Bonus 200 euro, rischio beffa per i docenti: il governo lo richiede indietro ai 100mila che hanno superato i 35mila euro di reddito

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Lo scorso luglio, il governo guidato da Mario Draghi ha distribuito 200 euro ai lavoratori dipendenti con un reddito annuo da lavoro fino a 35mila euro lordi. Tuttavia, sei mesi dopo, il Ministero dell’Economia sta recuperando a rate da 25 euro mensili sullo stipendio il bonus dato a chi a fine anno ha superato lo scaglione previsto dal decreto Aiuti bis.

A pagarne le conseguenze, segnala il Fatto Quotidiano, sono soprattutto gli insegnanti che a dicembre si sono visti in busta paga gli arretrati previsti dal contratto già scaduto.

Secondo la Flc Cgil, circa 100mila lavoratori del mondo dell’istruzione con un reddito annuo intorno ai 33-34 mila euro si trovano in questa situazione, poiché il loro reddito è stato prevedibilmente superiore al paletto fissato dal salario accessorio dovuto a ore eseguite per attività eccedenti l’orario scolastico normale.

Le organizzazioni sindacali hanno criticato anche questa volta le politiche di una tantum e bonus di Palazzo Chigi e hanno chiesto un cambiamento.

La segretaria nazionale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha dichiarato che la politica dei bonus è asfittica e che bisogna superarla. Barbacci ha inoltre fatto notare che, a luglio, tra i docenti c’era una particolare attesa per il bonus, segno di un allarme che si registra anche nel mondo della scuola.

Anna Maria Santoro della segreteria nazionale della Flc Cgil è d’accordo sul fatto che la gestione del bonus è stata controversa e problematica. Secondo l’esponente sindacale, una volta dato, non dovrebbe essere assolutamente tolto, poiché non è chiaro il motivo della sottrazione dei soldi. Il sindacato è particolarmente critico sulla gestione di questi soldi a pioggia, poiché i supplenti con contratto al 30 giugno, che ne hanno più bisogno, hanno rischiato di non percepire nulla a luglio perché non avevano un datore di lavoro.

Marcello Pacifico, presidente di Anief, invece, chiede una ristrutturazione degli stipendi che sia adeguata al costo della vita come previsto dalla legge. Il Governo deve finanziare l’indennità di vacanza contrattuale al reale costo dell’aumento dei prezzi registrato nel 2022/2023, piuttosto che una tantum che non tutela lo stipendio dei dipendenti.

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