Bozza decreto scuola Coronavirus, Pacifico (Anief): riaprire graduatorie di istituto e usarle per assumere

di Ilenia Culurgioni

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Marcello Pacifico, Presidente nazionale Anief, commenta le bozze di decreto sulla conclusione dell’anno scolastico in emergenza sanitaria e, pensando all’avvio del nuovo anno, spiega quali possono essere le soluzioni per risolvere il precariato nelle scuole.

Nelle scorse ore la nostra redazione ha pubblicato la bozza di decreto. Anief ha prontamente commentato dicendo che sperava si trattasse di un pesce d’aprile.

Questo testo è pieno di contraddizioni e non è la risposta giusta né nei confronti degli studenti né nei confronti del personale e di quello che si sta facendo in questi giorni. Se questo testo è una bufala, come si spera, o se dovesse esserne riscritto un altro, invitiamo il Ministro, piuttosto che accentrare le scelte decisionali, a fidarsi della comunità educante e di consentire alle singole istituzioni scolastiche di disciplinare la materia di valutazione, risolvendo però una volta per tutte il problema del precariato.

C’è stato un incontro nei giorni scorsi in videoconferenza, non si è parlato di questo decreto?

L’incontro è terminato con la Ministra che, su sollecitazione della Cgil, ha detto che ci sarebbe stato un testo che avrebbe normativamente regolato la fine dell’anno scolastico. Però dal dire questo al testo che è stato divulgato… Quel testo non è rispettoso del lavoro svolto dagli insegnanti, ancor più se precari, dal personale Ata e dai dirigenti scolastici.

Gli insegnanti sono stati chiamati a svolgere un’attività didattica a distanza e ultimamente anche a fare un rendiconto dell’attività con un monitoraggio che è stato chiesto ai dirigenti scolastici. Senza dimenticare delle famiglie che si sono dovute inventare nuove soluzioni per cercare di aiutare i propri figli. Tutto questo verrebbe smentito dall’idea di dover recuperare il tempo scuola. Anief non è contro l’idea che dal prossimo anno ogni insegnante, in ogni consiglio di classe, in ogni organo collegiale si vada a vedere quali siano le strategie migliori per recuperare rispetto a dei saperi che si sono persi, ma non bisogna pensare che quello che si sta facendo oggi con la didattica a distanza sia un gioco o una parentesi inutile. O peggio, come ho sentito da altri sindacalisti in quel tavolo, la didattica a distanza non venga ritenuta un’attività formativa. Ogni attività educativa è formativa.

La didattica a distanza, tra l’altro, secondo le bozze del decreto, diventa obbligatoria

L’ennesima contraddizione. Si vorrebbe mettere obbligatoria la didattica a distanza e si vorrebbe disconoscere quanto è stato fatto fino ad oggi in un mese di scuola. Recuperare il tempo scuola sarebbe una sconfessione della didattica a distanza che si vorrebbe rendere obbligatoria. Sull’obbligo della didattica a distanza, bisognerebbe che ogni scuola formasse il personale e lo dotasse degli strumenti per svolgere l’attività e mettesse ogni studente nelle condizioni di poter seguire.

Si rende obbligatoria ma non ci sono gli strumenti?

Non ci sono gli strumenti per poterla garantire a tutti. Ci sono dei problemi sotto gli occhi di tutti. Arrivano i soldi per i tablet, ma se le scuole sono chiuse, come li consegni i tablet alle famiglie? Ti rivolgi alla Protezione civile che, tra le tante incombenze, deve anche provvedere a questo? Molti studenti non hanno neanche la carta per stampare i compiti. Con questo non si intende dire che la didattica a distanza non vale. Comunque è un momento straordinario a cui il personale della scuola sta rispondendo in maniera straordinaria, le famiglie prima di tutti, stanno rispondendo con quella fiducia e quel rinnovo del patto educativo con la scuola, che sembrava essere stato messo in discussione negli ultimi anni. Andare a dire ora agli insegnanti e alle famiglie che quello che si sta facendo non è valido, per i motivi detti prima, che chi l’ha fatta bene è un di più, chi non l’ha fatta è uguale, è sbagliato. La stragrande maggioranza la sta facendo bene. Dal Ministro ci aspettiamo che lasci liberi gli organi collegiali delle scuole per scegliere i migliori criteri di valutazione per validare l’anno scolastico. La valutazione deve essere fatta in base a ciò che si è fatto in ogni classe. Una didattica fatta in zone particolarmente colpite dal virus con un alto numero di morti, dove ci sono anche drammi famigliari e ulteriori restrizioni nei movimenti, è diversa da quella svolta in altre zone meno colpite.

