Bullismo, il buon orientamento della giurisprudenza

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Gianfranco Scialpi – Il bullismo fisico spesso ha la sua conclusione nel cyberbullismo.

Il passaggio è facilitato dalla diffusione dei dispositivi 2.0 che facilitano la condivisione dei contenuti e illudono i protagonisti di rimanere nell’anonimato di fronte a una platea molto vasta.

Molto spesso i ragazzi non riflettono adeguatamente sulle conseguenze di questi comportamenti. Pensano di farla franca. Sicuramente non immaginano che i loro comportamenti possano coinvolgere anche i genitori.

Nel nostro Codice civile esiste la Culpa in educando (art. 2048). Discende dall’art. 30 della nostra Costituzione che recita” E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.” Ora per sfuggire a questa chiamata in giudizio i genitori, come gli insegnanti (Culpa in vigilando), devono dimostrare concretamente di non essere riusciti a impedire l’evento. Nel caso specifico, significa aver creato con una buona educazione le condizioni sfavorevoli all’insorgere di atti di bullismo e a comportamenti di complicità silenziosa ad opera dei ragazzi spettatori.

Siamo di fronte a un esempio del primo assioma della comunicazione: “Non si può non comunicare”. Quindi il silenzio assume le caratteristiche di assenso e sostegno all’azione del bullo.

Si legge sul Sole 24 ore dell’11 marzo “E rispondono dei danni anche i genitori dei figli che assistono a un episodio di bullismo senza dissociarsi. La partecipazione emotiva a un reato per i giudici denota infatti una forte carenza educativa, con buona pace dei genitori ai quali non è data la possibilità di fornire la prova liberatoria.

Fa eccezione il caso in cui il minore ha partecipato o assistito all’episodio di bullismo perché egli stesso succube e vittima della prepotenza dei capi del gruppo. E’ una gran bella notizia! Si conferma, infatti, che i primi responsabili dell’educazione sono i genitori.

La loro azione educativa, deve favorire un comportamento attivo e propositivo, finalizzato allo sviluppo dell’empatia e della responsabilità verso l’altro in qualunque situazione e condizione.

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