Bonus 500 euro ai diciottenni. Rivendere i libri non è un’idea solo dei ragazzi. Lettera

di redazione
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Riguardo la questione dei diciottenni che sfruttano il bonus rivendendo libri, devo confermare che purtroppo questo stratagemma non è limitato a Bari, né riguarda, “culturalmente”, i soli diciottenni, ma anche i loro genitori.

Qualche giorno fa ho sentito con le mie orecchie una madre (benestante, peraltro) dire alla figlia “Non hai ancora speso i 500 euro! Perché non compri dei libri e poi li rivendi? Altrimenti sono soldi persi”.

Il bello, vorrei far notare, è che questa figlia si è appena iscritta al primo anno di università. Nella mia ingenuità mi sono chiesto perché non sfruttasse i 500 euro per comprare i libri che le servono per i corsi che segue. Poi ho capito. Uno studente universitario, di norma, si procura i libri facendoseli prestare, scaricandoli da Internet, fotocopiandoli, in ultima istanza comprandoli usati. Soltanto un “idiota” compra dei libri nuovi! Ecco quindi che anche spendere i 500 euro per dei libri di testo sarebbe sprecare dei soldi.

Ora, se questo modo di pensare è diffuso fra molti diciottenni che sono iscritti all’università (e fra i loro genitori), che cosa ci si potrà mai aspettare da chi non ha mai letto un libro, non vuole leggerlo e mai lo leggerà? Che cosa possono farsene queste persone di un “bonus cultura”? L’iniziativa è in teoria lodevole, ma nella pratica purtroppo fallisce, dato che non si può dare “cultura” a chi non la vuole e non sa che farsene.

Rincuora soltanto il fatto che non tutti i diciottenni sono degli incolti che hanno come unico barlume di intelligenza quello di saper convertire il bonus in 250 euro spendibili per qualcos’altro: ci sono anche i famosi “cervelli in fuga” spernacchiati da Poletti, che a questo punto credo siano in fuga non tanto perché all’estero trovano lavoro, ma perché non vogliono stare accanto, restando in Italia, a certi loro coetanei. E male che vada, se questi diciottenni truffatori guadagnano 250 euro, ci saranno almeno altre persone (quelli a cui rivendono i libri) che anche se in modo indiretto metteranno a frutto il bonus cultura.

Mi viene però da pensare che i genitori di questi diciottenni siano gli stessi che, a scuola, strillano come aquile quando si prospetta una spesa – sempre inferiore ai 10 euro – per un’uscita didattica o l’acquisto di un libro, salvo poi spendere per i loro figli cifre per me pazzesche per telefonini, abbigliamento figo, vacanze…

Francesco Manetti

Bonus 500 euro ai diciottenni: i ragazzi guadagnano rivendendo i libri

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