Mascherina alla maturità, il ministro Bianchi sposta la responsabilità sui presidenti. I presidi: “Sia il governo a chiarire se utilizzarle”

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Sulla questione riguardante l’utilizzo della mascherina agli Esami di Stato è scontro a distanza tra il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e l’Associazione Nazionale Presidi.

A Skuola.net, il ministro aveva detto: “Se si è abbastanza lontano, se c’è un’aula molto grande, va benissimo, altrimenti potrebbe essere un problema; è il presidente che decide e va rispettato. Domandate al vostro presidente: dirà sì o no e giustificherà la scelta”. 

Non tarda ad arrivare il commento dei dirigenti scolastici. Tuona il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli: “Non mi sembra che possa essere un presidente di commissione a decidere se la mascherina si tiene o no agli esami orali: o c’è una ragione sanitaria o non c’è. Un chiarimento dovrebbe arrivare dal ministero della Salute e poi il ministero dell’Istruzione darà indicazioni alle scuole sulla base delle decisioni del ministero della Salute. O c’è una norma primaria o la mascherina non si può imporre. noi aspettiamo indicazioni”.

Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, osserva: “Io credo che si possa dire che i nostri ragazzi quando vanno a fare l’esame, possano non indossare la mascherina. Basta un decreto fatto anche all’inizio della settimana prossima. C’è un problema di convergenza politica. Siamo di fronte a posizioni diverse mi auguro che si possa arrivare a una sintesi”.

Da Viale Trastevere, però, nei giorni scorsi, è filtrata l’indiscrezione che prevede che non ci siano i tempi tecnici per modificare la legge attualmente in vigore che prevede l’obbligo delle mascherine fino alla fine dell’anno scolastico.

Per il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso: “Può essere un’opzione da valutare l’ipotesi di far tenere la mascherina ai maturandi solo per gli scritti e non per gli orali: ricalcherebbe un po’ quanto accade in Parlamento: deputati, senatori e membri del Governo la indossano quando sono seduti al proprio posto e la abbassano quando sono chiamati a intervenire. Personalmente sarei per indossarla solo quando si gira nei corridoi e in caso di assembramenti, ma al ministero della Salute hanno evidentemente una preclusione nei confronti del mondo dell’istruzione: hanno tolto le restrizioni dappertutto tranne che a scuola. Mi sembra evidente che ci sia un pregiudizio ideologico”.

Anche l’ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, chiede che il governo prenda una posizione: “Cinema, teatro, sport al chiuso: il Governo ha comunicato che le mascherine si potranno togliere ovunque ma non ha neanche menzionato scuola ed esami di maturità”.

“Ondivaghe le dichiarazioni del ministro Patrizio Bianchi – continua – che prima parla di mascherina come ‘atto di rispetto’ e non ‘imposizione’ e oggi chiede a studenti e presidenti di commissione d’esame di prendersi la responsabilità della scelta”. 
“Ricordo che nel 2020, prima della somministrazione dei vaccini, abbiamo messo in piedi un esame di Stato totalmente in presenza senza disagi e permettendo agli studenti di fare l’orale senza mascherina. Oggi, a due anni di distanza, con il 99% delle attività libere dalle mascherine, non capisco perché la scuola viva uno stato di tale confusione e chiedo al ministro di assumersi la responsabilità di una decisione” conclude Azzolina.

Mercoledì il Tar del Lazio, con una sentenza depositata ieri, ha respinto il ricorso proposto dal Codacons, che ha impugnato l’ordinanza del ministero della Salute del 28 aprile scorso e ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del decreto legge n. 24 del 2022, convertito in legge, che stabilisce che l’utilizzo delle mascherine, tra gli altri, continua a essere obbligatorio, per gli studenti, fino al 31 agosto prossimo.

La sentenza ha chiarito che l’ordinanza del ministero della salute del 28 aprile 2022, in realtà non prevedeva l’obbligo di mascherine per gli studenti, poi introdotto dalla disposizione legislativa.

I giudici amministrativi hanno sottolineato che una eventuale anticipazione della cessazione di tale obbligo necessita di “un apposito decreto-legge, attesa l’inidoneità di un’ordinanza ministeriale a disporre in senso difforme a quanto previsto in apposita disposizione di rango legislativo, in mancanza di una norma che lo consenta espressamente”, valutazione rimessa “all’esclusiva responsabilità della scelta di politica legislativa nella specifica materia”. 

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