Bianchi: “Non c’è nessun balletto delle supplenze. Abbiamo lavorato per fare tutto prima del primo settembre, non dopo come si faceva un tempo”

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Il sorriso dei ragazzi è “la soddisfazione più grande, perché il primo giorno di scuola è una festa”. Così il ministro per l’Istruzione Roberto Bianchi ai microfoni di Rainews 24.

“L’eredità dal governo di questi anni di pandemia? Penso sia l’obbligo di continuità nei confronti dei ragazzi. Noi lasciamo una situazione con uno straordinario intervento di investimento permesso dalla UE: un piano di scuola digitale da 4,9 miliardi di euro. Questo significa che anche nella più remota scuola di montagna la banda larga farà della scuola il punto centrale”.

 “Lasciamo un intervento sugli asili nido che mette in evidenza l’attenzione sui bambini e le famiglie nella fase delicata del post pandemia ma anche in relazione alla caduta demografica”. 

“Credo che i sindacati abbiano lanciato una provocazione per riportare la scuola al centro dell’attenzione. Ma noi abbiamo lavorato per fare le supplenze prima del primo settembre, non dopo come si faceva un tempo”. 

“Non c’è nessun balletto delle supplenze abbiamo 801mila insegnanti e di questi 91mila sono insegnati di sostegno in deroga, ossia insegnanti che sostengono i bambini in difficoltà e si chiamano ‘in deroga’ perché devono essere fatti anno per anno”.    

Poi “abbiamo un tema di 25mila insegnanti che stanno concludendo il concorso. Noi abbiamo fatto 7 concorsi in un anno e mezzo – ha ricordato Bianchi – abbiamo assunto 61mila insegnanti l’anno scorso, 50mila più 25mila li assumeremo entro fine anno e poi l’impegno con l’Europa è di assumerne altri 70mila per l’anno prossimo”.    

“Non c’è un problema di cattedre ci sono 40-44mila supplenti ossia il 5% del totale, sono insegnanti che coprono quelle naturali e necessarie situazioni di chi è in malattia, maternità o svolge altra attività politica e sindacale”. 

La via maestra “è fare i concorsi e continuare in questo lavoro che abbiamo fatto ossia di riportare l’idea che per entrare nel pubblico impiego serve il concorso”, ha sottolineato il ministro.

Infine sulla didattica a distanza, il ministro ha ricordato come nei momenti dell’emergenza quanto sia stata importante “perché ha tenuto unite le classi e agganciati i nostri ragazzi. In altri Paesi questo non lo hanno fatto e lì le perdite sono state veramente molto pesanti. Oggi torniamo in presenza, vogliamo rimanere in presenza e lavoreremo per questo. Ma lavoreremo anche per una didattica più compartecipata, più di laboratorio e più all’aperto”.

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