Bimbo precipitato da tromba scale, maestre e bidella accusate: “hanno cagionato morte”

di redazione

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Si sono concluse le indagini sulla morte di un bambino 6 anni, che il 19 ottobre scorso, a Milano, sportosi a scuola sulla tromba delle scale dopo essere salito su una sedia, precipitò per circa 10 metri e morì il 22 ottobre in ospedale.

Le due maestre e la bidella sarebbero state ritenute responsabili della sua morte “per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme”, come riporta Il Messaggero che cita l’avviso di conclusione indagini firmato dal PM.

Cosa era accaduto

Secondo la ricostruzione delle indagini, il bambino quella mattina aveva chiesto più volte alla maestra di poter andare in bagno, fuori dall’aula ci sarebbe dovuta essere la collaboratrice scolastica, quindi l’insegnante fa uscire l’alunno. Ma le cose non vanno per il verso giusto.

Il bambino secondo la ricostruzione, si avvicina al pianerottolo della tromba delle scuole dove trovava una sedia girevole con rotelle, si arrampicava su detta sedia “presumibilmente incuriosito dal vociare”. Dalla sedia, sempre secondo la ricostruzione, si sporgeva, perdendo l’equilibrio e cadendo nel vuoto.

I risultati dell’indagine

Secondo quanto riporta il Messaggero, nell’avviso di conclusione indagini firmato dal PM sarebbe scritto che la maestra di italiano e la docente di sostegno sono accusate di avere “omesso la dovuta vigilanza sul bambino” perché sarebbe stato consentito al bambino di “recarsi ai servizi igienici fuori dall’orario programmato”. Cosa che sarebbe in contrasto con il regolamento d’Istituto e la direttiva della scuola avente ad oggetto la vigilanza sugli alunni.

La collaboratrice scolastica invece, sempre secondo quanto riporta il quotidiano che cita il documento del PM, è accusata di “non avere prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione assegnatale” e di “non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno (…) in particolare nello spostamento per recarsi ai servizi, per avere utilizzato il telefono cellulare per scopi personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare la sorveglianza al piano”.

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