La Buona Scuola. Assemblea della regione Puglia sulla LIP Scuola e sui Referendum Abrogativi

Stampa

Comitato LIP  – Da Bari riparte una forte e convinta opposizione critica e propositiva alla legge 107.

Comitato LIP  – Da Bari riparte una forte e convinta opposizione critica e propositiva alla legge 107.

Nella affollata aula «Contento» della facoltà di Giurisprudenza, è stata organizzata una assemblea regionale del mondo della scuola pugliese sul tema: «Dalla critica della riforma Renzi alla costruzione di un’alternativa dal basso».

L’obiettivo degli organizzatori (Comitato LIP di Corato, Coordinamento docenti Terlizzi, Comitato art. 33, A.D.A.M., Coord. Ricercator* non strutturati universitari, Link, UdS, Rete della Conoscenza) è ben sintetizzato dalle parole di Tonia Guerra, moderatrice ed esponente del Comitato art. 33: “Gli anni di spoliazione della scuola pubblica e della funzione che essa dovrebbe avere ci spingono a una risposta: essa arriva dal percorso alternativo delineato dall’Assemblea del 6 settembre a Bologna, dalla LIP (Legge di iniziativa Popolare) e dal percorso referendario. “

“Il principio animatore dell’assemblea, – aggiunge Eliseo Tambone, moderatore e esponente del Comitato LIP di Corato- che nasce da un lungo percorso fatto di incontri e mobilitazioni locali e nazionali, ha come obiettivo principale quello di ricollocare al centro dell’attenzione pubblica la Costituzione e il paradigma di scuola che essa indica. Infatti, la legge 107, la cosiddetta “buona scuola”, ha tradito in modo autoritario quel paradigma di scuola, allontanandola dall’idea di democrazia partecipata, che è l’anima della nostra Costituzione.”

Quattro gli interventi dei relatori: al prof. Nicola Colaianni dell’Università di Bari il compito di delineare i tratti del paradigma della scuola secondo la Costituzione, alla prof.ssa e giornalista Marina Boscaino del Comitato nazionale LIP il compito di presentare la proposta di legge di riforma scolastica di iniziativa popolare, al prof. Bruno Moretto di Scuola e Costituzione il compito di presentare il percorso referendario abrogativo della L. 107 allo studio di un comitato tecnico-scientifico di un gruppo di costituzionalisti e alla studentessa Miriam Rossi dell’UdS il compito di presentare le proposte de “L’Altra scuola”.

La Scuola della Costituzione, sottolinea il prof. Colaianni, “è descritta nel titolo dei rapporti etico-sociali, dopo la famiglia e la salute. La scuola è parte della libertà dello stato sociale ed è aperta a tutti e pluralista. La libertà di insegnamento è un principio garante di questa pluralità ed è fortemente minacciata dalla chiamata diretta dagli ambiti territoriali istituita dalla buona scuola. La libertà di insegnamento costituisce la garanzia per tutti i cittadini di entrare in una scuola e sentirsi a proprio agio perché è la scuola di tutti. Invece, la buona scuola della legge 107, conferendo ai presidi il potere di reclutare, apre spazio ai contenziosi per conflitto di interessi e mobbing”.

Marina Boscaino ha illustrato la storia della proposta di Legge di Iniziativa Popolare (LIP) , nata nel 2003 all’indomani della riforma Moratti. Quel dispositivo, costituito da 28 articoli, fu il risultato di un percorso durato un anno in cui genitori, studenti e docenti, lavorando con i tempi distesi che il confronto democratico necessariamente richiede, delinearono un modello concreto di scuola che, recependo i valori della Costituzione, è inclusiva, laica, democratica e plurale. Nonostante le quasi 100.000 firme che la accompagnavano, la proposta non venne però mai discussa in Parlamento perché quella scuola risultava intollerabile per il modello neoliberista che si andava affermando e decadde dopo due legislature. Però, dichiara la Boscaino, in opposizione alla L. 107 e nella direzione della scuola della Costituzione “Nel 2014, di fronte alle ancora vaghe minacce alla scuola della Costituzione che arrivavano dal fronte governativo, la LIP è tornata a vivere come disegno di legge presentato da alcuni Parlamentari di vari schieramenti e costituisce ancora un modello per la presentazione di emendamenti ai provvedimenti del Governo in materia scolastica. Intorno ad essa, a seguito di convegni e assemblee, si vanno moltiplicando in tutta Italia i comitati che sono al lavoro per la sua attualizzazione e diffusione. La LIP rappresenta un’altra opportunità, un modo di dire no e di costruire una alternativa fondata sul principio dell’apprendimento disinteressato.

