Bianchi: “Bene Ursula von der Leyen. ‘I care’ è appello a responsabilità comune”

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“Accolgo con grande entusiasmo le parole della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell’Unione. Don Milani, con la scuola di Barbiana, è uno dei grandi modelli educativi della scuola italiana che ha lasciato un segno costruttivo nella nostra comunità – dichiara il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi -.

Con il suo esempio, la sua passione e la sua determinazione, ha tracciato una strada per parlare a quei giovani di cui nessuno si stava prendendo cura e ha dato loro gli strumenti per crescere, mostrando, nei fatti, che l’istruzione è per tutti e non solo per chi se lo può permettere”.

“Anche oggi ci troviamo di fronte a un’emergenza educativa che stiamo affrontando, come singoli e come europei, anche attraverso le risorse destinate dal Recovery Fund. Sostengo quindi con orgoglio la proposta della Presidente von der Leyen che le parole di don Milani, ‘I care’, diventino il motto dell’Europa. È l’appello a una responsabilità comune, che trasformi questo ‘io’ in un ‘noi’”, conclude il Ministro.

Turi: nell’I Care di Barbiana le radici del nostro modello di scuola

Il modello italiano di solidarietà, di istruzione inclusiva, di responsabilità verso le future generazioni richiamato dall’Europa – osserva Pino Turi sottolineando l’esortazione di questa mattina della presidente Von Der Leyen sull’I Care di Don Milani.

Nel 2017, proprio a Barbiana – ricorda Turi – abbiamo fatto una iniziativa nazionale insieme agli altri sindacati per una ‘Scuola aperta a tutte e tutti’. Il nostro manifesto di allora lo definisce in chiave di modernità.

Non è un caso – aggiunge il segretario generale della Uil scuola – che i principi in esso contenuti siano gli stessi che abbiamo riproposto anche al ministro Bianchi.

Ancora una volta dobbiamo capire e saper riconoscere che la nostra cultura, punto di forza del nostro modello, rappresenta un esempio per gli altri paesi europei. Dobbiamo realizzare tutti che per la scuola nazionale di questo Paese, occorre investire tutte le risorse disponibili del Next generation UE e guardare, rispetto ai temi dell’istruzione, al Piano Nazionale in una ottica non di sudditanza ma di confronto utile rispetto a sistemi scolastici che non hanno le nostre radici culturali.

La direzione di marcia, per utilizzare le parole di Barbiana, è quella dei valori – sottolinea Turi – non quella del mercato.

La scuola è luogo di libertà e non di omologazione, La comunità educante si rafforza con l’autogoverno, con la democrazia, con la partecipazione e la condivisione. Ci sono voluti mesi per capire che gli interventi devono essere molteplici e diversificati. Se la scuola riparte, riparte il Paese ma è importante il modo: il modello culturale di riferimento e il modello di scuola a cui si guarda.

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