Bonaccini tre miliardi per ripartire, Anief: non bastano

Anief – In un’intervista sul quotidiano La Repubblica, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, dichiara che “servono tre miliardi per la scuola, che nelle ultime stagioni ha avuto scarsa attenzione.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, stiamo parlando di una cifra a dir poco inadeguata: “Apprezziamo le parole del Presidente Bonaccini, anche se riteniamo la cifra richiesta comunque insufficiente per avviare il rilancio della scuola e affrontare con efficacia un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo”. Secondo il sindacato Anief, se il ritorno in classe si dovrà realizzare con il distanziamento sociale è allora bene sapere sin d’ora che l’investimento dovrà essere massiccio: stiamo parlando di quasi 10 milioni di persone, tra alunni, docenti e personale scolastico, un sesto della popolazione italiana, che dovrà necessariamente convivere per almeno 5-6 ore al giorno

Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a La Repubblica, ha affermato che “servono tre miliardi per la scuola, che nelle ultime stagioni ha avuto scarsa attenzione. Per Anief, l’investimento dovrà essere massiccio.

IL PARERE DI MARCELLO PACIFICO

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha affermato che “abbiamo studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici, che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”. Inoltre, “il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: un’eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere un’elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni”.

I RECENTI ATTACCHI AI SINDACATI DELLA SCUOLA

Nello stesso articolo Romano Prodi ha detto di augurarsi che non siano i sindacati a bloccare le sperimentazioni per riaprirla. Qualche giorno fa, in un davvero poco illuminato intervento pubblicato sul Corriere della Sera, il professore Ernesto Galli della Loggia scriveva: “Gli insegnanti prigionieri dei sindacati della scuola”. “Questi continui riferimenti in negativo ai sindacati hanno stancato – dichiara Andrea Messina, segretario generale Anief – Nel periodo del lockdown noi non abbiamo chiuso, abbiamo continuato a dare il nostro supporto a tutta la categoria e, non di meno, a partecipare ai tavoli sociali con spirito costruttivo. Vorrei ricordare – continua Messina – che per le domande di mobilità il ministero inventò una procedura nuova che ‘delegava’ la domanda del docente al sindacalista. Se ci troviamo in questa situazione in Italia di certo la colpa non è dei sindacati. In Europa siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire, È difficile non pensare che la scuola sia in ritardo sugli altri settori, a dispetto delle buone intenzioni”.

Su questo punto, il presidente Anief Pacifico ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni. È un concetto che ribadiremo in Commissione UE nelle prossime ore”.

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