Bianchi: “La scuola d’estate è un ponte per l’anno prossimo. Per recuperare servono anni”

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La scuola d’estate è un ponte di progetti diretti “verso l’anno prossimo”. “Questo è il senso; servono anni per recuperare”. Lo dice il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Intervenendo al convegno online ‘Con i giovani protagonisti nella storia per la ripartenza‘ nel quale ha sollecitato la chiamata di tutti, scrive l’adnkronos, “ad un impegno collettivo per riproporre la scuola al centro dello sviluppo e della crescita del Paese insieme a tutte le forze sociali, anche i sindacati. Non perché dobbiamo immaginare che i problemi della scuola si risolvano semplicemente in fase negoziale. Ma perché immaginiamo sia necessario richiamare tutti a questo impegno collettivo per riporre la scuola al centro del Paese, al centro del suo sviluppo al centro della sua crescita“.

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Abbiamo anche l’idea e l’abbiamo scritto chiaramente nel Recovery Plan, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, che la scuola è il motore. E il motore – ha sottolineato – deve avere ben chiaro dove andare. Ecco, il Patto che stiamo scrivendo con le forze sociali è questo, un Patto di impegno reciproco per cogliere l’idea di un Paese che ritrova nella sua scuola il motore dello sviluppo. Questo è assolutamente fondante“. 

Bianchi ha encomiato il lavoro sinergico istituzionale messo in campo in Abruzzo con queste parole: “Fatene un caso nazionale“.

Il Ministro dell’Istruzione ha quindi ringraziato “per l’impegno ad aprire il nuovo anno ogni giorno, non il primo settembre“. “Difendete la metodologia. La ricerca pregevolissima, le riflessioni, il lavoro. Il patto per la scuola in Abruzzo diventi modello in tutto il Paese“. 

Bisogna avere l’umiltà di scambiare forze e debolezze“, ha esortato Bianchi. “La scuola è specchio di un Paese” che deve “riporre i giovani al centro della ripartenza” attraverso il ruolo di insegnanti che non siano solo “trasmissori di conoscenza“, “ma adulti di riferimento” di una popolazione di bambini, poi adolescenti, poi giovani che muta nel tempo. Attraverso un patto educativo “fatto anche in singole comunità a livello nazionale“, che poggia sull’autonomia scolastica. 

Ruolo che “richiede grande responsabilità, forte identità e capacità di percepire la scuola come luogo in cui si attribuiscono capacità critiche ai cittadini del nostro Paese“.

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