Bologna. I finanziamenti alle private restano. Pillati: “più spesa per le pubbliche”. Articolo 33: “così referendum diventa presa per i fondelli”

di redazione
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red – E’ questa, in sintesi, la risposta che il comune di Bologna ha dato ai referendari che hanno chiesto lo stop ai finanziamenti comunali delle scuole non statali. Da quest’anno 20 insegnanti in pi per le scuole materne. Articolo 33: "così referendum diventa presa per i fondelli"

red – E’ questa, in sintesi, la risposta che il comune di Bologna ha dato ai referendari che hanno chiesto lo stop ai finanziamenti comunali delle scuole non statali. Da quest’anno 20 insegnanti in pi per le scuole materne. Articolo 33: "così referendum diventa presa per i fondelli"

L’amministrazione comunale ha annunciato, ieri, l’arrivo, con soldi statali, di 20 insegnanti in più alle materne per il prossimo anno, che si traduce in un risparmio per le casse comunali di 600mila euro. Il doppio ombelico che lega la scuola emiliana alle stanze governativa dà i suoi frutti.

Ma non finisce qui. Infatti, il comune intende avviare un maggiore investimento per far fronte all’aumento di richiesta da parte della popolazione, ma senza intaccare i finanziamenti alle scuole non statali.

Così, da settembre 2014 saranno attivate cinque nuove sezioni di materna ai quartieri Reno e Santo Stefano per far fronte all’aumento della domanda potenziale di circa 190 posti in più e due sezioni al San Donato per un investimento complessivo di cinque milioni di euro, a cui si aggiungono 1,2 milioni all’anno per la gestione che andranno a pesare sulla spesa corrente. E’, inoltre, in fase di realizzazione la nuova scuola dell’infanzia all’ex maternità, con una sezione in più rispetto all’attuale, che costerà a Palazzo D’Accursio 300.000 euro in più, compreso l’affitto dei nuovi spazi.

"Non si può certo dire che lo stanziamento di un milione di euro per le scuole paritarie private abbia distolto risorse destinate alla pubblica", ha sottolineato all’agenzia Dire l’assessore alla Scuola di Bologna, Marilena Pillati. "Quello che abbiamo fatto – ha affermato – e quello che faremo da qui alla fine del mandato si stima che comporterà una maggiore spesa corrente annua di quasi di 4,5 milioni di euro e circa cinque milioni di euro di investimento".

Secondo l’assessore questo è il modo migliore per "risponde alla priorità che i cittadini hanno espresso" attraverso il referendum, senza disinteressarsi delle scuole paritarie.

Di diverso avviso i referendari. "Se il referendum deve diventare una presa per i fondelli e il Comune deve farsi bello senza tenere in considerazione il voto dei cittadini, allora abbiano il coraggio di togliere il referendum abrogativo dallo Statuto comunale, perché allora sì che diventerebbe solo un inutile spreco di soldi".

Ad affermarlo Stefania Ghedini, insegnante della scuola primaria e membro del Comitato Artiolo 33

"E’ chiaro che un sistema che ha venti anni non si può smantellare da un giorno all’altro, proprio per non lasciare a casa centinaia di bambini, ma i bolognesi hanno dato una linea di indirizzo estremamente chiara" continua la Ghedini.

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