Bonus docenti, istruzioni per l’uso. Lettera

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Il Corsera del 31 maggio u.s. ospita l’intervento di Attilio Oliva, già manager Luiss e Confindustria, presidente di Trellle –dal cui sito web leggiamo: “Associazione non profit, rigidamente apartitica e agovernativa […] un vero e proprio think tank che, attraverso un'attività di ricerca, analisi e diffusione degli elaborati offre un servizio all'opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale”-.

Il Corsera del 31 maggio u.s. ospita l’intervento di Attilio Oliva, già manager Luiss e Confindustria, presidente di Trellle –dal cui sito web leggiamo: “Associazione non profit, rigidamente apartitica e agovernativa […] un vero e proprio think tank che, attraverso un'attività di ricerca, analisi e diffusione degli elaborati offre un servizio all'opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale”-.

Oggetto dell’articolo, il bonus per i docenti.

Con la seguente analisi proviamo noi a offrire un servizio all’opinione pubblica. Innanzitutto si constata che un professionista, proveniente da altri ambienti, possa prendere posizione su tematiche che conosce soltanto de relato, abitudine consueta del Belpaese, che già vanta sessanta milioni di allenatori della nazionale di calcio! Mi colpisce, altresì, l’assunto di partenza dell’articolo che cita fantomatiche “indagini internazionali”:

“[…] a parità di contesti ambientali e socioeconomici, scuole simili danno risultati molto diversi: evidentemente la variabile che fa la differenza è la qualità professionale di chi la dirige e di chi vi insegna”.

Ma è proprio vero? Bastano docenti e dirigenti per trasformare il trend sociodinamico (e psicologico, etico, culturale…) dei giovani su un territorio?

Chi insegna sa che tale determinismo pseudo-scientista nella realtà scolastica non ha luogo d’essere. Errato pensare che i soli docenti possano trasformare un’Istituzione scolastica (e il destino dei giovani che la vivono e ivi si formano).

  1. errato ideologicamente, poiché ogni scuola è un unicum -persone e vita in evoluzione-;

  2. errato metodologicamente: il PIL pro capite del territorio servito (si immagina che il fattore di comparazione utilizzato sia meramente economico, poiché l’articolo del Corsera omette riferimenti scientifici a supporto della succitata tesi) non tiene conto di:

    1. sistema valoriale di riferimento della popolazione servita;

    2. ampiezza del territorio servito;

    3. disponibilità dei servizi sul territorio (p.e. rete dei trasporti);

    4. tipologia del sistema produttivo/vocazionale del territorio;

    5. progetti/fondi complementari offerti dalle Regioni;

    6. appetibilità della sede per i docenti;

    7. velocità del turn-over del personale;

    8. percentuale di extracomunitari.

Bisogna spiegare agli improvvisati e autoproclamatisi c. t. della Scuola Italiana che un’Istituzione formativa è efficiente anche in virtù di: supporto offerto dalle famiglie (variabile non solo economica ma soprattutto morale); orario di levata mattutina e distanza casa-scuola degli studenti; capillarità e orari dei mezzi di trasporto; non quantificabile, ma facilmente intuibile, è l’imprescindibilità del modello produttivo del territorio nel quale la scuola è calata nonché l’intervento economico Regionale che integra le scarne economie nazionali per la formazione. Infine, il problema del turn-over: solo gli addetti ai lavori possono capire quale importante variabile sia l’appetibilità di una scuola, scelta dai docenti più anziani, sempre alla ricerca di una sede meno disagiata: tale volontà stride con l’esigenza di continuità dell’azione didattica e formativa (quanto mai in auge col Piano dell’Offerta Formativa che, con la L.107, deve possedere respiro Triennale) che le scuole periferiche non possono assicurare.

Torniamo, ora, al tema dell’articolo, il bonus docenti. Lo riassumo brevemente: i 200 milioni stanziati per la premialità docenti sono considerati positivamente e si invitano i Dirigenti Scolastici ad assumersi piena responsabilità, devolvendoli al solo 10% del personale docente, facendo in modo che pochi migliori abbiano una mensilità ulteriore, evitando che l’esiguità del premio infici il suo valore di stimolo agonistico.

