Bullismo: servizio obbligatorio extrascolastico all’interno di una casa di riposo. Lettera

di redazione
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Claudio Riccadonna – Gentile Direttore, hanno destato sconcerto e rabbia le ennesime immagini di una violenza di gruppo, questa volta ai danni di un povero anziano invalido, spinto a terra da un “bulletto” teppista, dopo avergli sottratto il bastone di appoggio.

A tutto ciò si univa, proditoriamente, come leitmotiv ormai ricorrente, la complicità sadica, del gruppo circostante, disposto ad assistere compiaciuto e a filmare disinvoltamente il tutto, da postare poi su qualche social network. Insomma, l’inqualificabile vigliaccheria del branco, nella sua miserabile bestialità, tra risatine, derisioni e schiamazzi insopportabili.

Pertanto, sorgono spontanei lo sgomento e il senso di cocente sconfitta di fronte a quella gioventù, una parte esigua fortunatamente, in balìa di una drammatica crisi valoriale ed educazionale, non in grado di gestire sane e costruttive dinamiche relazionali, tragicamente incapace di distinguere “il bene dal male”, che una coscienza addestrata da sani princìpi, adeguatamente sollecitata da mature riflessioni familiari e scolastiche dovrebbe aiutare a riconoscere. Un individuo formato e plasmato all’insegna del rispetto dell’altro, non può restare indifferente e “sfuggire” al rigoroso autoesame suggerito dalla voce della coscienza o dalle proprie esercitate capacità di giudizio!

Che dire ancora? Questi giovanissimi dovrebbero comprendere la gravità della loro condotta. Perchè non promuovere, a loro benefica salvaguardia, verso una costruttiva riabilitazione a cittadini del futuro, un servizio obbligatorio extrascolastico di qualche mese, magari, all’interno di una casa di riposo o di qualche altra struttura per assistere e sostenere soggetti non autosufficienti? Ritengo importante che questi ragazzi imparino a condividere la visione della sofferenza altrui, con le “sue piaghe e suoi dolori” che non possono essere scherniti, a far propri, pertanto, il valore del sostegno, della compassione e della solidarietà, soprattutto nei confronti dei più deboli.

Un’esperienza diretta, consapevole e “guidata” fornirebbe, forse, loro, un insegnamento indelebile.

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