Boom di istituti “okkupati”. 57% studenti pronti a prendere possesso istituti. I docenti dovranno recuperare il servizio?

di redazione
ipsef

dp – E’ notizia di ieri che Roma è interessata da una ondata di occupazioni delle scuole da parte degli studenti. Ieri mattina, infatti, sono stati occupati ben 6 nuovi istituti. Gli studenti vedono in questa forma di protesta un utile megafono per far valere le proprie posizioni. Ma Skuola.net, il noto portale dedicato agli studenti, avverte: attenti perché  è reato. L’alternativa c’è, la "cogestione"

dp – E’ notizia di ieri che Roma è interessata da una ondata di occupazioni delle scuole da parte degli studenti. Ieri mattina, infatti, sono stati occupati ben 6 nuovi istituti. Gli studenti vedono in questa forma di protesta un utile megafono per far valere le proprie posizioni. Ma Skuola.net, il noto portale dedicato agli studenti, avverte: attenti perché  è reato. L’alternativa c’è, la "cogestione"

Così, nella sola Roma, 10 scuole "okkupate", e pare che siamo solo all’inizio: il liceo Aristotele in via Giovanni Comiso, il Margherita di Savoia in via Cerveteri, la scuola alberghiera in piazzale Elsa Morante, l’istituto Gassman in via Pietro Massi a Primavalle, l’Ermellini di via Colossi e la scuola Pirelli in via Rocca di Papa Cavour, Galileo Galilei e Vittoria Colonna: il bilancio delle scuole occupate è salito almeno a 10.

Ma il fenomeno, basta fare un giro nel web, interessa molte città italiane.

Insomma, la protesta degli studenti contro i tagli e per il diritto allo studio sembra esserci, sebbene in sordina, e scommettiamo che nelle prossime settimane esploderà.

A fianco ai Flash Mob, che stanno caratterizzando le forme di protesta dei più giovani, e le manifestazioni, anche quest’anno si è dato il via alle "okkupazioni". Una forma di protesta che, secondo un sondaggio svolto da Skuola.net, verrebbe messa in atto dal 57% degli intervistati. Inoltre, il 41% ritiene che le proprie motivazioni siano più importanti di qualsiasi punizione.

Occupare, infatti, è reato. Prendendo impropriamente possesso del proprio istituto scolastico, si va incontro all’infrazione di alcuni articoli della Costituzione e del Codice penale:

art. 633 del Codice penale – invasione di terreni ed edifici;
art. 340 del Codice penale – Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità;
artt. 33 e 34 della Costituzione – sul diritto alla pubblica istruzione.

Anche se, con sentenza del 30 marzo 2000, la II sezione della Corte di cassazione è intervenuta sul punto rilevando che: Non è applicabile l’art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l’arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. Dal momento che l’edificio  non rappresenta una realtà estranea allo studente, che non sono semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non  non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all’edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l’attività scolastica in senso stretto

Sebbene, di idee diverse il Tribunale dei Minori di Palermo, che il 13 novembre 2012 alle ore 9,30, a condannato uno studente a “due mesi di giustizia riparatrice” presso l’Azienda Sanitaria Provinciale, per lo svolgimento di attività socialmente utili.

Eccezioni, evidentemente, se è vero che il 28% degli studenti intervistati da Skuola.net è convinto che alla fine non succederà nulla, che sarà chiuso il classico "occhio" e non saranno commissionate neppure pene disciplinari da parte degli istituti.

Diverso, invece, il discorso relativo alle assenze. Infatti, l’occupazione viene fatta rientrare nel computo totale delle assenze dei singoli studenti, incidendo sulla validità dell’anno scolastico.
Anche qui, c’è, però, l’escamotage, e questo dipende da singolo istituto e dagli organi collegiali competenti: l’occupazione può, infatti, non essere considerata come assenza dello studente, facendola rientrare come attività formativa ed educativa dello studente, come diversa ed alternativa esplicazione del processo formativo dello studente.

Vero è anche che occupare costa, e non agli studenti, ma allo Stato. E’ di pochi giorni fa, il calcolo dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi), che ha valutato in circa 1000 euro il costo giornaliero di una occupazione. :“Uno studente costa allo Stato circa 8 mila euro l’anno, cioè 40 euro al giorno di lezione. Una classe di 25 studenti ne costa mille. Il fermo di una scuola di 30 classi ne costa 30 mila, sempre al giorno, l’equivalente di quanto riceve in un anno di finanziamenti”, ha spiegato Antonio Petrolino.

E l’ANP ha proposto anche delle alternative, come ad esempio la cogestione: si tratta di un periodo in cui studenti e professori possono gestire insieme la didattica, magari per trattare temi che stanno a cuore ai ragazzi. La cogestione è stata sperimentata a Roma l’anno scorso da alcuni presidi.
 
Veniamo ai prof. E’ obbligatorio recuperare i giorni dell’occupazione?

Secondo Marco Barone, che ci ha inviato una disanima legislativa sulla questione durante l’ondata di occupazioni dello scorso anno, no.
Se l’occupazione della scuola configura da un lato una diversa esplicazione di servizio pubblico, e nello stesso tempo il personale scolastico, per causa di forza maggiore, non dipendente dalla propria volontà, non ha potuto prestare la propria prestazione lavorativa, così come contrattualmente prevista, questo, in base all’articolo 1256 del CC che recita “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”, ebbene non è tenuto ad alcun recupero, principio rafforzato anche dall’articolo 1218 del CC, ove in base anche allo stato di acquiescenza della situazione da parte dell’Istituzione Scolastica verso l’occupazione, si desume che se l’impossibilità della prestazione non dipende da causa imputabile al debitore, l’obbligazione è estinta e il debitore (lavoratore) è liberato

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