Dal dott. Oliva –e anche dal Corsera- non ci aspetteremmo mai un intervento politico in cui si denunciasse che i docenti italiani siano i meno retribuiti, benché abbiano la stessa produttività dei colleghi UE; oppure che i vari governi succedutisi, ignorando le sentenze della Cassazione e le Raccomandazioni europee, hanno tradito il CNL, bloccando anzianità e aumenti salariali, malgrado abbiano macroscopicamente aumentato la mole di incombenze burocratiche. Il paventato potere taumaturgico del Dirigente –qualora attribuisse il bonus con maggiore selettività- è presago dei limiti interpretativi sulle psicodinamiche della scuola:

  1. limiti ideologici, poiché si ritiene possibile gestire l’Istituzione scolastica alla stregua di una banalissima azienda;

  2. limiti metodologici:

    1. il senso dell’Istituzione scolastica si esplicita nell’orizzontalità delle relazioni;

    2. i docenti non sono assumibili, né licenziabili e scelgono loro la propria scuola;

    3. ogni docente è responsabile unico delle scelte didattiche e formative della disciplina;

    4. il singolo è ineludibilmente deputato alla valutazione;

    5. il sapere professionale del docente non è confrontabile, se non per settorialità;

    6. insegnare/formare è sintesi di tecnicismo, empatia, passionalità, sentimenti.

Benché dal versante salariale siano stati proletarizzati, i docenti italiani godono di uno status giuridico che non è possibile mettere in discussione poiché deriva direttamente dalla Costituzione, la libertà d’insegnamento. Nella scuola italiana l’assioma con il quale ci si deve confrontare è la pariteticità istituzionale delle professionalità in campo: il ruolo che ogni docente riveste è frutto di iter curriculari istituzionali che rendono ogni docente un funzionario dello Stato, responsabile di sé e degli studenti; individualità e irripetibilità del sapere, non solo istituzionalità, nella professione docente rendono paritetici i soggetti, annichilendo e sterilizzando ogni tentativo di oggettivare la formazione/qualificazione metodologica/disciplinaristica, che i vari Comitati di Valutazione cercano d’inventare per riqualificare/valutare il proprio personale. Tale pariteticità professionale impedisce che un dirigente possa declinare la qualità dell’insegnamento del docente –magari più bravo a formare i cittadini piuttosto che a spiegare Filosofia, o viceversa!- come vorrebbe invece la Legge (L. 107 c. 29-3a).

Al momento, il maggiore impegno del docente all’interno dei progetti che ogni Istituto realizza, come ogni incarico extra, godono già di un emolumento accessorio –seppur ridicolo-. Se l’eventuale bonus fosse usato per rimpinguare quei magri compensi ulteriori, retribuendo i docenti più impegnati, potrebbe risultare accettabile, ma andrebbe dichiarato. Se invece si continuasse a ostentare la velleitaria volontà di definire l’attribuzione del bonus secondo criteri di qualità, il Dirigente Scolastico incorrerebbe in un duplice rischio: da un lato, produrrebbe conflittualità interna al proprio Istituto, cosa che qualche Dirigente meno provveduto potrebbe ritenere utile per ribadire il proprio potere dirigenziale –divide et impera!-; dall’altro, paradossalmente, indurrebbe la propria realtà scolastica a produrre minor impegno nella componente di coloro che non fossero stati scelti per il fatidico bonus. Saremmo di fronte alla profezia che sia auto-avvera: il bravo insegnante che si vedesse sottostimare potrebbe essere indotto –è una difesa inconscia- a distrarre investimento e impegno altrove, via dalla sua scuola. Inoltre –ancora ci viene in soccorso la PNL- il fatto stesso di essere poco stimato e considerato determinerebbe la diminuzione della sua prestazione intellettuale e docenziale, in termini di partecipazione emotiva.

Ulteriore controindicazione verso determinate forme di meccanismi premianti, si potrebbe verificare qualora i docenti andassero a ‘caccia del bonus’, dimenticando che il loro massimo impegno deve essere devoluto durante le lezioni per gli studenti.

Tali effetti perversi causati dall’attribuzione del bonus devono essere ben considerati. Sembra chiaro che ogni dinamica di retroazione tenda a un ridimensionamento dell’azione didattica generale –il Dirigente e il suo staff di beneficiati dovrebbero essere pronti almeno a comprendere, se non a sopperire, all’inevitabile calo medio d’impegno e produttività dei loro colleghi-.

Tale analisi valga come monito per tutti coloro che ancora introducono nel mondo della Scuola/Università, non capendone la peculiarità, metodologie di gestione desunte dallo human resource management o, peggio, dal marketing.

Prof. Nicola Tenerelli

Vicario Licei Cartesio, Triggiano, Bari

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