Bilancio Prof. pensionata a settembre: dalla scuola-famiglia a quella verticistica. Lettera

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Inviato da Rosanna Giovinazzo – Ultima campanella, per me davvero ultima, ragion per cui non sentirò più i tanti “ciao prof” pronunciati a raffica e gli schiamazzi argentini, che accompagnavano i passi dei ragazzi fino all’uscita agognata.

L’emozione è stata forte, ma controllata, anche se temevo di non farcela, soprattutto in virtù del saluto singolare e affettuosissimo che i miei ragazzi hanno voluto preparare per me. Non mi piacciono le parole di circostanza, preferisco quelle di sostanza e perciò non scriverò parole retoriche e melensi.

Le parole sono sacre, vanno rispettate nel loro significato autentico, ecco perché quello che leggerete è squisitamente autentico.

Ho trascorso 42 anni della mia vita nella scuola, iniziando ad appena 18 anni, passando dai banchi di scuola dove mi sedevo per fare il mio dovere di allieva, alla cattedra. Ho avuto alunni di tutte le età, dai piccolissimi, ai piccoli, ai grandi ed ai più grandi, e sempre ho sentito forte in me la responsabilità della formazione umana di così tante PERSONE, che ricordo quasi una ad una. E sono state tante tantissime, e per tutte ho serbato anche un piccolo cantuccio del mio cuore. Sicuramente qualche volta ho sbagliato, ma sempre in buona fede, e di questo chiedo scusa ancora, così come ho fatto a suo tempo. Penso però di aver fatto sempre il mio dovere, forse troppo pressata da un’idea fissa, fortemente adesa nella mia coscienza: la convinzione assoluta che qualsiasi tipo di riscatto e di miglioramento può essere possibile solo con la cultura, con la vera cultura, che è sensibilizzazione al Bello e al Bene. E per questo ogni bruttura evidente, di qualsiasi genere, è stata da me combattuta, sia all’interno che fuori dalla scuola, così come combattute, e forse anche di più, sono state le brutture meno evidenti travestite da bellezze, e perciò più subdole e pericolose.

Ho assistito a tanti cambiamenti della scuola, alcuni epocali, come per es. i Decreti delegati, l’autonomia scolastica, fino all’ultima legge, la più devastante di tutte, la 107. Ma non voglio parlare di leggi ché già ho parlato e scritto abbastanza. Voglio invece sottolineare quanto molti di questi cambiamenti hanno intaccato non solo la natura intima e profonda dell’istituzione (attenzione, non servizio, ma ISTITUZIONE) scuola, ma persino i rapporti umani.

Ancora sento qualcuno dire che la scuola è una famiglia. Si, dovrebbe essere così, proprio perché luogo di formazione al pari della famiglia, ed in effetti, in passato, anche se in parte, lo è stata, ma oggi, così non è più. La trasformazione della scuola in servizio, in azienda, ha leso, anzi snaturato, la sua identità, e con essa, anche le relazioni interpersonali, non più simil-familiari, non più di condivisione e, semmai, di sana competizione, ma di verticismo (non per nulla la differenza di stipendio tra docenti e dirigenti è diventata via via sempre più alta e perciò sempre più intollerabile), arrivismo e rampantismo, per lo più di gente mediocre, con ciò riferendomi soprattutto al livello di considerazione basso del loro invece alto ruolo educativo, spesso subordinato, in buona parte dei casi, alle ragioni di gestione dell’azienda. Eppure, l’essere docente non dovrebbe avere nulla, ma proprio nulla a che fare, con la struttura e con il conseguente abito mentale prevalentemente aziendalistici.
Orribili quegli Open day, come orribili le scuole in vetrina, spesso realmente in vetrina, magari di un centro commerciale…Orribile quella competizione tra scuole tra chi offre un “prodotto” migliore, orribile sacrificare i contenuti culturali sull’altare dell’apparire, no, non è questa la scuola per come l’ho intesa e l’intendo. È la scuola dell’essere, del libero pensiero e delle capacità critiche che mi interessa ed appassiona, non quella dell’apparire e dell’omologazione a modelli discutibili, molto discutibili.
Ma, bando anche a tutte queste mie convinzioni che ho più volte espresso, adesso qui mi interessa dire GRAZIE a tutti i miei ragazzi ed a tutti, ma proprio tutti i colleghi e dirigenti (che nei tempi passati erano i PRESIDI) con i quali ho lavorato.

Grazie ai ragazzi, da quello più educato e diligente a quello più scorretto e magari anche bullo. Si, grazie, perché mi avete permesso, tutti, indistintamente tutti, a mettermi alla prova, sempre, ogni giorno, e a sforzarmi di adottare metodi diversi, a volte anche duri… ricordo del bullo che bullizzava una ragazza che aveva una malformazione, che ho trattato molto molto duramente e che, solo così, ha smesso con le pesanti angherie. Dunque, grazie anche a te, bullo, o meglio ex bullo, che quando mi hai rivista in un bar del tuo paese, hai voluto a tutti i costi offrirmi il caffè e ci hai tenuto ad informarmi del tuo lavoro. Grazie a tutti i colleghi, quelli VERI, per il senso profondo della scuola che ci ha accomunati, per i consigli preziosi che mi hanno dato e per la vicinanza e la solidarietà che mi hanno dimostrato quando ne ho avuto bisogno.

Grazie anche a tutti quei colleghi, pochi grazie a Dio, incontrati nell’arco di tutti questi anni, che non mi hanno lasciato nulla “in eredità” se non tanta umana compassione per la loro pochezza intellettuale, per il loro sentirsi più “intelligenti” degli altri, per il loro arrivismo (…ma di che?…), per il loro conformismo di convenienza e per tante altre cose che, diciamo (per usare un eufemismo), non mi piacciono.
Si, grazie anche a voi, che mi avete insegnato un po’ di malizia e una buona tecnica, che devo affinare ancora molto, e che è il sano distacco dalle persone alle quali auguro tutto il bene del mondo, pur non stimandole affatto.

Grazie ai presidi, prima, ai dirigenti scolastici dopo, che conoscevano uno ad uno i ragazzi, soprattutto quelli “difficili”, e con i quali concordavamo assieme il da farsi; che hanno messo al primo posto la sostanza non l’apparenza; che hanno appoggiato e sostenuto proposte veramente valide e formative;che accompagnavano alla porta d’uscita i genitori ineducati e invadenti; che garantivano un clima di equità e cordialità tra i docenti.
Ma grazie anche a chi, tra i dirigenti, ha avuto solo poche o addirittura nessuna di queste qualità, si, grazie anche a voi perché avete rafforzato in me la convinzione che la mia idea di scuola è quella giusta e, soprattutto, quella vincente, se veramente vogliamo una scuola che sia incisiva e determinante per la costruzione di una società migliore.

GRAZIE, veramente GRAZIE a tutti!!

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