Bullismo e Cyberbullismo: l’importanza dello sport e del concetto di “sacrificio”. INTERVISTA al campione europeo pesi medi di pugilato

WhatsApp
Telegram

Il 7 febbraio è la giornata nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, sono argomenti che vengono spesso trattati e approfonditi, ma a volte servono anche degli esempi da seguire e il mondo dello sport è sempre sensibile e attento su questo argomento, pronto a schierare i suoi uomini migliori per promuovere corretti stili di vita. Ne abbiamo parlato con Matteo Signani, campione europeo dei pesi medi di pugilato e Sottocapo della Guardia Costiera.

Il 7 febbraio è la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Lo sport viene spesso individuato come strumento di prevenzione di questi fenomeni. Il pugilato è uno sport di combattimento, ma insegna il rispetto per l’avversario e per se stessi, lavorando anche sulla costruzione dell’autostima, un elemento spesso mancante nel Bullo. Ci racconti la tua esperienza?

Ho iniziato a fare questo sport da ragazzino e devo dire che per me è stato molto importante. Da piccolo ero vivace e facevo sempre un sacco di dispetti ad un bambino che era mio vicino di casa. A circa 13 anni, dopo l’ennesimo dispetto a questo ragazzo, suo padre mi invitò a pensare di iniziare a fare pugilato. Allora chiesi a mia madre, quasi per scherzo, di portarmi in palestra perché volevo fare pugilato. Ho iniziato questa attività in una palestra vicino casa ed ho capito fin da subito che era uno sport dove si insegnavano tanti valori. Il rispetto innanzitutto, perché impari a capire con chi hai a che fare e ti rendi conto che di fronte puoi trovare anche una persona più forte di te. Educazione, rispetto e voglia di emergere sono le basi del pugilato e la palestra ti aiuta a tirale fuori. Posso dire, per la mia esperienza personale, che il pugilato mi ha aiutato tantissimo.

Lo scorso 7 aprile sei stato insignito del premio alla carriera del Coni “Giuliano Gemma & FPI Awards”. Il premio viene assegnato ai personaggi più meritevoli e rappresentativi del panorama sportivo e artistico del paese che hanno saputo porsi quale esempio di integrità per le nuove generazioni. Nella motivazione viene evidenziato il tuo straordinario percorso di vita e di sport e l’impegno profuso sul ring e nel sociale, atleta e uomo portatore di valori e sani principi. Ci racconti questa esperienza e cosa rappresenta per te?

Sono orgoglioso di questo riconoscimento perché rappresenta il premio per tutti i sacrifici che quotidianamente faccio. Per me è stato un grande onore ricevere il premio direttamente dalle mani di Giovanni Malagò, Presidente del Coni, è stata una grande emozione. Sono Campione europeo e per un pugile è come vincere la Champions League per una squadra di calcio. Questo però non vuol dire dimenticare chi sono, so bene da dove sono venuto, custodisco i valori che mi sono stati trasmessi in famiglia fin da bambino e con la voglia, la tenacia e la volontà che mi contraddistinguono, che non ho mai perso ma che anzi sono aumentate nel tempo, sono riuscito a raggiungere un traguardo così prestigioso. Essere un campione vuol dire anche avere delle responsabilità, come dicevi sono impegnato anche nel sociale, in particolare nella comunità di San Patrignano. Mi sento un amico dei ragazzi di SanPa e quando posso vado a trovarli. Qualche anno fa abbiamo anche organizzato una riunione di pugilato all’interno del loro teatro, è stata una cosa bellissima e mi ha emozionato rivederli nei vari video che facevano il tifo per me. Ho cercato di trasmettere qualcosa di bello e positivo e mi ha fatto molto piacere vivere questa esperienza con loro.

Tu vivi la palestra quotidianamente dove incontri molti ragazzi per i quali rappresenti un modello da seguire. Com’è il tuo rapporto con loro e quali consigli senti di dare?

Essere un modello da seguire ha dei pro e dei contro, perché vuol dire che non devi sgarrare su niente, devi rigare dritto doppiamente. Vado in palestra tutti i giorni e incontro tantissimi ragazzi. In tutti questi anni ho visto tante generazioni passare tra le mura della palestra, però devo dire che ultimamente si è un po’ persa la capacità di prefissarsi degli obiettivi, molti ragazzi, quando mi incontrano, mi dicono che vorrebbero essere come me, ma hanno una prospettiva breve, come se in pochissimo tempo sia possibile raggiungere traguardi che richiedono tempo, sacrificio e impegno. Oggi posso dire che ho raggiunto un grande traguardo, ma se guardo dietro mi ci è voluta una vita per arrivare fino a qui e quando ho iniziato non era certa questa strada, inoltre ogni giorno continuo a lavorare e a soffrire per mantenere il livello raggiunto. Oggi questi valori sembrano non esserci, impegnarsi per raggiungere un obiettivo vuol dire darsi delle regole e rispettarle, così impari a rispettare te stesso e gli altri, in primis quelli che ti sono vicino. Questo vale nello sport come nella vita, nella scuola e nel lavoro. La mia speranza è che i genitori, così come hanno fatto i nostri con noi, tornino a trasmettere e far crescere i propri figli con dei valori forti, che sono la base per costruire una società più vivibile. Bisogna avere voglia delle belle cose, da sportivo dico che bisogna avere fame delle belle cose, e per ottenerle è necessario fare fatica, ma anche se sembra di non riuscirci, nonostante tutto bisogna crederci e provare, perché comunque vada sarà un successo.

