Ridare dignità agli insegnanti: non è la predella a farli stare dieci centimetri più in alto

di Elisabetta Tonni
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L’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sulle dieci misure suggerite per migliorare la scuola era destinato a fare polemica. E polemica è stata. Lo storico indicava sul Corriere della Sera iniziative come il restauro della predella sotto la cattedra, l’obbligo degli alunni di alzarsi in piedi all’ingresso in aula del professore o il divieto di usare gli smartphone e altre ancora. 

Le indignazioni per il predellino e le misure di chiusura

L’articolo, riportato in estrema sintesi anche da OrizzonteScuola, ha portato a una levata di scudi. Lo stesso Corriere della Sera e il Foglio hanno dedicato contro editoriali per sostenere che la strada da intraprendere è esattamente quella opposta ai suggerimenti elargiti da Galli della Loggia.

Il predellino sotto la cattedra, di nostalgica memoria, serve solo a dare un’impronta di stampo ottocentesco e autoritario (niente affatto autorevole) al ruolo del docente. E così altre misure che guardano indietro invece che avanti.

Gli editoriali di risposta del Foglio e del Corriere della Sera

Marco Campione sul Foglio manda a dire a Galli della Loggia: “Un editoriale paternalistico. Nei confronti delle scuole: non ha idea di cosa sia l’autonomia scolastica, di cosa significhi in termini di assunzione di responsabilità. Nei confronti delle famiglie: “Fuori i genitori dalle scuole!”, quando il problema è rinnovare l’alleanza scuola-famiglia, anche riformando organi collegiali, organizzazione e governance, che così come sono non funzionano. Nei confronti dei docenti: probabilmente l’autore si è distratto ma sono centinaia di migliaia quelli che ogni giorno praticano una didattica al passo con la riflessione pedagogica degli ultimi – non esagero – 100 anni almeno“.

Più o meno dello stesso tenore è il commento di Carlo Rovelli sul Corriere della Sera, osserva: “l’intero corpo insegnante italiano, invece di essere motivato e valorizzato per il ruolo fondamentale che ha per il futuro dei nostri giovani, è stato umiliato da una crescente mancanza di riconoscimento sociale. E conclude il suo articolo con questa riflessione: “Si educano i giovani nutrendo la loro intelligenza, la loro creatività, la loro curiosità, la loro libertà. Dando fiato e vero valore ai tantissimi straordinari maestri e professori che danno cuore e anima per la scuola. Ciascuno di noi, credo, ricorda un maestro o un professore che gli ha aperto gli occhi, che gli ha regalato un mondo. Non certo perché stava seduto 10 centimetri più in alto, ma perché sapeva parlare all’intelligenza e al cuore. E si può ridare dignità al corpo insegnante ridando agli insegnanti il riconoscimento sociale che, quello sì, era migliore qualche generazione fa”.

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