Bocciati al test TFA sostegno, non perdiamo l’autostima. Lettera

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inviata da di Ester Lucchese – Per rispondere alla lettera di una collega molto più giovane di me, vorrei riportare la mia esperienza di alcuni anni fa in occasione delle selezioni al TFA.

Per confortarla volevo incoraggiarla a non arrendersi perchè oggi con orgoglio io posso dire di lavorare con continuità pur essendo un docente precario di III fascia da stabilizzare.

Correva l’anno 2012 e vi erano già state altre selezione Siss e due concorsi a cattedra Ordinari……

L’inserimento nel mondo del lavoro non è ritenuto necessario da chi possiede la sicurezza della famiglia di origine! Il problema diventa urgente non appena si varca il periodo della maggiore età, quando si constata la necessità che bisogna provvedere ai propri bisogni materiali e spirituali. Molti decidono di impiegare il proprio tempo a studiare ed a preparasi adeguatamente per intraprendere con dignità una professione.

Inizialmente questo percorso si compie per amore della propria formazione a costo di rinunce anche corporali e di tante cose che non sto ad elencare, perché sono differenti per ognuno di noi. Quante volte l’orologio biologico mi ha spinta ad anticipare il risveglio perché la necessità di studiare mi obbligava ad accorciare i tempi, per affrontare, senza intoppi, i vari impegni? Poteva essere in pieno inverno o in piena estate. Nonostante avessi costituito una famiglia, affrontai con determinazione prove difficili per comprovare la piena realizzazione di un progetto importante cioè l’ aspirazione alla professione di insegnante. L’assunzione in alcune scuole private, con la laurea specialistica del vecchio ordinamento, costituì il primo vero e serio tentativo per sperimentare concretamente l’impegno che richiede un mestiere come questo.

Non mancarono tuttavia altri espedienti per formarsi. Successivamente arrivarono le supplenze brevi nelle scuole pubbliche e fui assunta anche come esperto esterno nei PON.

Verificai personalmente che l’alimento quotidiano era costituito da un universo culturale fatto di gente, libri, incontri, gite istruttive in cui scenari paesaggistici naturali avrebbero alimentato la passione per la scrittura. Mi iscrissi ad un corso di giornalismo intitolato” Le storie”. Collaborai con testate locali, aprii insomma i miei orizzonti. Ebbi la forza, nonostante il tempo passasse, di coltivare segretamente la convinzione che il lavoro non solo di insegnante mi avrebbe sostanzialmente gratificata. Iniziai il cammino spirituale con la consapevolezza di poter chiedere a Dio di valorizzare quotidianamente l’aspettativa, anche familiare, di vedere realizzare il sogno della continuità nell’ impegno lavorativo di donna e di madre. Il reclutamento per me non fu possibile!

Anzi le selezioni, perchè ce ne fu più di qualcuna, non andarono a buon fine. Il primo concorso a cattedra nel ’99 non lo avevo superato. In seguito anche l’inserimento per l’ammissione alle SISS si rivelò per me deludente. Cominciai a pensare a perdere la fiducia in me stessa e nelle mie capacità. La depressione fu conseguenziale. La psicoterapia, sostenne la mia fragilità emotiva in quel momento e dunque continui a studiare, frequentai corsi e master e ciò mi permise di lavorare con risultati lusinghieri.

Sopraggiunse però una nuova delusione, quella del 25 luglio del 2012 a Lecce per la preselezione al TFA, proprio mentre caldeggiavo la convinzione che nonostante l’età avrei potuto abilitarmi finalmente! Mi rincuorava l’idea che il TFA sarebbe stato un iter utile se mi fosse stato possibile frequentarlo, ma in realtà, all’indomani di un altro concorso nazionale ordinario anch’esso si rivelò fallimentare. Le notizie sulle prove per la preselezione si accanivano a mettere in evidenza attraverso la contestazione la mancanza di efficacia della realtà del reclutamento nelle scuole italiane! Avevano ragione! Le testate nazionali all’unisono sostenevano che In rete era visibile un video in cui le prove del TFA venivano paragonate allo sterminio degli ebrei prendendo a prestito la frase di un recente film sul dittatore tedesco: “AVEVO CHIESTO UNA SELEZIONE, NON UNA STRAGE”.

Appena uscii dal campus “Ecotekne” di Lecce confidai alla mia agenda personale la delusione, le perplessità, il progetto e l’amara delusione di quel giorno.

Scrissi ciò che mi avrebbe assicurato dignità: “La possibilità cioè di poter dire ho portato a termine un impegno. Solo quello! Non nascondo l’evidenza cioè il fatto di essermi sentita in tutto quel tempo un numero “il 256” .

Qualcuno dopo aver consegnato la prova ha simpaticamente proferito queste parole. “E’ finito il sequestro di persona? “

Non perdiamo l’autostima. Si può andare avanti a testa alta! E soprattutto lottiamo , perchè la vita si combatte a denti stretti e non bisogna mai perdere la speranza. Si può e si deve cambiare e devono cambiare anche le normative.

Teniamoci ancorati e stretti nelle battaglie, perchè si vincono coralmente, “coraticum o cor habeo”. ” Tu ne cede malis, sed contra audentior ito” Virgilio ce lo rammenta.

Test TFA sostegno umiliante, sarebbero gradite delle scuse. Lettera

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