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Borse di studio e tasse: come funziona il regime fiscale

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Come funziona la tassazione delle borse di studio, soprattutto in presenza di altri redditi anche da lavoro dipendente.

Le borse di studio, che siano per meriti, per particolari e limitate situazioni reddituali, ma anche per appartenenza a determinate minoranze o etnie, o un mix tra tutte queste, sono un argomento particolare. Parliamo di un autentico finanziamento agli studi assegnato per i più disparati motivi.

La domanda più frequente che riguarda tanti studenti e tante famiglie che ne beneficiano è sul regime di tassazione di questi emolumenti. Vanno indicati nel modello 730 piuttosto che nel modello Redditi Persone Fisiche? Oppure, rientrano o meno nel reddito imponibile assoggettato ad Irpef? Il regime fiscale e gli obblighi di dichiarazione sono argomenti da approfondire.

La tassazione delle borse di studio la guida

La borsa di studio di norma viene erogata allo studente. Che poi, quest’ultimo sia studente lavoratore o che appartenga ad una famiglia con padre e madre che lavorano, fa poca differenza. Serve dichiarare quanto di è percepito come borsa di studio.

La tassazione in Italia colpisce i redditi prodotti e in questo caso le borse di studio come è ovvio, si sommano a tutti gli altri redditi prodotti. Il quesito è invece relativo al regime di tassazione a cui queste borse di studio sono assoggettabili.

I redditi sono una cosa delicata. Basti pensare che è dai redditi (anche se non solo da loro) che si parte per calcolare l’Isee. Ogni euro in più che finisce in quel montante da cui di calcola pure l’Isee, può portare a superare le soglie utili a prestazioni assistenziali, bonus e benefit vari.

Adesso pure l’assegno unico sui figli (che sostituisce anche Anf e detrazioni) ha come riferimento l’Isee. Inevitabile prosi alcune domande relative alla borsa di studio. Le imposte da pagare che potrebbero assottigliare il beneficio ottenuto ricevendo la borsa di studio, o l’aumento del reddito che potrebbe far perdere benefici e altre prestazioni a cui si avrebbe avuto diritto senza queste borse di studio.

Borse di studio, non esiste un unico tipo

Ricapitolando, la borsa di studio va considerata come un contributo economico assegnato a studenti che frequentano le Università e a volte anche le scuole superiori. Inoltre esistono borse di studio per chi è alle prese con dottorati di ricerca e perfino per i neolaureati.

La borsa di studio non è certo una invenzione recente, anzi, è contemplata dalla nostra Costituzione della Repubblica al suo articolo n° 34 in cui tratta di diritto allo studio. Il doppio binario con cui viene assegnata la borsa di studio è quello prima citato. Innanzi tutto la meritocrazia, cioè il merito scolastico e di studio. E poi il reddito del nucleo familiare dello studente o del neolaureato. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, questo il principio della borsa di studio come citato espressamente dalla nostra Carta Costituzionale.

Di borse di studio ne esistono diverse. Ci sono quelle classiche, erogate direttamente dalle Università o in genere dagli istituti scolastici, frequentate dagli studenti. Ma ci sono pure borse di studio erogate da Regioni, Comuni, Comunità Europea, Enti pubblici vari e fondazioni di diverso tipo (bancarie per esempio, ma anche di ricerca scientifica). Non si può entrare nel dettaglio delle condizioni di accesso alle borse di studio proprio per via della loro diversità.

I requisiti di accesso, le condizioni e i punteggi atti a poter rientrare tra i beneficiari, cambiano da Ente ad Ente e da Scuola a Scuola, in base ai vari bandi emanati.

Borse di studio, che redditi sono?

La borsa di studio è a tutti gli effetti un reddito. E come tale è regolamentato dal Tuir (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Per la “Bibbia” delle imposte sui redditi dei contribuenti, la borsa di studio è catalogata come reddito assimilato. Come è noto i redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente sono redditi che a tutti gli effetti ricadono nel campo di applicazione della tassazione Irpef canonica.

La condizione ”sine qua non” generalizzata per comprendere la tassazione a cui è assoggettabile una borsa di studio è l’assenza di un rapporto di lavoro dipendente tra l’Ente che eroga la borsa di studio e il soggetto che la riceve.

Come per qualsiasi reddito da lavoro dipendente o da pensione, anche le borse di studio godono delle relative detrazioni che di fatto cancellano qualsiasi imposta dovuta se la borsa di studio non è collegata ad altri redditi prodotti. Naturalmente la detrazione è collegata al periodo per il quale la borsa di studio è erogata come le detrazioni per lavoro dipendente sono collegate al periodo di svolgimento dell’attività lavorativa nell’anno di imposta.

Una sottolineatura non  da poco questa dal momento che esistono borse di studio che fanno riferimento solo ad un determinato corso e non a tutto l’anno accademico. In questo caso la detrazione fruibile deve essere rapportata alla durata del corso e non dell’intero anno.

Alcune problematiche fiscali che possono nascere con la borsa di studio

Va ricordato comunque che la borsa di studio in genere è erogata al netto delle tasse, poiché l’Università, la Scuola o l’Ente erogatore adotta la ritenuta d’acconto. Per le borse di studio viene rilasciata la relativa certificazione unica che serve anche, eventualmente, per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

Se la borsa di studio fa salire il reddito di un nucleo familiare a tal punto da cambiare scaglione di imposta, evidente che occorrerà pagare la differenza di imposta non trattenuta dal soggetto che ha effettuato l’erogazione della borsa di studio.

Inoltre, non è da sottovalutare il fatto che una borsa di studio può determinare la fuoriuscita dal carico fiscale di un genitore, del figlio che l’ha ricevuta. Va ricordato infatti che per essere soggetto a carico fiscalmente e godere delle detrazioni per familiari a carico (molte delle quali adesso scompaiono con l’avvento dell’assegno unico sui figli fino a 21 anni), il tetto del reddito personale annuo del soggetto deve essere fino a 2.840,51 euro o fino a 4.000 uro per i figli sotto in 24 anni di età.

Borsa di studio ed esenzione fiscale, non mancano le possibilità

Come detto prima, quando abbiamo citato la parte normativa dei redditi assimilati prevista dal Tuir, anche le borse di studio sono considerate tali se non c’è un rapporto di lavoro dipendente in corso tra organismo pagatore della borsa di studio e soggetto che ne beneficai.

Non vanno considerate redditi assimilati le borse di studio erogate dal datore di lavoro ai suoi dipendenti. In questo caso meglio parlare di “fringe benefit”, con la borsa di studio che rientra nel campo di applicazione delle norme relative alla concessione di una auto aziendale o di un cellulare aziendale per esempio.

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