Bianchi punta sulla matematica e le altre materie STEM: più docenti formati e introduzione delle discipline dalla scuola primaria

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Non è un mistero ma il Ministro dell’Istruzione Bianchi vuole puntare sulle discipline STEM, che rappresenterebbero secondo il numero uno di Viale Trastevere il futuro verso cui andare. Un futuro che però deve iniziare nel presente, con le prime azioni da intraprendere anche grazie ai fondi del Pnrr.

Pensiero ribadito nel corso dell’intervento a ‘Che tempo che fa’ del 7 novembre: “Non soltanto bisogna investire di più sulla cultura scientifica, ma bisogna che aumentiamo in maniera significativa i ragazzi e le ragazze che si iscrivono a matematica. I laureati in matematica, oggi pochissimi, sono invece la base di tutta quella che è la grandissima trasformazione del nostro sistema economico-sociale, la base della nuova informatica, il nuovo cyber”.

I laureati in materie STEM

Secondo l’annuale report redatto dall’Istat, nel 2020, il 24,9% dei laureati (25-34enni) ha una laurea nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche. Si deve considerare un divario di genere molto importante, se si considera che la quota sale al 36,8% tra gli uomini (oltre un laureato su tre) e scende al 17,0% tra le donne (una laureata su sei). La quota di laureati in discipline STEM è simile nel Centro e nel Mezzogiorno (23,7% e 23,0%, rispettivamente), mentre è più elevata (26,6%) nel Nord.

Tuttavia, la quota di 25-34enni con un titolo terziario nelle discipline STEM in Italia è simile alla media Ue22 (i paesi dell’Unione europea membri dell’OCSE, 25,4% nel 2018) e al valore del Regno Unito (23,2%), è invece inferiore al valore di Francia (26,8%) e Spagna (27,5%) e piuttosto distante dalla Germania
(32,2%).

Tale risultato, bisogna osservare, è conseguenza di quanto detto per la componente maschile: in tal caso il divario varia dai 6 punti con la media Ue-22 e con il Regno Unito ai 13 punti con la Germania.

Per la componente femminile, invece, l’incidenza delle discipline STEM in Italia è persino superiore a quella registrata nella media Ue22 e negli altri grandi paesi europei. Questo risultato deriva dal maggiorpeso relativo di lauree STEM nell’area disciplinare di scienze naturali, matematica e statistica, ma anche di ingegneria.

Pochi docenti di matematica e il concorso STEM

Bianchi ha chiaro quale sia il problema del presente, a suo modo di vedere: nella scuola italiana mancano i docenti di matematica. Perchè non tutti i laureati in questa disciplina e nelle Stem in generale entrano a scuola.

Ecco allora che secondo il Ministro bisogna rendere da un lato maggiormente appetibile l’insegnamento delle discipline scientifiche e dall’altro  “accompagnare i ragazzi fin dalla scuola media con l’orientamento – ha aggiunto – per permettergli di trovare la loro vocazione e anche illustrargli come la cultura scientifica sia ormai una parte fondante della nostra vita“.

Nell’immediato la prima mossa è stata l’indizione del concorso docenti STEM di questa estate a cui seguirà un’altra procedura ordinaria da avviare entro il 2021. Proprio in questi giorni sindacati e Ministero stanno discutendo proprio su questo.

Discipline STEM dalla scuola primaria

Ma l’azione di Bianchi, come dicevamo, guarda ai prossimi anni. Ecco perchè con i fondi del Pnrr si sta strutturando un sistema che possa far “entrare” le discipline STEM già alla scuola primaria.

Da un lato tramite processi per la formazione dei docenti, cui farebbe capo un sistema di autovalutazione chiamato ‘Selfie‘: gli insegnanti potranno verificare il proprio livello di ‘competenza pedagogica digitale’ e svilupparla ulteriormente, in base a quanto prevede il quadro comune di riferimento europeo delle DigCompEdu (digital competence framework for educators), basato sul lavoro condotto dal centro di ricerca “Joint Research Centre” della Commissione europea. In tale quadro ci sono 22 competenze digitali, ognuna declinata in 6 livelli di padronanza, emulando i sei livelli di competenza per la lingua straniera. (A1, A2, B1, B2, etc.) del Qcer. Tuttavia, bisogna evidenziare che le competenze digitali si fondano anche sulla conoscenza dei software per la scrittura e il calcolo, che ormai contemplano tutti i campi disciplinari, dall’arte alla scienza.

Dall’altro lato, secondo quanto riporta la missione Istruzione e Ricerca del Pnrr, l’intervento sulle discipline STEM – comprensive anche dell’introduzione alle neuroscienze – agisce su un nuovo paradigma educativo trasversale di carattere metodologico.

Lo scopo è quello di creare nella scuola la “cultura” scientifica e la forma mentis necessaria ad un diverso approccio al pensiero scientifico, appositamente incentrata sull’insegnamento STEM (es.: IBL Inquiry Based Learning, Problem Solving, ecc.), con ricorso ad azioni didattiche non basate solo sulla lezione frontale. La particolare attenzione posta nel realizzare l’azione descritta è dedicata anche a raggiungere il pieno superamento degli stereotipi di genere.

La misura, si legge ancora sul documento – mira a promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione, con particolare riguardo verso le pari opportunità.

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