Bianchi insiste: meno classi, più qualità. Pacifico (Anief) replica: se non si riduce il numero di alunni in aula è tutto inutile

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Il ministro dell’Istruzione continua a parlare di riduzione delle classi e non del numero di alunni che vi stanno dentro.

Dopo averlo dichiarato a maggio, oggi il ministro Patrizio Bianchi lo ha ribadito sostenendo che “va ridotto il numero delle classi per aumentarne la qualità”. Replica Marcello Pacifico, presidente Anief: “Se si vuole aumentare la qualità della didattica non si possono lasciare in vita classi con oltre 20-25 alunni. Noi sosteniamo da anni che il modello da seguire è quello delle classi composte da non oltre 15 iscritti, con un numero di ore di scuola allungato e il ritorno alle compresenze già dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia, che andrebbe svolto assieme ai maestri della primaria per un avvicinamento graduale, metà ludico e metà formativo, alla scuola vera. Invece, ci ritroviamo con classi strapiene di alunni, non di rado anche con più di un alunno disabile al quale vengono sottratte indebitamente pure le ore di sostegno previste dal Pei. La denatalità potrebbe diventare un’opportunità importante per cambiare in meglio la fisionomia della scuola: servono però obiettivi chiari da prefissare, quelli che ad oggi non mi sembra che abbiano fatto propri dalle parti di Viale Trastevere”.

“L’amara verità – continua Pacifico – è che gli investimenti dei prossimi anni per il comparto Istruzione sono in riduzione: lo dice l’ultimo Documento di Economia e Finanza, sul quale si sono detti contrari pure i parlamenti delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. Per noi risulta fonda mentale, quindi, avere classi da non più di 15 alunni e tornare agli organici precedenti al DPR 81/2009. Solo in queste condizioni si potrebbe davvero combattere la dispersione e rispettare i parametri che garantiscono la sicurezza negli ambienti chiusi. Pensare, con il Covid che ancora ci circonda, di mantenere classi da 25-30 alunni in aule di 35 metri quadrati rappresenta invece un’operazione di conservatorismo puro all’insegna del ‘cambiare tutto per non cambiare nulla’”.

LE PAROLE DI BIANCHI

Intervenendo alla seconda giornata di lavori della convention organizzata da Anci per fare il punto sull’attuazione in Italia del piano Next Generation Eu, Bianchi ha detto che è necessario “ripartire dall’indice di dispersione scolastica, in media in Italia leggermente superiore rispetto al livello europeo ma con regioni come la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Sardegna con indice di dispersione altissimo, che in alcune periferie urbane tocca circa il 30%”. Il ministro ha giustamente ricordato che il fenomeno dell’abbandono della scuola è stato amplificato “dalla pandemia che ha colpito in modo diverso chi era in condizioni di forza e chi in condizioni di debolezza, esasperando le fragilità”.

Dunque, ha continuato il ministro, “se non si è in grado di intervenire sulle capacità formative, aumenterà il divario tra chi è in grado di dominare le nuove tecnologie e chi non lo è”. Per Bianchi bisognerà ridurre “la dispersione scolastica” migliorare “nella formazione degli insegnanti” e dare spazio alle riforme, a partire da quelle “sulla scuola tecnica e professionale e dell’orientamento”. Sulla denatalità, infine, il ministro ha spiegato che “è un trend che si può invertire con azioni di sviluppo che sostengono di più le nostre famiglie, che abbiano un atteggiamento chiaro in termini di accoglienza”.

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