Bullismo, isolamento, mancanza di regole: è la povertà educativa vista con gli occhi dei ragazzi

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 Cos’è la povertà educativa secondo le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto #Liberailfuturo? Per molti di loro essa si esprimerebbe principalmente negli episodi di razzismo e bullismo, nella mancanza di amicizie, nell’isolamento e nella non osservanza delle regole.

Per molte ragazze e molti ragazzi, inoltre, questa povertà incide soprattutto sulla formazione della personalità perché, sostengono, il vivere antipatie ed esclusioni è dovuto a fattori di carattere individuale che incidono in senso negativo sulla formazione di una personalità strutturata, in grado di trasformare la situazione di malessere in condizione di cambiamento verso un’esperienza di vita più positiva.

A tratteggiare le opinioni di studentesse e studenti sul tema della povertà educativa è l’Università degli Studi Roma Tre attraverso le risposte a un questionario somministrato a un campione di 1.710 studenti di cinque scuole secondarie di I grado di Roma: IC Trionfale, IC Milanesi, IC Volumnia, IC Rodari, IC Nino Rota.

L’indagine è stata svolta nell’ambito del progetto #LiberailFuturo, gestito da Arciragazzi Comitato di Roma, realizzato con tante altre compagini in network e finanziato da Con i Bambini Impresa Sociale, che prevede la realizzazione di laboratori esperienziali con la supervisione psicologica di tutor. Il focus del tutor, punto di raccordo e di mediazione tra la classe e gli operatori che svolgono le attività laboratoriali vere e proprie nelle aule, è sulle dinamiche relazionali degli studenti, ovvero si basa su ascolto, comprensione e intervento sui loro bisogni per sostenerli nella costruzione di una solida autostima e motivazione.

In che modo, secondo i ragazzi, è possibile contrastare la povertà educativa? La soluzione, hanno sostenuto gli intervistati, non sta nelle materie di studio, quanto in metodologie innovative capaci di incidere sul comportamento e sulla dimensione umana e relazionale. Le risposte fanno riferimento al valore dell’amicizia, al bisogno di creare un ambiente sereno e non litigioso, all’importanza del rispetto. Per gli studenti, inoltre, sono soprattutto le figure più rappresentative della scuola, le più autorevoli, che dovrebbero affrontare i problemi scolastici come problemi legati alla povertà educativa intervenendo a livello strutturale/organizzativo.

Dalla ricerca è emerso anche che, a causa della pandemia, il fenomeno della povertà educativa è peggiorato facendo registrare una crescita della disaffezione allo studio e degli insuccessi, una regressione nello studio e una mancanza di sostegno da parte delle istituzioni.

#LiberailFuturo è un progetto, a cui partecipano oltre 20 tra Associazioni, Imprese, Istituzioni, rivolto ai giovani della Capitale di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, in particolare a quelle ragazze e a quei ragazzi che sono maggiormente esposti al rischio della povertà educativa, con l’obiettivo di ridurre significativamente la minaccia di isolamento e marginalità sociale che ne consegue. Il progetto si avvale di un piano integrato di attività basate sui fondamenti della teoria del cambiamento: lavoro in partnership, coinvolgimento della società civile e innovazione, nell’ottica di dare vita ad una comunità educante in cui ogni attore territoriale sia consapevole e responsabile del proprio ruolo nella formazione degli atteggiamenti e delle aspettative sociali dei giovani. Le azioni previste dal progetto coinvolgono sei Municipi della Capitale, con attività di laboratorio nelle scuole, con la realizzazione di Centri Creativi Solidali di aggregazione giovanile e con attività sportive nell’extra scuola.

Alla luce dei profondi cambiamenti e delle nuove esigenze determinati dalla pandemia, le iniziative promosse nell’ambito del progetto sono state rimodulate per un ottimale raggiungimento degli obiettivi previsti.

Proprio per analizzare i dati emersi dall’indagine condotta dall’Università degli Studi Roma Tre, mettendoli a sistema rispetto alle nuove istanze evidenziate dalla pandemia, è stato organizzato il convegno #LiberailfuturoDIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA – VISIONI SUL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI che si tiene presso l’Aula magna del Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università degli Studi Roma Tre.

