Bianchi: nella nuova scuola più matematica. Concorsi docenti a cadenza regolare e percorso chiaro all’università

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“Nel momento più difficile abbiamo iniziato a costruire la scuola del futuro”. Così ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenendo al convegno del Sole 24 Ore “La scuola del futuro” per discutere della ripartenza e del rilancio della scuola, dopo lo stop provocato dalla pandemia.

Il ministro ha comunque ricordato che la scuola dei più piccoli è stata fatta quasi sempre in presenza e che gli ultimi esami sono stati fatti in presenza. “Lavoriamo per recuperare non solo la competenza, ma anche l’amicizia, la fraternità”, ha detto ancora, sottolineando che la scuola del futuro avrà più laboratori, non soltanto di scienza, e soprattutto più condivisione della conoscenza. Ci sarà più matematica, intesa non soltanto come calcolo “ma come capacità di astrarre e sperimentare”. La nuova scuola avrà comunque “radici solide, fatte sulle grandi esperienze”. E in Italia sono già stati fatti tanti esperimenti. “E’ ora di diffonderli e farli diventare generali, uno strumento di recupero anche per evitare le disparità dei territori che segnano il nostro Paese”, ha dichiarato.

Cadenza regolare concorsi

“La riforma della didattica si fa con il personale e i dirigenti: dobbiamo formare gli insegnanti, non solo i nuovi ma anche riqualificare quelli che abbiamo, dando più spessore organizzativo alla scuola. Stiamo scrivendo l’atto di indirizzo per i contratti” su questi punti. “Abbiamo fatto quasi 60 mila assunzioni in ruolo e completeremo i concorsi ordinari, ridisegneremo la modalità per dare cadenza regolare ai concorsi ma bisogna avere un percorso più chiaro a livello universitario per chi vuole fare l’insegnante”, ha detto ancora Bianchi.

Brugnoli: crescita dipende da investimenti capitale umano

“La crescita arriva dagli investimenti e dal capitale umano, ovvero il fatto di avere un’adeguata formazione aderente alle necessità costanti e al continuo cambiamento che c’è all’interno delle nostre imprese. La scuola del futuro è veramente una sfida del nostro Paese, di come vogliamo avere l’istruzione, così come fanno i nostri competitor; parlo di Cina, di Stati Uniti, di India, fucine di grandi talenti dove hanno programmi sulle istruzioni ultradecennali. Con il PNRR è evidente che abbiamo una grandissima opportunità di investimento per i nostri giovani. Dobbiamo cercare di investire questi denari che arrivano dal PNRR in maniera molto importante”. Si esprime così Giovanni Brugnoli, Vice Presidente Confindustria Capitale Umano, anch’egli intervenuto oggi all’evento del Sole 24 Ore.

“Gli ITS sono per noi sicuramente una seconda gamba identificativa e con una reputazione molto importante, differente rispetto a quella universitaria, non deve essere presa come una formazione di serie B – ha proseguito Brugnoli -. Dall’altra parte non dimentichiamoci che noi nelle classifiche internazionali siamo i penultimi molto spesso gli ultimi per quanto riguarda soprattutto le lauree Stem. Noi su questo abbiamo cercato con i “progetti steamiamoci” di far integrare le lauree e le discipline stem anche ad una platea femminile, che non sovente si approccia a queste materie, e d’altra parte abbiamo fatto un progetto per portare dei luoghi fisici che si chiamano “Stem Space” proprio all’interno delle scuole medie, perché lì è la traiettoria della scelta per il proprio futuro. Vogliamo con questi “Stem Space” far capire ai ragazzi, ai docenti e alle famiglie che approcciarsi al mondo dell’industria è innovazione e saper fare”.

Anp: rivoluzionare modo di fare lezione

“Bisogna cambiare modo di fare lezione oltre a quello frontale – ha detto il presidente nazionale di Anp Antonello Giannelli presente all’evento “La scuola del futuro” -. Se abbiamo ragazzi disinteressati e demotivati, dobbiamo riuscire a coinvolgerli. Le risorse vanno usate per pianificare nuove attività, siamo alle porte della stagione contrattuale si può pensare alla formazione, in passato si è lasciato lo status quo. Per i sindacati è quasi un successo ottenere che i docenti non siano costretti a fare formazione ma si può trovare qualche sistema incentivante. Bisogna rivoluzionare il modo di fare lezione, bisogna compiere il salto da un sistema autoritario (noi siamo in mezzo al guado e qualcuno è nostalgico di questo sistema) ad uno autorevole, come quello finlandese”.

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