Bonus 500 euro nello stipendio, filosofia della miseria. Lettera

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inviata da Biagio Biancardi* – Quando un nuovo ministro guida il Miur ci sono tanti interventi pieni di buone intenzioni dello stesso, ma anche colleghi che vogliono fare i “Consiglieri del Principe”.

Molti di questi spingono perché la Carta docente ovvero i 500 euro previsti dalla 107/2015 per acquisti collegati alla funzione docente confluiscano nello stipendio.

Uno dei pochi aspetti positivi della legge, che considerava il docente un professionista della cultura e non un impiegato statale. Un elemento di crescita professionale, per costoro è un fastidio.

La prima osservazione da fare e’ che i 500 messi nello stipendio sarebbero sottoposti a tassazione e quindi decurtati. Questi colleghi e qualche sindacato acefalo attuano un <<filosofia della miseria>> per ricordare una famosa opera di Proudhon. Invece di redistribuire quello che già abbiamo, in maniera sciocca ed autolesionista, chiediamo risorse per il rinnovo del contratto scaduto il 1° gennaio 2019.

Non annunci dei ministri o del premier. Ma l’annuncite è una malattia endemica della nostra politica. A cui si accompagna la credulità di alcuni colleghi.

Apriamo una nuova stagione riformista nella scuola defiscalizzando i futuri aumenti stipendiali, introducendo anche nella scuola i buoni pasto e considerando il lavoro di docente usurante ai fini pensionistici.

Ma per favore non chiediamo elemosine con il cappello in mano. Dignità!

*docente Storia e Filosofia Liceo Elio Vittorini Napoli
RSU UIL Scuola RUA

Bonus merito nello stipendio? Un aumento di 148 euro l’anno

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