Boschi (IV): con Recovery aumentare stipendi docenti meritevoli. Più tempo pieno, formazione pomeridiana, edilizia. [INTERVISTA]

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“Serve riaprire prima possibile le scuole, ma serve avere anche tutti gli insegnanti in classe. Dopo tre mesi non è accettabile che ci siano ancora classi scoperte”. A Orizzonte Scuola, in un’intervista esclusiva, parla così Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva e fedelissima di Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio e papà della riforma “Buona Scuola”. Dal ritorno in classe al concorso straordinario, passando per la didattica a distanza. Tanti sono gli argomenti trattati con la deputata toscana.

L’emergenza coronavirus coinvolge anche la scuola. Voi vi siete battuti fino all’ultimo per tenere le lezioni in presenza, ma questo non è stato possibile. Una sconfitta per tutti?

“La più grande sconfitta, come ho avuto modo di dire anche in parlamento al presidente Conte. Altri Paesi come Germania, Francia e UK anche nei momenti più duri, hanno salvaguardato la scuola. Noi ci siamo battuti fino all’ultimo ma soprattutto per primi e in beata solitudine. Già a inizio aprile, infatti, abbiamo chiesto di riaprire le scuole in sicurezza per ragazzi, docenti e tutto il personale scolastico, venendo criticati da tutti. Servivano sanificazioni, più che banchi a rotelle. Più soldi e organizzazione sul trasporto pubblico locale, risorse e poteri speciali ai sindaci per riorganizzare le scuole durante le chiusure. E poi tamponi rapidi e più informazioni alle famiglie e agli insegnanti. Penso che i dirigenti scolastici abbiano fatto di tutto, assumendosi anche dei rischi, pur di tenere aperto. E gli insegnanti abbiano fatto e stiano facendo salti mortali per salvaguardare il diritto allo studio e non lasciare soli i ragazzi, ma avrebbero avuto bisogno di indicazioni più chiare e tempestive dai governi locali e da quello centrale. Serve riaprire prima possibile le scuole, ma serve avere anche tutti gli insegnanti in classe. Dopo tre mesi non è accettabile che ci siano ancora classi scoperte”.

Utilizzo della mascherina obbligatoria per gli alunni dai 6 anni in su. Lei reputa la misura corretta? Forse non nasconde l’idea che la scuola non è poi così sicura?

“Come ha confermato anche in questi giorni il CTS, la scuola ha un ruolo marginale nella curva dei contagi. Per i bambini sotto ai 10 anni il rischio di infettare peraltro è piuttosto basso. I maggiori problemi di contagio sono all’entrata e all’uscita di scuola semmai, se non si sta attenti. Detto questo, se ci sono delle regole io sono abituata a rispettarle. Se gli esperti chiedono di mettere la mascherina, anche se può essere fastidiosa per un bambino, va tenuta. Penso che gli insegnanti e le famiglie dovranno con pazienza spiegare l’importanza di metterla. Il covid ci ha insegnato anche delle buone pratiche igieniche che prima, purtroppo, non tutti avevano come quella di lavarsi spesso le mani. E i bambini sono spugne: imparano e capiscono tutto. Basta parlare con loro. La mia nipotina di 4 anni ormai ne sa praticamente più di me di come si previene il covid”.

Siete favorevoli ad una piattaforma nazionale per la didattica digitale? La didattica a distanza, alle giuste condizioni, non può essere il futuro?

“Siamo favorevoli ad ogni intervento che aiuti la scuola e l’apprendimento. E a maggior ragione siamo d’accordo con ogni intervento che aiuti a superare la difficoltà di questo momento.
Con la buona scuola abbiamo investito tanto per la modernizzazione anche tecnologica delle nostre scuole. Però se mi chiede se quello è il futuro, le dico che spero proprio non lo sia. Per me la didattica a distanza è un incubo, non un sogno. E’ una opportunità importante per quei bambini e bambine che magari non possono andare a scuola perché malati, in alcuni periodi. Ma deve rappresentare l’eccezione, non la regola. Un’attività a supporto, non l’unica modalità di insegnamento.
Certo va implementata ora. Va resa accessibile a tutti a parità di condizioni per non avere studenti di serie a e di serie b, ma non è l’obiettivo. Non per noi di Italia Viva almeno. Glielo dico da ex studentessa, ma soprattutto da figlia di una insegnante e poi dirigente scolastico oggi in pensione: la scuola non è solo apprendimento. La scuola deve essere meritocratica, deve spingerti a coltivare i tuoi talenti, anche insegnarti delle nozioni, certo. La scuola deve garantire il diritto fondamentale all’istruzione. Però la scuola è di più. La scuola pubblica è – o almeno dovrebbe essere – anche il luogo dell’incontro dell’altro, della curiosità, della crescita. La scuola pubblica è il più grande strumento di democrazia. Sono terrorizzata dalle scuole chiuse o a distanza. In molti casi la scuola non è solo il luogo in cui molti ragazzi consumano l’unico vero pasto della giornata, ma è anche l’unico luogo in cui un adulto li ascolta. Quanti insegnanti scoprono violenze in famiglia, emarginazioni, discriminazioni. Molti ragazzi senza scuola semplicemente non hanno più una chance di una vita diversa. Per questo ho sempre detto che i bravi insegnanti, al pari dei medici, possono salvare vite. Non in senso fisico magari, ma salvano vite”.

