Bianchi vuole la scuola al centro: entro fine anno ci sarà la Conferenza Nazionale. Reclutamento e rinnovo del contratto i temi spinosi

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Uno dei punti principali su cui da sempre il Ministro Bianchi punta è quello del riportare la scuola al centro del dibattito pubblico. In qualche modo la pandemia ha fatto da volano ma adesso bisogna capitalizzare i propositi. Per questo il Ministro dell’Istruzione organizzerà una Conferenza nazionale entro la fine del 2021.

Non si tratta di una novità ma di un desiderio espresso già nei mesi precedenti. Desiderio riproposto con forza anche nel corso dell’incontro di venerdì 3 settembre insieme alle organizzazioni sindacali in cui al centro della riunione vi erano le iniziative per la scuola da adottare a partire dai fondi e dai progetti del Pnrr.

Ecco allora che una Conferenza nazionale sulla scuola potrebbe fornire, secondo il Ministro, l’occasione per fare il punto sulla situazione per costruire la scuola dei prossimi anni.

I “pallini” del Ministro non sono pochi: dall’estensione del tempo pieno alla riforma degli Istituti tecnici e professionali, oltre ovviamente a quegli ITS che lo stesso premier Draghi ha fatto riferimento nel discorso di insediamento in Parlamento.

Reclutamento e contratto: le spine di Bianchi

Bianchi sa che realmente i temi più attesi dal popolo della scuola, su cui è necessario avere idee e prospettive ben chiare, sono il reclutamento del docenti e il rinnovo contrattuale.

Sul primo punto, forse, la riflessione sarà meno stringente ma di assoluta rilevanza: già il Pnrr, così come il Patto per la scuola firmato da sindacati e Governo, pongono l’accento sulla necessità di riformare il sistema di reclutamento fornendo concorsi regolari ogni anno, in modo da garantire un costante apporto di nuovi insegnanti, giovani, nel tempo. Certamente, bisogna ancora pensare ai precari storici, che non hanno ancora ottenuto la stabilizzazione. Quest’anno il Governo ha pensato ad una fase straordinaria di assunzioni da Gps di prima fascia, ma come fatto notare da alcune parti politiche (Lega) e i sindacati, non basta.

Quello su cui invece bisogna con urgenza intervenire è il contratto collettivo nazionale, già scaduto da tre anni. In questo caso entrano in gioco fattori più complessi che non riguardano esclusivamente il Ministero dell’Istruzione. Bianchi però dovrà essere al centro della trattativa all’Aran che porterà al nuovo contratto. Già in settimana, mercoledì 8 settembre, il Ministro incontrerà le organizzazioni sindacali per l’Atto di indirizzo.

Il punto di partenza è il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, sottoscritto in data 10 marzo 2021. I primi conteggi dei tecnici del governo e dei sindacati di categoria prevedono un incremento del 4,07% della retribuzione pari a circa 107 euro medi mensili. A cui però bisogna sottrarre i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco.

In totale, per quanto riguarda l’istruzione dovrebbero essere previsti 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018. Una cifra che dunque non avrebbe il favore dei lavoratori della scuola, senz’altro.

Se si dovessero rispettare i tempi, il nuovo contratto si chiuderà fra ottobre e dicembre, dunque entro il 2021. Se dovesse esserci la Conferenza nazionale, potrebbe essere dunque una buona occasione per fare il punto anche su questo tema, senz’altro il più tormentato dal lato sindacale. E per tutti i lavoratori della scuola.

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