Bianchi prepara la riforma per diventare insegnanti nei prossimi anni. Ma che ne sarà dei docenti precari?

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Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, martedì 30 novembre, presenterà insieme alla Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, alla Ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e alla Ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, le prime misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) relative al settore Istruzione. Fra queste c’è quella relativa al reclutamento insegnanti. Resta aperta la questione precari.

Nell’ambito del suo intervento a Job&Orienta 2021, Patrizio Bianchi ha elencato proprio il reclutamento fra le riforme da attuare entro fine anno.

Come si diventerà insegnanti nei prossimi anni

Già si conosce il piano di massima, annunciato nelle settimane scorse: per diventare insegnante nei prossimi anni bisognerà abilitarsi, ovvero si dovranno acquisire 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio, per dare un “primo assaggio” pratico alla professione docente.

Chi avrà ottenuto l’abilitazione con i 60 crediti potrà accedere ad un concorso che sarà comunque semplificato, anche nell’ottica della riforma dei concorsi pubblici voluti dal Ministro della Pubblica amministrazione Brunetta.

Un concorso che dovrebbe essere strutturato con una sola prova scritta a risposte chiuse.

Chi supera il concorso passerà all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. Se questa risulterà essere positiva si avrà la conferma in ruolo.

Dunque il 30 novembre Bianchi scoprirà le carte e anticiperà quanto sarà previsto sul reclutamento in un decreto di fine anno dedicato proprio alle riforme del Pnrr.

Cosa succederà ai precari?

Quello che al momento resta nascosto è una soluzione per il precariato: come abbiamo già riferito, nello scorso incontro del 9 novembre, alcuni esponenti politici hanno convenuto sulla necessità di aprire un dialogo sulla questione, dato che vede il favore, da sempre, delle forze di maggioranza di Lega e Fratelli d’Italia, oltre ad alcuni esponenti del PD. E anche dell’intero appoggio dei sindacati della scuola.

La famosa fase transitoria per i precari, che dovrebbe prevedere un’assunzione per titoli e servizio dei docenti con almeno tre anni di esperienza, al momento non trova riscontro ufficiale ma il Governo non potrà ignorare il tema, considerando i numeri sempre esagerati di supplenti che ogni anno portano avanti la scuola. Sono migliaia gli insegnanti che ogni anno lavorano con contratto a tempo determinato e che non hanno avuto la possibilità di acquisire l’abilitazione a causa dell’assenza di percorsi abilitanti ad hoc. Motivo per cui questi docenti hanno avuto precluse molte possibilità di stabilizzazione. Ultima in ordine temporale l’assunzione straordinaria della scorsa estate, che vedeva l’immissione in ruolo dei docenti da Gps di prima fascia, ovvero gli abilitati. Immissioni in ruolo che non hanno raggiunto numeri elevati, almeno su posto comune, proprio per lo scarso numero di docenti abilitati nelle graduatorie.

 

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