La supporta Bruno Moretto, membro del comitato scientifico del movimento LIP per i quesiti referendari: “Tocca a noi sostenere la Costituzione, contro una legge che spinge verso la scuola delle disuguaglianze. La propaganda contro gli insegnanti è stata molto efficace, perché i sostenitori della buona scuola sono riusciti a far permeare l’immagine di un corpo docente che non vuol farsi valutare. Invece la nostra idea di referendum segue il principio dell’alleanza sociale, ovvero si concretizza abbracciando e unificando i temi della scuola e del sociale che toccano i cittadini, come ad esempio lo sblocca Italia, il job acts etc. Il referendum non è della scuola, ma per la scuola. Questo perché il referendum non serve a risolvere i problemi della scuola, ma è una operazione politica contro la L. 107, per aprire una battaglia per la demolizione dei principi cardine della legge. In gennaio il comitato promotore selezionerà i quesiti, che riceveranno il parere della Corte Costituzionale. Tra i temi oggetto di questi potrebbero esservi la chiamata diretta dagli ambiti territoriali, l’alternanza scuola-lavoro, lo school-bonus. Quest’ultimo rischia di essere particolarmente pernicioso autorizzando detrazioni fino a 100 mila euro per donazioni di privati ad una singola scuola, ledendo quei principi di eguaglianza sostanziale e formale previsti dalla costituzione anche sulla base del territorio.”

Infine interviene Miriam Rossi, Unione degli Studenti: “La risposta del Governo alla nostra opposizione è stata radicale, di sgombero e oppressiva. Le nostre proposte, contenute ne L’Altra Scuola, sono state ignorate. Noi studenti vorremmo proporre un modello di valutazione più democratica e meno punitiva. In sostegno della democraticità della scuola, abbiamo diffuso il Manuale per la Scuola Ribelle, un insieme di buone pratiche da affiancare alla contestazione come proposta costruttiva, che tutti gli studenti dovrebbero seguire. Il Manuale contiene un insieme di ordini del giorno da far votare nei Consigli d’Istituto per un’Altra Scuola che insegna agli studenti a praticare dal basso la possibile alternativa”.

Noi riteniamo che il movimento di idee e di persone che ha caratterizzato la primavera e l’estate passate, dopo un momento di incertezza e scoraggiamento d’inizio anno scolastico dovuto all’inatteso “schiaffo” istituzionale col quale il Parlamento ha approvato la legge 107, può e deve oggi diventare speranza per la scuola italiana e per l’intera società civile.

Può diventare speranza per tutti se per noi che crediamo nella scuola pubblica diventa responsabilità e impegno. Senza speranza e impegno non ci sarà più futuro per la scuola pubblica e per la nostra democrazia. Dal mondo della scuola oggi può e deve nascere una nuova speranza. La scuola è luogo di cultura se diventa innanzitutto luogo di speranza soprattutto per i giovani.

Chiare e vibranti sono state a tal proposito le parole di Marina Boscaino: “Noi insegnanti abbiamo il dovere morale di non arrenderci di fronte alla sconfitta subita con l’approvazione della legge 107. Di fronte ai ripetuti attacchi ai principi fondamentali della nostra Costituzione, noi siamo l’unica parte della società che ha avuto la sensibilità e la dignità di protestare. Siamo una parte dell’avanguardia e del pensiero critico del paese, e pertanto mandatari di smuovere la società civile dallo stato di inerzia in cui è caduta”.

Il dilemma che stiamo vivendo nelle scuole italiane oggi: accettare e applicare la legge 107 e soffocare la speranza di una scuola secondo il paradigma costituzionale oppure seguire questa speranza e lottare, con mobilitazioni e proposte concrete, contro la 107? Una speranza che non sia rivoluzionaria dell’ordine esistente è una non speranza. La speranza produce una forza e un coraggio tali da innalzare a un livello superiore di giustizia e, nel nostro caso, di costituzionalità, la legislazione. Il trait-d’union tra la speranza di una scuola secondo il paradigma costituzionale e il suo riconoscimento come diritto sarà il lavoro, l’impegno costante, invisibile, spesso faticoso, a caro prezzo di tutto il mondo della scuola.

Bari ha dato un segnale forte e chiaro di questa speranza in azione, perché ha visto una partecipazione coesa e appassionata a questa assemblea di docenti, genitori, studenti, esponenti di varie OO.SS provinciali e regionali così come esponenti di varie forze politiche.

A questo punto ci restano una domanda e un appello. La domanda: che cosa siamo disposti a fare? L’appello: professori, studenti, società civile di tutta Italia, mobilitiamoci!

Facciamo nostro il saluto con cui spesso conclude i suoi scritti il prof. N. Colaianni:

“Con affetto costituzionale per tutti.”

Per il comitato organizzatore

Alessandra Operamolla – Eliseo Tambone

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur