Bianchi: “La scuola è in presenza, ma niente caccia alle streghe sulla Dad”

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“Il covid ha imposto la capacità di usare il digitale. Ma è partita l’onda irrazionale di caccia alla strega della dad. Credo che noi con coscienza e scienza dobbiamo essere attenti nel capire cosa è successo e come potere andare avanti. L’alternativa alla dad era l’assenza. Va riconosciuto il grande sforzo dei docenti a mantenere relazioni con gli studenti”.

Lo dice intervenendo agli Stati Generali della Scuola Digitale 2021, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che aggiunge: “Abbiamo voluto tornare in presenza riprendendo la visione avanzata già da questi Stati generali”, l’uso degli strumenti e la formazione delle persone all’uso. Uno sforzo per il quale nel Pnrr sono stati allocati 2 miliardi e 800 milioni.

“Il dibattito sugli stati generali del digitale, è finalizzato a capire quale scuola avere nell’epoca della digitalizzazione e coincide con la fase in cui l’altra enorme sfida è quella del cambiamento climatico”.

Poi aggiunge: “I paesi si dividono fra chi è in condizione di usare a meglio le tecnologie digitali in funzione anche di sostenibilità sociale ed economica e chi non è in grado di farlo”.

“Infrastrutturare il paese” e “formare tutti i cittadini” al digitale sono “l’azione straordinaria necessaria a dare all’Italia una ripresa che possa garantire nuova occupazione e solidarietà sociale fra i giovani”, una questione fondamentale per lo sviluppo democratico del Paese.

“Ieri ho avuto la fortuna di stare con il Santo Padre, che mi ricordava la necessità di costruire una grande alleanza globale per l’educazione. Ricordava la sua iniziativa di scuole di senso, legate a trasmettere skills non cognitive, competenze affettive”.

“La scuola digitale – ha detto ancora Bianchi – ha anche questo compito, non solo permettere a ciascuno con capacità pratiche ma anche insegnare a trattare i dati, a gestire i dati e la stessa iA con tutte le connotazioni etiche perché è ormai divenuta un elemento su cui ragionare. Dobbiamo partire fin dalla suola primaria, fin dalla scuola dell’infanzia, è necessario introdurre elementi di coding, di tecnicalità analitica che possono essere introdotti con il gioco ma che devono essere sempre visti con quella capacità di coniugare scienza e coscienza”.

“Dobbiamo cominciare ad avvicinarci di più – ha aggiunto – ai due pilastri dei big data e dell’artificial intelligence, cioè la capacità di utilizzo di grandi dati che va dal prendere decisioni politiche ma anche quotidiane, per questo bisogna educare i nostri ragazzi alla gestione dei dati”.

Poi aggiunge: “La nostra Costituzione ricorda che i diritti della persona vanno coniugati con i doveri di solidarietà”, da considerare elementi fondanti.

“Gli stati generali per la scuola digitale ormai sono un punto di riferimento nel ricordare che adesso che il mondo sta risorgendo dalla pandemia dobbiamo fare fronte comune e dare continuità a quanto fatto finora – prosegue – In questa lunga fase riscopriamo i beni pubblici: io ne posso godere perché tutti ne possono godere”. Su questi beni
pubblici globali si ergono i pilastri della società: “salute, ambiente, istruzione”. “Bergamo è ancora il punto di eccellenza paese a cui tutti ci rivolgiamo”, ma “i comuni siano soggetto di progettazione sociale di cui la scuola ha bisogno”.

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