Bianchi: “La scuola esca dalle quattro mura e si integri con il territorio. Costruiamo insieme il futuro”

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“Abbiamo fatto tutti gli esami in presenza, i bambini piccoli sono sempre rimasti in presenza e la scuola d’estate ci ha permesso di recuperare un milione 650mila ore di didattica e sperimentare la scuola del futuro. Una scuola più sperimentale, più laboratorio, con più condivisione della conoscenza. Noi in questo periodo, molto duro, abbiamo comunque imparato moltissimo. Abbiamo cominciato a costruire la scuola del futuro nel momento più difficile”.

Così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenendo al forum del Sole24Ore sulla Scuola del futuro.

“È stato un fardello pesante – ha sottolineato – su cui riflettere attentamente. Perché anche i momenti più duri sono momenti in cui noi possiamo apprendere e fare nostro, quindi imparere cose per il nostro futuro. Qunidi è proprio nel momento più difficile che abbiamo imparato a costruire la scuola del futuro. Noi riusciremo a incidere con il lavoro che stiamo facendo tutti insieme. La scuola del futuro nasce mettendo insieme le esperienze che stiamo facendo da molti anni. Una didattica tra quattro mura è una didattica costretta. Abbiamo bisogno di tanti laboratori, non solo scientifici, ma anche di scrittura, di lingua di matematica, di scrittura. La scuola del futuro ha come prima cosa il principio della condivisione dei saperi; in secondo luogo è una scuola nella quale si sperimenta di più, scienza, ma anche sostenibilità, la matematica come capacità di astrarre e sperimentare. La capacità soprattutto di uscire dalla scuola. La scuola che esce dalle quattro mura e si integra di più con tutto il territorio”.

“Una scuola nuova – ha aggiunto – che ha però radici ben solide nelle grandi esperienze che sono state fatte. Abbiamo fatto molti esperimenti nel nostro Paese Italia dobbiamo diffonderli e farli diventare strumento di recupero di quella che è ormai inaccettabile disparità tra i territori. Io immagino una scuola in cui si condividono le esperienze, anche del digitale, per permettere l’uso critico di questi”.

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