Bonus della discordia. Rsu, “spalmato a tutti i docenti”. Dirigente, “a quella riunione c’erano solo 15 persone e non si è votato nulla”

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“In quella riunione c’erano solo quindici, massimo diciotto persone, che corrispondono al 20 per cento degli insegnanti, altro che decisione all’unanimità”.

La dirigente scolastica del liceo scientifico “Tassoni” di Modena interviene sul nostro servizio con il quale nei giorni scorsi avevamo riferito dell’iniziativa di un insegnante che in qualità di Rsu aveva proposto ai propri colleghi che il bonus del merito fosse devoluto a tutti gli insegnanti, precari compresi. “Il Bonus al merito è uno dei punti chiave della legge 107 – aveva scritto in un documento Ioannis Lioumis, fondatore del sindacato Politeia – E’ un meccanismo premiale che i docenti faticano ad accettare in questa forma: 200 milioni di euro l’anno impegnati nel tentativo di far emergere il ‘meglio’”.

Secondo il docente sindacalista è invece “facile capire che è emerso il peggio perché gli ambienti scolastici hanno finito per diventare teatro di dispute tra colleghi piuttosto che fruttuosa collaborazione. Ciò anche, e soprattutto, per il fatto che il lavoro del docente non ha una sua misura oggettiva ed altrettanto difficoltoso è definire i criteri per la sua valutazione. Il ministro Fioramonti ha spiegato di essere contrario all’idea che la scuola debba incentivare comportamenti che sono parte dell’insegnamento. I bonus, perché si faccia qualcosa di più, temo che abbiano esattamente l’effetto opposto. No alla scuola azienda che ti premia perché fai qualcosa in più. Chi oggi fa tanto per vocazione non lo farebbe più perché la leva monetaria diventerebbe prevalente.” Cosa fare a questo punto? “Perché dalle parole si passi presto ai fatti eliminandolo – spiegava Lioumis – servirà un provvedimento legislativo che sopprima i commi 126 e 127 della legge 107/2015. Nel frattempo noi docenti, in linea con quello che l’assemblea sindacale interna al Liceo Tassoni di Modena del 6 novembre ha votato all’unanimità, possiamo aggirare questo iniquo sistema premiale utilizzando la contrattazione d’istituto. La proposta è che la Rsu modifichi le quote di assegnazione del bonus, passando, dal 20 per cento al 100 per cento. In poche parole anziché dividerlo tra i soli insegnanti ‘fenomeni’ lo possiamo distribuire alla totalità degli insegnanti, compresi pure i precari che sistematicamente vengono esclusi dalla categoria degli eccellenti”. Avevamo scritto dunque che la proposta era stata messa ai voti in una riunione sindacale e votata all’unanimità. Evidentemente non si era trattato di un’assemblea sindacale e ce ne scusiamo. “E non si è votato nulla”, aggiunge la preside del Tassoni, Stefania Ricciardi, che abbiamo raggiunto telefonicamente. “Non erano presenti i sindacati territoriali – precisa – né il terzo tra i tre Rsu della scuola. Il docente ha proposto un documento che successivamente ha inviato alla sua mailing list raccogliendo 48 firme, specie tra i precari, evidentemente allettati dall’idea”.

La precisazione della dirigente del liceo emiliano ridimensiona il caso, che comunque aveva una valenza meramente simbolica, ma toglie poco al merito della questione sottesa. E cioè al fatto che esiste un potere divisivo connesso al bonus premiale, del quale si discute da anni, e che negli ultimi giorni è tornato in auge grazie a un recente emendamento alla legge di bilancio che incide proprio sul bonus. Ma al di là dell’aspetto formale della querelle, ed entrando nel merito, che cosa si può contestare alla proposta del sindacalista? “Fermo restando che la mia posizione è irrilevante e che come dirigente non posso che sostenere una legge dello Stato – osserva la dirigente Ricciardi – ammetto che da docente il bonus mi ha dato fastidio perché è visto come divisivo. Come dirigente, ho un lavoro enorme che non s’immagina e vorrei non dovermi dedicare anche a questa incombenza. Vorrei riposarmi e, per quanto mi riguarda, se il bonus rientrasse nel Fondo d’istituto, lavorerei anche meno. Tuttavia ho l’obbligo di aggiungere che in questa scuola ci sono delle professionalità che si dedicano con passione agli studenti, profondendo tempo e amore per la scuola pubblica e io vedevo in questo bonus l’occasione per riconoscere quel quid in più di impegno che in genere non viene mai riconosciuto. Ci sono delle persone davvero eccezionali che si spendono oltre ogni aspettativa e che danno alla scuola le proprie energie senza guardare l’orologio. Sono persone eccezionali. Nulla può retribuire ciò che questi docenti fanno in più, poiché dovrebbe essere il quadruplo. D’altra parte c’è chi invece non fa tutto questo, limitandosi a dare il minimo, o ha un comportamento non trasparente con i colleghi. E questa persona avrebbe diritto allo stesso trattamento rispetto agli altri colleghi? No, non sarebbe equo”.

Come detto, nei giorni scorsi è passato in Parlamento un emendamento che trasformerà il bonus premiale – non è ancora chiaro se dal 1 gennaio prossimo o dall’anno successivo – in una voce destinata a finanziare le attività del Fondo d’Istituto. “Questo fare e disfare in corso d’opera mi avvilisce – commenta la preside del Liceo Tassoni – Uno non sa mai come regolarsi. Che cosa devo fare? Devo riunire o no il comitato di valutazione? Qui si sveglia qualcuno e periodicamente cambia le carte in tavola e non solo in questo campo. Cambiare le regole in corsa ci sottopone a una precarietà che non contribuisce a dare il meglio”.

Ma tant’è. Il bonus merito andrà nel Fondo d’Istituto, a decretarlo un emendamento approvato ieri in Commissione Bilancio a firma Movimento 5 Stelle. Interrogata dalla nostra redazione, la pentastellata Bianca Laura Granato così commenta: “Il bonus non sarà assegnato più dal dirigente scolastico con discrezionalità, ma passa dalla contrattazione d’istituto e quindi da criteri trasparenti, rendicontati e condivisi. Avrei voluto fare molto, molto di più, però è stato cancellato un altro dei pezzi più odiosi della Buona scuola. I relativi 200 milioni l’anno di stanziamento saranno utilizzati dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione. Mi sono battuta personalmente per questa misura e da insegnante prima ancora che da senatrice sono soddisfatta del risultato raggiunto”.  L’emendamento è stato accompagnato da numerose polemiche. I docenti chiedono addirittura che le risorse stanziate per il bonus merito possano incrementare lo stipendio tabellare. Ad affrontare l’argomento è stata sempre la senatrice Granato che ha pubblicato l’emendamento originario: “Questo era il mio emendamento – lamenta – prima che la mannaia del Miur lo riducesse a quelle due righe con cui si limita a prescrivere che il cosiddetto Bonus premiale vada nel Fis”. Tornando a Lioumius, il docente aveva avuto parole dure verso gli sindacati: “Inutile dirvi che tutti i sindacati – aveva tuonato – sono contrari a questa soluzione”. Non ci sta Graziamaria Pistorino, della segreteria nazionale della Flc- Cgil. “La priorità della Flc in questo momento – spiega la sindacalista – è la valorizzazione delle professionalità della scuola attraverso un adeguato rinnovo del CCNL. Tutte le misure più odiose della legge 107, dal 2015 a oggi sono state rigettate attraverso il lavoro certosino del sindacato, come la chiamata diretta sostituita dal contratto della mobilità e come il bonus premiale assorbito dalla contrattazione di istituto”.

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