Blocco contratto. 30 novembre: perchè la scuola dice no

di redazione
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GildaIns (editoriale di Rino di Meglio per "Professione docente") – La manifestazione del 30 novembre scorso ha visto ricostituirsi l’unità dei cinque sindacati rappresentativi della scuola su alcuni obiettivi importanti e condivisi: primi fra tutti il pagamento degli scatti, a partire da quello relativo al 2012.

GildaIns (editoriale di Rino di Meglio per "Professione docente") – La manifestazione del 30 novembre scorso ha visto ricostituirsi l’unità dei cinque sindacati rappresentativi della scuola su alcuni obiettivi importanti e condivisi: primi fra tutti il pagamento degli scatti, a partire da quello relativo al 2012.

Mentre veniva organizzata la protesta, il Ministero, con quasi un anno di ritardo, ha comunicato la certificazione dei risparmi (120 milioni di Euro), una cifra che consentirà di coprire poco più di un terzo di quanto necessita, ottenuta mediante l’utilizzazione delle economie sui tagli degli organici effettuati con la cosiddetta riforma Gelmini ( si tratta di tagli strutturali di oltre 8 miliardi). Una somma modestissima rispetto a quanto era stato stabilito e che doveva essere utilizzata per la “valorizzazione” degli insegnanti (quasi 2,5 miliardi all’anno).

Il Ministero dell’Economia, in modo del tutto arbitrario, ha sottratto dai risparmi tutte le spese sostenute per coprire gli incrementi di organico, tutte le maggiori spese sostenute per coprire gli incrementi di posti per il sostegno, a seguito della condanna della Corte Costituzionale.

Resta aperto quindi il problema di reperire circa 200 milioni di Euro per il solo scatto del 2012.

L’appropriazione delle somme stanziate per gli scatti è un’operazione inaccettabile (dimostrata dalle cifre riportate nella legge di stabilità). Si tratta infatti di risorse che ci appartenevano in base al vecchio contratto di lavoro. In occasione della sipula del contratto nazionale, avevamo deciso di destinarle all’anzianità anziché, come avvenuto per gli altri statali, all’incremento percentuale degli stipendi.

Penalizzati due volte quindi, una dal blocco dei contratti ed una seconda per quello degli scatti.

Abbiamo tutti gli occhi per vedere la situazione drammatica in cui si trova l’economia del nostro Paese, ma vediamo anche l’intollerabile spreco di risorse pubbliche, la corruzione dilagante, stipendi esagerati ed inaccettabili di migliaia di funzionari pubblici, la proliferazione di enti ed organismi inutili. Uno sperpero inaccettabile di risorse pubbliche di fronte al quale il processo di proletarizzazione dei docenti e di coloro che lavorano nella scuola grida vendetta.

Per queste considerazioni abbiamo detto un no deciso, assieme agli altri sindacati, alla proposta del Governo di rinnovare il contratto di lavoro per la sola parte normativa, con il rischio di trovarci di fronte ad un atto di indirizzo che mirasse ad un ulteriore aumento dell’orario di lavoro.

Il Governo farebbe bene a studiare il rapporto Euridyce nel quale emerge con chiarezza che non solo i docenti italiani sono tra i peggio pagati d’Europa, ma anche che hanno il più basso sviluppo retributivo collegato all’anzianità di servizio.

Nella manifestazione del 30 novembre abbiamo sottolineato anche lo stato di grande disagio della categoria per gli attacchi subiti: incursioni legislative che toccano materie contrattuali (vedi aggiornamento coatto per i docenti delle scuole che conseguono risultati negativi nei test), negazione del diritto al pagamento delle ferie ai precari, l’ingiustizia per i colleghi della quota 96 ed i danni della riforma Fornero, i BES, l’enorme numero di precari in attesa di stabilizzazione, le ingiuste discriminazioni di trattamento per chi è assunto a tempo determinato.

Tenere la Scuola ed i docenti in queste condizioni costituisce una scelta miope perché tutto ciò abbasserà inevitabilmente la qualità dell’istruzione, finendo per danneggiare anche la futura potenzialità dell’Italia rispetto alla concorrenza con gli altri paesi sviluppati.

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