Dici che i sacrifici sono importanti, forse i ragazzi di oggi sono meno predisposti a farli. Nonostante il traguardo raggiunto, quanti sacrifici fai ogni giorno per mantenere questo livello.

I ragazzi di oggi passano molto tempo sui loro telefoni a guardare i campioni dei vari sport, e non solo, però per arrivare a quei livelli devi mangiarne di polvere e non c’è la certezza di raggiungere quei traguardi. Sono grande di età, ma fin da piccolo ho avuto un fuoco dentro che mi spingeva a mi sosteneva nel lavoro quotidiano. Questo fuoco arde ancora oggi dentro di me e anche se sono trascorsi 25 anni ogni volta che entro in palestra provo sempre una grande emozione, come un bambino con un nuovo giocattolo. Credo che questa sia la pozione magica per una vita fantastica, in qualsiasi ambito, essere motivati e avere la voglia di arrivare in alto, ovviamente rispettando sempre tutti a cominciare da sé stessi.

Abbiamo detto che sei un Sottocapo della Guardia Costiera, un Corpo dai profondi valori fondato sul rispetto della vita umana. Quanto è stato importante per te questa esperienza lavorativa e cosa ti ha lasciato.

Nel Corpo della Guardia Costiera mi ci sono trovato per caso, ma fin da subito ho capito di trovarmi in una realtà fantastica. Amo questo lavoro, ed è un amore che si rinnova giorno dopo giorno. Noi come Guardia Costiera siamo sempre vicini a chi è in difficoltà e salviamo le persone in mare. Siamo un Corpo numeramente piccolo, ma siamo una famiglia compatta e ci vogliamo bene. Ritengo che il nostro sia un Corpo di élite e sono molto orgoglioso di farne parte. È anche grazie al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera che ho realizzato tanti miei sogni e li continuo a realizzare.

Il tuo soprannome sul ring è il “Giaguaro”, un animale che vive libero in natura. Tu sei una persona che ha un profondo rispetto per la natura, la campagna e la cura degli animali. Può essere anche questa una via per insegnare i valori ed il rispetto del Creato ai più giovani?

Mi piacerebbe tornare indietro di 40 anni per alcuni aspetti. Oggi sempre più spesso ci si trova a vivere in metropoli dove c’è poco spazio e non c’è un po’ di verde, un po’ di natura. Siamo sempre più legati alla tecnologia che ci rende quasi schiavi. Personalmente vivo in una casa in campagna dove mi prendo cura di diversi animali. Quando la mattina mi sveglio e mi rendo conto di quanto sia fortunato a vivere immerso nella natura, mi piacerebbe che tutti potessero vivere così, tra aria pulita e vita serena. Credo sia un modo corretto di vivere e che poi dia anche una carica in più.

Chiudiamo con un’ultima domanda. In un’intervista tu hai affermato che “la vita è una e irripetibile”, ci lasci con un appello ai nostri giovani contro il bullismo?

La vita è una sola, però se ben vissuta è più che sufficiente. Quello che mi sento di raccomandare ai più giovani è di essere delle persone educate e di avere rispetto per sé stessi e per gli altri. Poi credo sia importante che i ragazzi si impegnino a fare quello che più gli piace, lo devono fare con il cuore, dando tutto sé stessi, solo così si potrà arrivare a vivere senza rimpianti, senza rimorsi per qualcosa che si poteva fare e non si è fatto. Poi i frutti che si raccoglieranno saranno diversi da persona a persona, ma comunque sarà un successo perché hai dato tutto te stesso. La vita è meravigliosa e piena di cose belle, dobbiamo sfruttare ogni momento della nostra vita per viverla al meglio volendo bene alle persone e al prossimo in generale. Se riusciremo a realizzare questi intenti il bullismo è una cosa che scomparirà da sola, l’amore vince su tutto.

WhatsApp
Telegram

Storia di Giacomo Matteotti che sfidò il fascismo: una grande lezione di educazione civica per tutti. Webinar gratuito