Boeri “docenti nel Mezzogiorno retribuiti meglio che nel resto del Paese. Stop a sanatorie per assumere”

di redazione

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Botta e risposta a suon di articoli di giornale fra l’economista universitario, già presidente dell’Inps, Tito Boeri, e il sottosegretario al Miur, Giuseppe De Cristofaro.

Oggetto del diverbio a suon di inchiostro è stato il responso dell’indagine Pisa dell’Ocse letto in chiave di divario nel nostro Paese, addirittura più marcato di quello registrato nel confronto con le nazioni limitrofe, come per esempio Francia e Germania.

Sulle pagine di Repubblica, Boeri sfata l’ipotesi che il divario fra Nord e Sud, addirittura “ampliato nel periodo più recente” possa essere imputabile a una spesa bassa per l’istruzione e a docenti poco pagati. Secondo l’economista, correlando le retribuzioni su base nazionale al costo della vita, i docenti del Sud prendono uno stipendio più alto rispetto a quelli del Nord. Tuttavia non disconosce che il livello sia inferiore agli standard internazionali.

Non sarebbe neanche colpa della differenza del capitale socio-economico di partenza (più favorevole al Nord), perché il divario persiste anche nella comparazione Nord-Sud sulla base degli stessi livelli.

E allora? Secondo Boeri, “I ritardi del Sud si spiegano in gran parte con il diverso atteggiamento delle famiglie nei confronti della scuola. Tre indizi non fanno una prova, ma puntano tutti in questa direzione.”

I tre indizi portano Boeri ad affermare che sia determinante la consapevolezza dei genitori nel motivare e sostenere i figli nello studio, ma ancora di più va osservato come i docenti si relazionano con i genitori meno consapevoli del ruolo dell’istruzione.

Per questo motivo arriva a criticare fortemente le scelte operate nello stabilizzare insegnanti già inseriti nel contesto didattico e che – ad avviso di Boeri – non hanno invece saputo far fare alla scuola il salto di qualità. E propone di fare “concorsi veri chiamando nelle commissioni d’esame quegli insegnanti che hanno saputo fare la differenza anche al Sud”.

Immediata è arrivata la risposta, sulle pagine dello stesso quotidiano, del sottosegretario De Cristofaro che, condividendo inizialmente la critica introduttiva di Boeri, fa notare come “rigettando ogni responsabilità politica e istituzionale verso i ritardi della scuola e del Sud in particolare” l’analisi dell’economista “scorre sui binari dei pregiudizi che contribuiscono ad allargare la distanza fra un mondo fatto di oltre otto milioni di studenti e più di un milione di docenti e collaboratori e il resto della società”.

Rigetta anche la “distribuzione di colpe, che vede troppo spesso gli insegnanti come paradossale capro espiatorio”. Leggendo l’intervento di Boeri da un altro punto di vista, De Cristofaro scrive che tutto ciò non fa che rimarcare l’esigenza di risolvere il problema delle immissioni in ruolo, condividendo “la necessità di avere nel concorso ordinario la strada prioritaria, quando non anche unica, per l’ingresso in cattedra: dopo aver bandito il concorso per i collaboratori scolastici, stiamo lavorando al nuovo concorso per i docenti”.

Ed è qui che arriva secca la controreplica di Boeri: “È desolante notare dalla sua risposta come il reclutamento degli insegnanti sia ancora dettato da scelte emergenziali con precarizzazione, concorsi riservati e sanatorie. Non è da ieri che si sa che la scuola avrà bisogno di circa 25.000 assunzioni all’anno nei prossimi 10 anni solo per sostituire chi andrà in pensione per raggiunti limiti di età (essendo gli insegnanti italiani mediamente i più anziani d’Europa). Certo la colpa di questa mancata pianificazione non è solo di questo governo, ma speravo in un cambiamento di rotta rispetto al passato, anche alla luce di dati che confermano il grave ritardo della scuola nel Mezzogiorno. Invece tutto immancabilmente come prima”.

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