Bonus merito, docenti lo devolvono in beneficenza. Vogliono aumento di stipendio

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Siamo docenti dell’Istituto Aldrovandi-Rubbiani di Bologna che, nonostante la dichiarazione formale di indisponibilità da noi inoltrata in giugno, hanno ricevuto inaspettatamente il bonus per la valorizzazione del merito introdotto dalla Legge 107.

Abbiamo espresso la nostra ferma contrarietà all’introduzione del dispositivo premiale nelle scuole, perché introduce tra i docenti una dinamica di competizione, sul modello del premio aziendale di produttività, totalmente inadeguata al contesto della scuola e alle sue finalità.

Anche il tentativo di condivisione di criteri di valutazione volti a valorizzare il lavoro quotidiano di cooperazione tra colleghi è stato nei fatti vanificato dalla compilazione di una graduatoria che quantifica e differenzia il contributo di ciascuna e ciascuno in base al giudizio del/della dirigente.

A posteriori possiamo riscontrare l’effetto di disgregazione che inizia a prodursi nelle comunità scolastiche, in contrasto con il principio della collaborazione e della collegialità che dovrebbe regolarne le attività.

Abbiamo deciso di dare voce comune al nostro disagio e dissenso devolvendo il premio ricevuto al finanziamento di iniziative di solidarietà. Il nostro rifiuto è al tempo stesso la denuncia dell’utilizzo ideologico e propagandistico di queste risorse economiche (a cui va aggiunto il bonus dei 500 euro) che andrebbero immediatamente destinate al rinnovo contrattuale, come parziale risarcimento del blocco pluriennale degli stipendi.

Non siamo “meritevoli” e non vogliamo presidi-manager che distribuiscano premi, né la degradante concorrenza tra docenti per una misera integrazione salariale.

Siamo semplicemente insegnanti e vogliamo un aumento della paga base per tutte e tutti, che ponga fine alla progressiva erosione delle retribuzioni e restituisca dignità al lavoro degli e delle insegnanti della scuola pubblica

Invitiamo le colleghe e i colleghi di altre scuole a prendere iniziative analoghe laddove non siano già state avviate e a condividere i loro percorsi.

Primi firmatari:

Teresa Rossano, Luca Castrignanò, Gilberto Pellegrini, Antimo Santoro, Raffaella Cavalieri, Raffaella Comaschi, Incoronata Grosso, Adriana Abbamonte, Patrizia Tomassoni, Francesca Perri, Luciana Miticocchio, Maria Inturri, Virginia Ferrara, Francesco Tabarrini: docenti dell’Istituto Aldrovandi-Rubbiani
Proponiamo di destinare il bonus ai Centri contro la violenza alle donne (fatta salva la possibilità di sottoscrivere il documento anche se si finanziano altri progetti). Questi centri, che svolgono una funzione importantissima relativa al sostegno ma anche alla prevenzione, traggono il loro sostentamento, in gran parte, da contributi spontanei e si fondano sul lavoro delle volontarie. I finanziamenti pubblici, pochi e sempre in ritardo, seguono un percorso che passa dagli enti locali e che, spesso, trova intoppi o veri e proprie deviazioni che ne fanno perdere totalmente le tracce.
La Casa delle donne di Bologna, Trama di Terre a Imola, lavorano in un territorio più attento e partecipe di altri (trovate l’elenco dei finanziatori sul sito), ma si trovano ugualmente ad affrontare difficoltà economiche che le limitano negli interventi. Altre realtà, come Cosenza o Catania, e tante altre, sopravvivono solo grazie all’autofinanziamento ed al lavoro gratuito delle donne che ci lavorano.
Aggiungiamo, infine, la Casa delle donne di Kobane per sostenere l’esperienza di lotta e di costruzione di uno stato democratico, fondato sulla parità di genere. Si tratta di ricostruire la Casa delle donne, distrutta da Isis, per farne un centro internazionale che si occuperà di salute e cultura per donne e bambini.

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