Bimba in ipotermia in classe, la mamma: “Ho temuto di perderla. Perchè si è aspettato che avvenisse qualcosa di grave per riparare i danni all’impianto di riscaldamento?”

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Su La Repubblica l’intervista alla mamma della bimba di 10 anni che nei giorni scorsi è finita in ipotermia causa del troppo freddo in classe. Nella sua scuola, “Emanuela Loi” di Passo di Rigano, in provincia di Palermo, non funzionavano i riscaldamenti infatti.

Più ci penso, più mi arrabbio“, dice secca la mamma, che per l’ennesima volta ha dovuto portare la piccola in guardia medica. “Ha una virosi respiratoria, quindi dobbiamo continuare la terapia, è ancora provata, ma fortunatamente sta meglio“.

Nonostante lo spavento e la fatica la bimba però vuole tornare a scuola, anche se la donna ammette: “Non riesco a non pensare a quello che è successo, a ripetizione mi vengono in mente quei momenti“. “Quando con un filo di voce mi ha detto ‘mamma scusami, mamma ti voglio bene’ ho temuto il peggio, ho temuto di perderla“, aggiunge.

Quando è arrivata a scuola la donna ha assistito alla scena di sua figlia in condizioni critiche: “l’ho vista arrivare, sostenuta dalle maestre e dai bidelli. Era pallidissima, con le gambe rigide, batteva i denti e tremava in modo incontrollato. Io ero terrorizzata“.

Poi, la donna, confessa che i soccorsi “non erano stati neanche chiamati. L’ho fatto io, con il mio cellulare. Nel frattempo ho provato a riscaldarla in ogni modo. Era intorpidita, con le mani e i piedi gelidi. L’abbiamo subito portata in segreteria per farla stare in un ambiente più caldo“, dove i riscaldamenti funzionavano, “sì, da sempre. In alcune aule invece sono andati in tilt prima della pandemia e non sono mai stati riparati. Noi genitori lo abbiamo segnalato più volte inutilmente“.

Il problema infatti, è che non si tratta di una situazione isolata ed eccezionale: “assolutamente no, ma a quanto pare nessuno voleva assumersi la responsabilità dell’intervento. L’anno scorso più volte, nei giorni più freddi, ho preferito far saltare alla bambina un giorno di scuola, piuttosto che esporla al rischio di prendere un raffreddore“.

Adesso il guasto sarebbe stato riparato: “ quanto pare sì. I compagni di classe hanno chiamato mia figlia per dirle “Grazie a te, adesso stiamo al calduccio“.

Poi emerge la rabbia della mamma: “si è aspettato che avvenisse qualcosa di grave per risolvere un problema noto da tempo. E la cosa non ha richiesto neanche grande sforzo. Perché non si è fatto prima? Io posso solo essere grata ai compagni di classe di mia figlia, perché si sono subito resi conto della situazione e hanno dato l’allarme. Altrimenti non so cosa sarebbe successo“.

Nonostante ciò la donna lascerà la bambina nella stessa scuola: “lei si trova bene con i compagni e con le maestre, non voglio aggiungere trauma al trauma. Ma adesso mi aspetto un segnale serio. Non basta la mobilitazione dopo, serve la prevenzione. E spero che si facciano controlli e interventi in tutte le scuole, perché altri genitori non debbano provare il terrore e l’angoscia che abbiamo sperimentato noi“.

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