Il bullismo in rete spaventa più della droga. Scuola luogo d’elezione

di redazione
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Eleonora Fortunato – Recenti episodi di cronaca riaccendono i riflettori su bullismo e cyberbullismo. Le caratteristiche fisiche e il supposto orientamento sessuale, ma anche la mancata adesione ai canoni imperanti di bellezza femminile i motivi scatenanti degli  atti di aggressione tra i pari. Le nuove tecnologie nuovi strumenti di pressione: per 83 ragazzi su 100 l’uso di internet e del cellulare rendono più dolorose le molestie.

Eleonora Fortunato – Recenti episodi di cronaca riaccendono i riflettori su bullismo e cyberbullismo. Le caratteristiche fisiche e il supposto orientamento sessuale, ma anche la mancata adesione ai canoni imperanti di bellezza femminile i motivi scatenanti degli  atti di aggressione tra i pari. Le nuove tecnologie nuovi strumenti di pressione: per 83 ragazzi su 100 l’uso di internet e del cellulare rendono più dolorose le molestie.

Lo rivela una recente indagine Ipsos commissionata da Save the children: per 75 ragazzi che frequentano il cyberspazio su 100, tra i fenomeni sociali considerati più pericolosi il bullismo supera anche la droga (seguono le molestie degli adulti, l’alcool, isolamento, disturbi alimentari…). Una delle evidenze che più colpiscono è che alla domanda che allude al rapporto tra episodi di bullismo online e recenti casi di suicidio (“Secondo te, in quale misura questi episodi possono aver contribuito a determinare un epilogo così tragico?”) il 44 per cento dei ragazzi intervistati (su un totale di 810 tra 12 e i 17 anni) risponde ‘abbastanza’, il 33 per cento ‘molto’, mentre soltanto il 19 per cento ne sottostima gli effetti devastanti .

L’età in cui ci si sente più vulnerabili è quella tra i 12 e i 14 anni, soprattutto tra i maschi: in questa fascia ben 85 ragazzi su 100 hanno manifestato la loro preoccupazione sul bullismo come fenomeno socialmente pericoloso per loro stessi. “In un’età delicata come quella tra la pubertà e le prime incursioni nel mondo degli adulti – leggiamo nella sintesi del rapporto – i ragazzi e le ragazze sono particolarmente sensibili alle spinte dall’esterno, tra cui la centralità dell’immagine fisica proposta dai media e la propensione dei genitori a spingerli precocemente verso l’identità di genere (che viene raccolta e rilanciata con grande entusiasmo dalle aziende della moda e dell’intrattenimento)”.

Se andiamo a cercare le motivazioni per cui si viene più spesso presi di mira, troviamo infatti che superano la soglia del 50 per cento le caratteristiche fisiche, la timidezza o l’essere considerati poco svegli, un ottimo rendimento scolastico, idee e gusti in fatto di abbigliamento, musica o altro, ma un livello di attenzione alto va riservato di fronte ad atteggiamenti che discriminano l’orientamento sessuale, visto che rispettivamente 34 e 22 ragazzi su 100 lo considerano un probabile motivo di scherno e isolamento.

La persecuzione su un social network e la condivisione di foto o materiale denigratorio su un ragazzo preso di mira sembrano essere le forme più diffuse di isolamento e per ben 83 ragazzi su 100 l’uso di internet e del cellulare rendono più dolorosa l’aggressione per chi la subisce. Oltre 60 intervistati su 100 sono consapevoli che l’isolamento e la depressione sono le conseguenze più comuni in seguito a episodi ripetuti di scherno o emarginazione.

E’ stato chiesto ai ragazzi anche quali potrebbero essere secondo loro i modi più efficaci di intervento : al primo posto ci sono informazione e prevenzione (incontri con ragazzi 57%, genitori 41%, insegnanti 37%), ma anche segnalazione (a scuola 46%, per telefono o via social alle autorità 36% e 32%), vigilanza (i genitori e i gestori delle piattaforme social in primis 41%, ma anche i gestori di telefonia 24%) e, non ultimo, la sanzione (pene più severe per i colpevoli 46%).

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