Bullismo o deficit del controllo degli impulsi? Come riconoscerlo

di Myriam Caratù

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Non sempre è facile comprendere, davanti a un ragazzo difficile, se si tratti di bullismo o se si è in presenza di un altro disturbo da deficit del controllo degli impulsi, come quello del comportamento o della condotta (DOC), ad esempio. Tuttavia, ci sono alcune differenze che ci aiutano ad evidenziarne i vari tipi.

Difficoltà nel controllo degli impulsi e rabbia

I disturbi da deficit del controllo degli impulsi sono contemplati dal Manuale DSM V come una tipologia di disturbo “dirompente, da dis-controllo degli impulsi e della condotta”, con carattere d’invasività e incoercibilità. In questa definizione rientrano un’ampia gamma di patologie, definite in base al tipo di stimolo che sfugge al controllo: da alcuni disturbi dell’alimentazione come la bulimia all’uso incontrollato di sostanze stupefacenti, fino al disturbo esplosivo intermittente. Quest’ultimo si avvicina ai tratti del bullismo e del DOC in quanto ne condivide una peculiarità: l’incapacità a controllare impulsi aggressivi (verbali o fisici che siano), volti a danneggiare l’altro con una reazione di gran lunga sproporzionata rispetto alla causa scatenante. Tuttavia, la loro manifestazione è sporadica e discontinua, e non sistematica, come in altri casi.

Disturbo del comportamento e della condotta

Si può dire invece che il DOC sia l’anticamera del bullismo, ovvero che quest’ultima situazione mostri le sintomatiche del DOC in maniera più accentuata. Esse si presentano come una modalità ripetitiva e persistente di comportamento in cui uno studente viola i diritti dei suoi compagni. Non si tratta semplicemente delle piccole cattiverie o dei dispetti che si fanno in classe ogni tanto: si è di fronte a un comportamento antisociale che si esplica in una sistematica infrazione delle norme sociali. È abbastanza comune, e circa il 9% dei ragazzi sotto i 18 anni lo presentano, contro il 2% delle ragazze. A sua volta, il disturbo della condotta si suddivide in due categorie a seconda delle loro peculiarità (più una terza, ovvero quella del tipo “indifferenziato”, che non rientra in alcuna di queste):

– TIPO SOLITARIO/AGGRESSIVO: si tratta di soggetto narcisista, ispiratore ed ispirato dalla figura del “bello e dannato”, che commette atti solitari di aggressione e di infrazione (ad es. fumare, bere, fare furtarelli) in solitaria piuttosto che in gruppo. Sono in opposizione non solo all’autorità e alle figure che la rappresentano (genitori, insegnanti ecc.) ma anche ai loro coetanei, con cui hanno scarsa socializzazione per via dei traumi subiti in passato e delle frustrazioni. Negano rabbiosamente la loro condotta errata, arrivando anche ad essere violenti se si insiste nel volerne parlare.

– TIPO “DI GRUPPO”: al contrario del primo tipo, questo è più incline al bullismo – ma per contro è anche quello in cui il DOC è reversibile se si riesce a separare il ragazzo che ne è affetto dal “branco”. Si tratta di adolescenti o pre-adolescenti che durante la loro infanzia sono stati molto docili, anche eccessivamente, e con una famiglia numerosa ma poco coesa: da qui, il loro bisogno di integrarsi in un gruppo, che però – nel loro caso – è composto da soggetti delinquenti da cui si sono fatti influenzare. È importante dunque che si stacchino da quest’ultimo, cosa che succede a volte grazie a successi accademici/sportivi, che li “elevano”, e a volte – purtroppo – per la paura di essere portati davanti alla Corte minorile in seguito ad eventi spiacevoli.

Bullismo

Se i ragazzi o i bambini affetti da disturbo della condotta non riescono a fare un balzo cognitivo-emozionale che ristrutturi il loro modo di pensare e vivere il mondo circostante purtroppo possono passare nella categoria dei bulli, sviluppando un vero disturbo antisociale di personalità che a volte si esprime anche sul web, dando vita al fenomeno del cyberbullismo. Rispetto al bullismo, il cuyberbullismo è più semplice da attuare grazie all’exploit tecnologico odierno e alla possibilità di anonimato, che dà vita ad altri fenomeni connessi, come il cyberstalking e il sexting.

In generale – che sia sul web o di persona – i bulli si arroccano nel loro territorio, isolandosi dal resto del mondo e aumentando così la loro mancanza di empatia nei confronti degli altri – cosa che li porta a vessarli con maggior rabbia poiché non comprendono il dolore che provocano.

Ovviamente atteggiamenti del genere affondano le radici nell’infanzia e soprattutto in famiglia: l’atteggiamento di insensibilità nei confronti degli altri è probabilmente specchio di quel che hanno provato essi stessi da piccoli, magari in un rapporto freddo e distante con la madre o una generale conflittualità tra i genitori.

Nell’aprile del 2015 il MIUR ha emanato le “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo”, per fronteggiare questa crescente problematica nelle scuole odierne. Strategie di contrasto al fenomeno, secondo le linee guida, dovrebbero essere attuate a partire dalla scuola primaria, attraverso la visione di film e/o di immagini o ancora di rappresentazioni teatrali che trattino il tema dell’integrazione e dell’accettazione dell’altro (altre possibili strategie sono la didattica dello storytelling, o del circle time).

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