Biondi: non servono più insegnanti, ma stipendio più alto e maggiore impegno dei docenti di ruolo

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La scuola non può diventare solo un ammortizzatore sociale per il mercato del lavoro.

A rilanciare il dibattito mai chiuso su questo aspetto è stato il sito Vita.it, con un articolo firmato da Giovanni Biondi.

Alla ricerca di motivi ancora più profondi nella lotta al precariato scolastico, ha individuato nel rafforzamento del corpo docente con l’organico aggiuntivo, l’obiettivo vero che sottende a quelle proposte: creare opportunità occupazionale. 

Secondo il presidente di Indire, gli investimenti nella scuola sono fondamentali per lo sviluppo di un paese, ma prima andrebbe capito come utilizzare le risorse messe in campo.

Credo che sia emerso con chiarezza – scrive Giovanni Biondi – ormai che pensare di risolvere il “precariato” nella scuola attraverso la creazione dell’organico aggiuntivo si sia rivelata una illusione e non abbia certo contribuito all’innovazione del nostro sistema“.

Facendo salva la situazione dell’organico aggiuntivo nelle scuole primarie, l’autore prende di mira il sistema delle secondarie, dove non esiste più il maestro a cui affiancare docenti specializzati su una materia precisa (es. la lingua straniera), ma esistono docenti già abilitati su materia. In quel caso, l’organico aggiuntivo non avrebbe grande ragione (secondo l’opinione dell’autore) di esistere. Sarebbe meglio mantenere i livelli occupazionali a quelli richiesti dalle necessità del paese, destinando le risorse a un aumento di stipendio dei docenti già di ruolo con un aumento del loro impegno a scuola come avviene in quasi tutti i paesi europei.

Poi, entra nel dettaglio dei fondi di istituto ripartiti alle scuole dal Miur e su come questi vengono utilizzati. In proposito, Giovanni Biondi racconta di scuole “che hanno condotto in uno stesso anno scolastico 50 progetti di varia ‘educazione’ quasi tutti pomeridiani secondo un modello ‘club méditerranée’ come usava dire un ministro qualche anno fa“. Fa notare, sempre Giovanni Biondi, come “L’insieme delle risorse disponibili in questo modo si frammenta senza una vera direzione strategica e la scuola continua nella sua sostanziale inerzia“.

Secondo l’autore è necessario ripensare a un modello di scuola che porti a connettere questo mondo con quello esistente al di fuori dell’edificio scolastico, tenendo bene a mente anche che si sta andando sempre più verso una decrescita demografica.

La conclusione a cui arriva dopo tutto questo ragionamento è che “La “disconnessione” è il rischio che sta correndo la scuola: disconnessione dal mondo del lavoro, dalla società contemporanea, dagli stessi studenti che hanno linguaggi, strategie cognitive, interessi sempre più lontani. Ma sembra quasi che questo non interessi o che, peggio, si possa risolvere con qualche piccolo intervento di maquillage o aumentando il numero degli insegnanti”.

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