia ma può, deve rispondere a criteri oggettivi e trasparenti con i passaggi attraverso tutte le componenti scolastiche, ci riferiamo in particolare alla contrattazione che dovrà determinare e condividere i parametri economici.

Il buon senso dell’Amministrazione rappresentata dal dirigente scolastico, già messo a dura prova dalla L. 150/2009 (legge Brunetta), è oggi ancor più indispensabile, soprattutto perché anche sul dirigente non devono ricadere tutte le responsabilità di scelte che potranno determinare occasioni di persistente conflittualità o di acclarata distonia rispetto al progetto educativo. Alla corresponsabilità delle diverse professionalità coinvolte ci appelliamo, perché la “promozione” economica risponda alla più ampia condivisione con riferimento a criteri oggettivi e trasparenti.

La Uil Scuola continua a proporsi da protagonista nella tutela dei diritti dei lavoratori in difesa della scuola pubblica, patrimonio della nostra Repubblica, con tutte le azioni che si riterranno indispensabili per far convergere intenzioni e proposte su soluzioni condivise, non trascurando alcun aspetto che accresca la positività piuttosto che incertezze e conflittualità.   

Segr. Provinciale di Bari-BAT Carlo Callea

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