Bianchi: “Sì allo psicologo a scuola, ma non si può sostituire al docente”

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“Su tema bambini in condizioni di affidamento, abbiamo bambini e ragazzi che hanno fragilità che rischiano segnarli per tutta la vita. La scuola è importante non perché si sostituisce alle famiglie, la scuola è scuola, è prima comunità in cui ognuno noi inserito. Quello che rende la scuola unica è il capire che si sta male: anche questo è il ruolo dell’insegnante”.

Così il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione alla Camera a Palazzo San Macuto, sulle attività di tipo familiare che accolgono i minori.

“La scuola oggi è in presenza – ha aggiunto – una cosa che ho voluto con testardaggine, perché molti ragazzi sono oggi in una condizione di malessere e bisogna guardarsi negli occhi per capire che si sta male. Il primo presidio è il rafforzamento e la formazione dei nostri insegnanti anche nell’ambito della discussione sulla riforma del reclutamento la formazione iniziale deve strumentare l’insegnante non solo ad essere solidi nella disciplina e nella didattica della disciplina ma anche in queste capacità. Io non sono contrario allo psicologo a scuola, ma non può sostituirsi alla funzione dell’insegnante, può fare da supporto e sostegno”.

“Credo sia importante riaffermare la centralità della scuola pubblica che deve garantire a tutti non solo l’istruzione ma anche la partecipazione alla comunità e alla sua vita. I bambini e i ragazzi che vivono l’affidamento hanno sofferto e per questo la scuola è così importante; la scuola non vuole e non deve surrogare la famiglia o la società, la scuola è la scuola e nel nostro ordinamento è quel principio fondante per cui tutti hanno il diritto di fare parte di una prima comunità che è la scuola. Le linee guida per il diritto allo studio degli alunni fuori dalle famiglie di origine del 2017 è importante, segna il ruolo della scuola e della famiglia”. 

“L’ultima analisi che abbiamo, del ’19 – ha detto il ministro –segnalava oltre 27.608 minori collocati fuori dalla famiglia, al netto dei minori stranieri non accompagnati. Di questi poco metà circa sono in affidamento familiare, circa 14mila vivono nei servizi residenziali per i minorenni. Ci sono situazioni diverse quindi. Serve una attenzione particolare per i minori fuori famiglia, perché la loro condizione non si traduca in abbandono scolastico”, ha aggiunto Bianchi, ricordando che “su una media europea del 10% in Italia l’abbandono è del 14% ma nelle periferie urbane del sud è 3 volte sopra la media. Serve infine forte assistenza alla famiglia che accoglie il bambino affidato”.

Infine ha detto: “La scuola è comunità, i bambini che hanno avuto difficoltà proprio in ambito familiare, una scuola che sia comune e aperta e universale credo che sia elemento fondamentale, la scuola è palestra di comunità e così deve essere”.

Bianchi: “La figura chiave nella scuola è quella del preside. Dobbiamo investire di più sulla loro formazione”

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