Negli ultimi giorni si sono verificati diversi crolli nelle scuole. Più che i banchi a rotelle forse non è necessario intervenire urgentemente sull’edilizia scolastica?

“Per fortuna non ci sono state vittime. Lo diciamo da tempo e abbiamo più volte chiesto al governo, senza successo, di ripristinare l’unita di missione per l’edilizia scolastica. È stata una delle prime scelte di Renzi come presidente del consiglio. Da ex sindaco, oltre che da padre, conosceva l’urgenza di mettere in sicurezza le scuole. Grazie al lavoro dell’unità di missione coi nostri governi abbiamo speso concretamente più soldi dei 30 anni precedenti. Circa 10 miliardi. Il che la dice lunga soprattutto sugli anni precedenti, molto è stato fatto, ma tantissimo resta da fare.
Nel dl semplificazioni, di recente, abbiamo fatto passare una norma per semplificare le regole per i sindaci e consentire loro di accelerare interventi sulle scuole. Speriamo che ci si attivi presto”

Il concorso straordinario si è bloccato per via della pandemia. Nella maggioranza c’è chi non voleva nemmeno far partire il concorso come il PD o LEU. IV si è trovata “alleata” del M5S. Aveva davvero senso fare un concorso in piena emergenza?

“Conosco molto bene le critiche sul concorso. Ho incontrato molti insegnanti precari e ricevuto email, sms e telefonate preoccupate di tanti comitati. Non sottovaluto le difficoltà di chi ha dovuto affrontare il concorso in questo periodo. Tuttavia, senza nascondersi, ribadisco che noi abbiamo sempre sostenuto l’esigenza di concorsi, per quanto semplificati, per favorire il merito nella scuola.
Non solo per i miei nipoti o un giorno per i miei figli, ma per tutti i ragazzi e le ragazze italiane vorrei il meglio, specie per i più disagiati che solo nella scuola avranno una occasione di riscatto. Occorre selezionare i migliori docenti e occorre rispettare la costituzione che chiede concorsi pubblici per accedere alla pubblica amministrazione. Per questo abbiamo sostenuto la ministra coerentemente alle nostre posizioni di sempre a favore del merito nella scuola e a tutela dei tantissimi insegnanti validi che hanno superato prove dure per diventarlo. Però noi abbiamo parlato di concorsi che la ministra ci aveva assicurato sarebbero stati banditi entro fine maggio e conclusi in estate in una situazione epidemiologica del tutto diversa e a scuole chiuse, senza creare disagi. I ritardi della ministra non sono imputabili a noi. Ovviamente, mesi dopo, svolgere i concorsi in piena emergenza Covid è diventato impossibile. Comunque, a prescindere dal covid, servono percorsi formativi e abilitanti e concorsi ogni due anni, altrimenti saremo sempre in emergenza. La buona scuola ha bisogno di insegnanti preparati e stabili”.

Italia Viva, tramite il proprio leader Matteo Renzi, ha sempre avuto a cuore la scuola. Quali sono le tre priorità da realizzare entro il 2022 anche attraverso il Recovery Plan?

“Intanto edilizia scolastica, come ci siamo detti. Scuole sicure, senza barriere architettoniche, green e magari belle, a misura di studente. Investimenti nella digitalizzazione non solo per la didattica a distanza ma per nuove forme di apprendimento in presenza. E poi recuperiamo il tempo perso: stiamo più a scuola. Lo so che può sembrare contro tendenza parlarne ora che le scuole sono chiuse ma puntiamo su ampliare il tempo pieno e sulla formazione pomeridiana. E, recovery o meno, penso che dovremmo puntare su una maggior valorizzazione degli insegnanti anche in termini stipendiali, puntando sul merito e premiando chi svolge più incarichi.  A me è sempre piaciuta molto una frase di un ex rettore di Harvard: se l’istruzione costa, provate con l’ignoranza. Ecco nessun euro speso nella scuola è sprecato. È un investimento che torna con gli interessi ogni volta“.

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