Ad affrontare le molteplici sfaccettature delle politiche e delle azioni di contrasto della povertà educativa sono stati Anna Maria Berardi, Presidente Arciragazzi Comitato di Roma OdV; Sandra Chistolini, docente del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre e coordinatrice del gruppo di lavoro che ha effettuato l’indagine; Marco Lodoli giornalista e scrittore; Alessandra Panzera, Con i Bambini impresa sociale; Erica Battaglia, giornalista, esperta di comunicazione sociale; Eleonora Mattia, Presidente IX Commissione consiliare della Regione Lazio; Donatella Scatena, docente di progettazione architettonica all’Università La Sapienza; Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia politica pontificia presso l’Università Gregoriana.

La pandemia da Covid-19 e il conseguente adattamento dello stile di vita delle ragazze e dei ragazzi alle misure per il suo contenimento stanno influenzando le loro scelte di vita e rischiano di accentuare le disuguaglianze sociali esistenti. La povertà economica ed educativa pregressa si combina oggi con la povertà prodotta dalla crisi sanitaria.” afferma Anna Maria Berardi, Presidente Arciragazzi Comitato di Roma OdV. La sospensione delle lezioni scolastiche e la chiusura di tutte le attività ludiche, educative, di inclusione e supporto, ha colpito più duramente le ragazze e i ragazzi, soprattutto coloro che vivono in condizioni di povertà o marginalità sociale, nonché i ragazzi più vulnerabili, ad esempio i minori con disabilità e i minori stranieri non accompagnati per i quali l’accesso a tali attività rappresenta talvolta l’unica possibilità di empowerment. La presa in carico effettiva delle nuove generazioni è la scommessa a cui tutti dobbiamo partecipare. Se ci rivolgiamo al futuro, se entriamo in maniera attiva nell’attesa dello stesso, se lo anticipiamo, vuol dire che siamo in grado di costruire un progetto, darci un’utopia possibile che produca senso e generi possibilità. Riuscire a realizzarli dipenderà principalmente da noi e da quanti incontreremo sullo stesso cammino, con i quali allearci. E i nostri primi alleati devono essere prima di tutto le ragazze e i ragazzi che incontriamo nelle strade, nelle scuole, nelle case, in viaggio verso la costruzione della loro identità, della loro capacità di scegliere, di essere donne e uomini liberi che abiteranno il mondo. Riteniamo importante che la comunità intera si faccia carico di queste funzioni, dove gli adulti, consapevoli dell’importanza delle alleanze educative e nel rispetto dei ruoli, siano chiamati a collaborare tra loro al fine di adottare dei valori e delle regole di comportamento sociale ed educativo, come modelli di riferimento credibili, affinché le ragazze e i ragazzi apprendano valori, comportamenti e regole, anche sociali, quali coordinate indispensabili per esprimersi, convivere e proteggersi”.

Dall’analisi dei dati raccolti con l’indagine sono emersi tre elementi principali, ha illustrato la Professoressa Sandra Chistolini: “Una povertà educativa pluridimensionale, che tende a riemergere in corrispondenza di trascuratezze e negligenze. Efficacia delle azioni associative mirate ad abilitare percorsi di senso nella scuola. Urgenza di ripartire dallo spirito comunitario per evitare la degenerazione di quelle vulnerabilità esistenziali che sono testimonianza di bisogni umani e culturali concreti. La consapevolezza degli effetti dannosi provocati dalle condizioni, anche invisibili, di ostacolo al migliore sviluppo dei giovani, ha dato vigore ad un impegno unico e di grande portata umana e culturale, deciso a sostenere positivamente la crescita di soggetti a rischio di perdita di formazione. Si è così sezionata e poi capovolta la povertà educativa investendo nel suo contrario, vale a dire nella comunità educante. Alle risultanze scientifiche che mostravano l’incremento preoccupante dell’esclusione dei giovani dall’acquisizione delle competenze necessarie, in un mondo caratterizzato dall’economia della conoscenza, e la conseguente limitazione delle opportunità di crescere dal punto di vista emotivo, relazionale, identitario, il Progetto ha risposto attuando interventi intesi a costruire la comunità educante con persone non più emarginate ma protagoniste del proprio futuro, contente di poter contare”.

“Dietro la povertà educativa c’è la povertà economica, un fenomeno su cui a livello statale ci dovremmo tutti interrogare. La povertà educativa è un fenomeno pericoloso per gli alunni, anche perché c’è un rimpallo di responsabilità: i docenti danno la colpa alle famiglie e viceversa. Il lockdown ha reso drammaticamente evidente questo tema, a partire dal ‘digital divide’, che non ha permesso a molti studenti e studentesse di seguire la didattica a distanza. Dietro a un minore che abbandona la scuola, c’è una famiglia che la comunità deve aiutare”, ha osservato Erica Battaglia, consigliera del Comune di Roma.

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