Breve storia di un algoritmo senza coscienza. Lettera

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Inviata da Stefania D’Andrea – Settembre, il vero Capodanno del mondo scuola. Tutto riparte, mezzi di trasporto si ricolmano di studenti assonnati, famiglie corrono felici verso la mole
di impegni quotidiani, LIM vengono rianimate dal letargo estivo. Tutto placidamente nella norma. Oppure non proprio, è pur sempre Capodanno, e non possono mancare i botti.

Non botti qualunque, pericolosamente esibiti in presenza. Botti 3.0, esplosi a distanza e in modalità asincrona, più sicura e senza rischi per l’incolumità, mediante un sofisticato sistema d’intelligenza artificiale: l’algoritmo, che privo di coscienza avrà anche il merito di non incorrere in errori da primitiva
emotività umana.

A godersi lo spettacolo trepidanti precari in attesa di assegnazione di un incarico, qualunque esso sia poco importa (annuale, fino al completamento delle attività didattiche, spezzone), perché ogni cattedra merita di essere amorevolmente adottata.

Precari (chi più, chi meno), ognuno dei quali ha trascorso agosto a stilare una minuziosa classifica di un massimo di centocinquanta preferenze fra tutte le sedi scolastiche provinciali, preferenze sulla base delle quali, in ordine al maggior punteggio maturato per titoli e servizi da ognuno nel tempo, l’algoritmo conferisce di norma un incarico abbinando con integerrima precisione ogni cattedra al suo nuovo idoneo affidatario.

Fin qui tutto perfetto, sembrerebbe.
Sennonché, è pur sempre Capodanno, c’è la lotteria.
Sì, perché i conferimenti avvengono in realtà sulla base di vari turni di assegnazione (per ulteriori posti emergenti nel corso delle settimane), che dal secondo giro in poi non ricominciano ad affidare incarichi a partire nuovamente dal primo candidato con maggior punteggio, escludendo quelli già collocati e considerando chi un incarico non l’ha ancora ricevuto (come di norma, per logica, equità e meritevolezza si è sempre operato mediante le convocazioni in presenza o in modalità sincrona), bensì i sopraggiunti conferimenti avvengono a partire dal candidato successivo all’ultimo eletto nel precedente turno.

Dulcis in fundo, gli ultimi saranno i primi e i primi saranno fuori dai giochi. Aventi maggior punteggio, esperienzati, abilitati, titolati, poco importa. Sono primi solo in lista d’attesa, sono solo i primi partecipanti al primo turno d’assegnazione, sono solo i primi perdenti posto.
Non ci sono meriti, preferenze, diritti o concorsi che tengano.

Il sistema è fatto per divagare nell’incertezza, alimentando il precariato del precariato, oscurando ogni tua (apparente a questo punto) scelta, perché, se vuoi continuare a fare questo lavoro, non importa che tu abbia vinto finanche un concorso, il prossimo agosto dovrai rituffarti nel vortice delle (in)disponibilità abbandonandoti alla deriva. Solo quell’algoritmo senza coscienza saprà catapultarti lì dove il mare non luccica.

Precaria da sei anni per prima volontaria scelta, vincitrice di concorso, abilitata all’esercizio della professione insegnante, disoccupata.
È Capodanno. Happy new year.

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