Cosa vi aspettate adesso?

Ci aspettiamo un provvedimento che, piuttosto che dare pieni poteri al Ministro, dia pieni poteri agli organi collegiali per validare l’anno scolastico e per adottare quelle strategie di rimodulazione della programmazione didattica per l’inizio del prossimo anno scolastico. Non recupero tempo scuola ma autorizzazione ai collegi a riprogrammare le attività, ovviamente dietro il finanziamento di risorse umane e finanziarie per un’eventuale attività di potenziamento, sempre nella libertà dei collegi, altrimenti si tratta di mancanza di rispetto del lavoro che stanno svolgendo gli insegnanti e del tempo messo a disposizione da alunni famiglie.

Presidente, cosa ne pensa dell’ammissione di tutti agli esami di Maturità e di un eventuale colloquio online?

Questo già avviene per le lauree, va bene come soluzione. L’importante è che si tenga conto del programma che si è svolto fino ad oggi. L’esame può essere svolto in maniera telematica senza pensare di rinviarlo. Se poi si pensa che questa situazione possa non essere ottimale per consentire ai ragazzi, dal punto di vista emotivo, di svolgere gli esami, allora si può pensare di rimandarli a settembre o ottobre.

Nella bozza si legge inoltre che i concorsi potranno essere banditi

E’ contraddittorio in questo momento pensare di emanare i bandi e non aggiornare le graduatorie di istituto. Perché i bandi di concorso non possono portare nei prossimi mesi, non prima di questa estate, l’espletamento dei bandi stessi e quindi significa che il prossimo anno scolastico inizia di nuovo con il record della supplentite, più di 200mila docenti e 40mila Ata. Perché di nuovo si vuole ritornare alle MAD e al reclutamento fuori graduatoria? E perché poi, visto che i concorsi saranno rinviati, si pensa già oggi a fare una retrodatazione eventuale giuridica di chi verrà assunto ad anno scolastico iniziato e non si pensa di assumere quel precario che insegna da anni nelle nostre scuole?

In questo momento il Ministro deve riaprire le graduatorie di istituto, deve trasformarle in provinciali come la legge vuole e riteniamo che nel futuro decreto legge debba chiedere di reclutare in maniera straordinaria dalla graduatorie di istituto o dalle graduatorie Ata 24 mesi affinché si dia merito al personale precario che in questo momento sta portando avanti la nostra scuola. Stiamo parlando di uno su cinque. Si dia una risposta immediata a quello che già a ottobre era dichiarato urgente, cioè il problema della supplentite.

Le graduatorie di istituto vanno riaperte e utilizzarle per l’assunzione una volta esauriti gli altri canali, insieme a una conferma dei ruoli di chi è stato inserito con riserva e ha superato l’anno di prova e non si capisce perché debbano essere licenziati.

Si dovrebbero inoltre confermare i supplenti che in questo momento stanno svolgendo l’attività a distanza. Il prossimo anno bisognerà intervenire su quello che si è fatto in questo periodo. Nel frattempo lo Stato italiano non si può permettere di continuare a chiamare precari perché ha la possibilità di assumerli. Altri sindacati parlano di concorsi per titoli, noi non siamo per i concorsi per titoli perché abbiamo le graduatorie di istituto che sono già per titoli e così anche le graduatorie Ata 24 mesi. Non c’è alcun motivo per fare un nuovo concorso per titoli. Ci vogliono assunzioni.

Sui bandi, se usciranno, noi avvieremo subito le procedure per impugnarli, perché ci sono migliaia e migliaia di precari che sono esclusi dalla partecipazione. Se non si utilizzeranno le graduatorie di istituto per assumere i precari, andremo a chiedere l’impugnazione dei bandi per favorire la partecipazione ai concorsi del più alto numero di precari.

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