Bonus merito, Granato (M5S): il lavoro si retribuisce, non si premia. Scuola non è azienda

La Senatrice Bianca Laura Granato ha scritto su Facebook un lungo post sul bonus merito, di cui tanto si è parlato a proposito della norma inserita in Legge di Bilancio 2020, che destinerà i fondi previsti nel Fondo di istituto. 

La Senatrice scrive

“il lavoro si retribuisce, non si premia, voler attribuire connotazione qualitativa discrezionale ad un surplus di lavoro è un abuso legalizzato, vale a dire un modo per legittimare quel lavoro sommerso che spesso nelle scuole si porta avanti a discapito della didattica e nelle ore ad essa dedicate conferendo al dirigente scolastico un potere che non solo è iniquo, ma ha la funzione di depotenziare quella che è l’autentica funzione della scuola, promuovere crescita culturale, consapevolezza civica e inclusione sociale”

Docenti distratti dal loro compito primario

“Se infatti abbiamo registrato quei risultati disastrosi nella lettura e comprensione dei testi nell’indagine OCSE PISA – prosegue la Sen. Granato –  è proprio perché i docenti e gli studenti vengono continuamente distratti dal loro compito primario, complici le ambizioni di quella che ormai è diventata una vera e propria lobby, quella dei dirigenti scolastici, che mira solo a giustificare il proprio ruolo all’interno delle scuole, un ruolo che oggi apporta più danno che beneficio purtroppo, dato che la scuola non è e non potrà mai essere un’azienda, dove per attivare indotti economici si sacrificano i diritti di studenti e lavoratori , ma uno strumento di promozione sociale.”

Bonus merito nel Fondo di istituto: serve il decreto attuativo

“Per questo – conclude la Granato – mi batterò per fare in modo che al più presto il ministro emani i decreti attuativi per dare seguito al comma 249 dell’art. 1 della Legge 160/2019, nell’ottica di cancellare l’abuso normativo introdotto dalla legge 107/2015 del cosiddetto bonus premiale conferito dai dirigenti ai docenti senza alcuna trasparenza e con una discrezionalità che è totalmente fuori contesto all’interno di un servizio pubblico come la scuola statale”

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