Blocco quinquennale docenti stessa provincia: inspiegabile, inutile, incomprensibile, dannoso. Lettera

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inviata dal Prof. Carlo Scibetta – Il blocco quinquennale nella mobilità del personale docente neo assunto a partire dal 2019, troverebbe la sua giustificazione, discutibile, nel volere evitare lo svuotamento delle cattedre accettate in una provincia e poi lasciate per trasferimento successivo in un’altra provincia.

Questo, sia pure non condivisibile, potrebbe avere una spiegazione tra provincie diverse.

Diventa incomprensibile e solamente dannoso, quando la materia di cui trattasi è la mobilità, cioè i trasferimenti, all’interno della stessa provincia. Questi movimenti, per definizione, (all’interno della stessa provincia) non sottraggono ne aggiungono posti nella procedura di mobilità!

Tenendo conto che i trasferimenti si effettuano su base e domanda volontaria, sfugge il senso di dover negare ed impedire al docente A di trasferirsi in una sede occupata dal docente B se entrambi, ad esempio, presentano domanda di mobilità volontaria all’interno della stessa provincia. Se poi, in docente A è residente dove ha la sede in docente B e/o viceversa, il doppio danno è servito.

Diversamente , tolto il blocco quinquennale per la mobilità provinciale, si ottimizzerebbero delle cattedre ritenute più fruibili dai vari docenti, senza modificare aliquote alcune nelle varie fasi della mobilità territoriale e professionale, poiché tutto si muove, come detto, all’interno della provincia.

Sfuggendo, quindi, la ratio di tale divieto, si ritiene opportuno una modifica normativa, affinché il blocco quinquennale non si applichi alla mobilità territoriale e professionale nell’ambito della stessa provincia.

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