Bianchi: “Gli insegnanti non sono gli amici dei ragazzi”

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“Dobbiamo dare molta più attenzione agli insegnanti, a come si preparano al loro ruolo come adulti di riferimento. Gli insegnanti non sono gli amici dei ragazzi ma gli adulti che li aiutano a diventare grandi. L’orientamento deve iniziare da subito ed è la capacità di accompagnare i ragazzi nella loro crescita che è sempre più difficile”.

Così il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervenuto ad un convegno “La scuola: quale futuro dopo la pandemia” organizzato dalla Fondazione Golinelli.

“La sfida della nostra scuola – ha proseguito il ministro – è essere aperta, inclusiva e gratuita. Non dappertutto è così: non è così per esempio negli Stati Uniti dove scuola e sanità non sono beni pubblici, aperti a tutti. Tutti noi parliamo male della nostra scuola ma le sperimentazioni in atto sono straordinarie e dimostrano che è una scuola viva ed è presa come riferimento da molte scuole nel mondo. All’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’educazione la frase iniziale è stata: tutti i sistemi educativi del mondo sono in crisi perché siamo in un mondo in profonda trasformazione. Non siamo più sicuri che il modo in cui noi abbiamo studiato sia l’unico per poter apprendere e imparare. Bisogna fare più esperienze di vita, di famiglia, di comunità locale, di territorio, un tempo i giovani avevano luoghi in cui ritrovarsi: parrocchie, partiti, ritrovi di calcio che oggi o latitano o sembrano parte di un sistema per cui anche i nostri figli sono in un tempo del tutto incasellato. Bisogna riconquistare il tempo e la capacità di pensare che c’è un tempo per ogni cosa”

Infine, il ministro ha ragionato sul fatto che l’Italia “vede una caduta demografica imponente ed una immigrazione altrettanto imponente. La scuola dovrà insegnare a vivere insieme venendo anche da storie diverse, è un grande lavoro da fare”.

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