‘Borse di rientro’. Ecco le agevolazioni per riportare in Italia i cervelli migliori

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Contro la fuga dei cervelli all’estero, alcune amministrazioni locali corrono ai ripari e si ingegnano per far rientrare in Italia i giovani più promettenti che sono espatriati. 

Come si legge sul Giornale, alcune pubbliche amministrazioni hanno pensato a borse di studio e incentivi fiscali come strumento per facilitare il rientro in Italia degli studiosi più preparati che hanno preferito volgere il loro sguardo oltre i confini italiani, soprattutto Francia, Germania e Regno Unito, per inserirsi nel mondo del lavoro.

I costi della fuga dei cervelli

Il fenomeno della fuga dei cervelli all’estero è noto a tutti anche nel danno economico. Lo stato investe per il livello di istruzione dei suoi giovani e i frutti di questo investimento, circa il 4% del pil, vengono raccolti dagli Stati che offrono opportunità maggiori alle menti eccelse.

Il quotidiano riporta anche un commento di Chiara Binelli, ricercatrice dell’università Bicocca di Milano e co-direttore del Centro per la ricerca e il progresso sociale. “Considerando che la spesa familiare per la crescita e l’educazione di un figlio – sostiene la ricercatrice – dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata intorno ai 165mila euro, l’Italia ha perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano. A questa perdita va aggiunta la spesa sostenuta dallo Stato per la formazione dei giovani che hanno lasciato il Paese: 5,6 miliardi se si considera la spesa media per studente dalla scuola primaria all’università. In totale, il rapporto stima una perdita complessiva di 14 miliardi solo nel 2015”.

L’esempio del Veneto

Fra i progetti più ambiziosi, il giornale diretto da Sallusti cita quello della Regione Veneto, le «borse di rientro», che prevede uno stanziamento di 1,5 milioni di euro per richiamare diplomati e laureati. I fondi saranno utilizzati per finanziare proposte e progetti per invogliare i lavoratori più qualificati a tornare in Italia.

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione